Caso ultras-bagarini: day by day, tutti i passaggi che riguardano la Juve

di Fabio Giambò |

Nelle ultime settimane sono tante le notizie e le ricostruzioni che si stanno rincorrendo nel mondo dell’informazione relativamente agli sviluppi ordinari e sportivi dell’indagine “Alto Piemonte” che ha portato al deferimento di Andrea Agnelli e della Juventus da parte della Procura Federale: un susseguirsi di pettegolezzi da giornaletto di gossip ancor prima che news di rilievo, con responsabilità a tratti neanche di chi dovrebbe informare la gente, ma di coloro che nella vita dovrebbero mettere da parte asti personale di qualunque natura, che siano di vita vissuta o semplicemente di matrice sportivo-calcistica, e che invece per lo meno in alcuni tratti pare abbiano perso il senso logico delle cose, come vedremo a breve.

Proprio in tale ottica si è pensato di fare ordine andando ad inquadrare i punti fondamentali della vicenda per raccontare a tutti la vera storia a tinte bianconere legata all’indagine Alto Piemonte portata avanti dalla Procura di Torino, ed in questi giorni anche oggetto all’attenzione della Commissione Parlamentare Antimafia, fermo restando quanto già analizzato qualche giorno fa sui possibili rischi che società e dirigenti bianconeri coinvolti corrono a riguardo, quadro immutato a fronte di ciò ad oggi noto.

Di seguito, dunque, riporteremo in ordine cronologico inverso tutti quei passaggi utili per seguire lo sviluppo della vicenda con cognizione di causa, come onestà intellettuale impone.

 

 APRILE 2017 
 Giorno 21 

Come lasciato intendere già nelle scorse settimane dall’avvocato Domenico Putrino, legale di Rocco Dominello, il presidente della Juventus Andrea Agnelli sarà chiamato a testimoniare nel processo “Alto Piemonte” attualmente in corso a Torino: la decisione è stata presa da Giacomo Marson, gup del procedimento, che ha accolto appunto le richieste di Putrino. Verrà ascoltato anche Loris Grancini, uno dei capi-ultras citati da Agnelli in una delle intercettazioni che tanto hanno dato da discutere nelle scorse settimane. Secondo l’accusa, si ricorda, Dominello avrebbe tentato di gestire il businesse del bagarinaggio sfruttando la sua posizione relativamente alla vicinanza con la ‘ndrangheta, circostanza negata dalla difesa dell’imputato.

 Giorno 20 

Come riportato da La Repubblica stamane, il procuratore di Genova, Francesco Cozzi, è stato ascoltato oggi dalla Commissione Parlamentare Antimafia relativamente all’indagine sul rapporto fra ultras e società di Serie A. A commentare l’audizione ci ha pensato Marco Di Lello, segretario della stessa Commissione: “Cozzi ha confermato una nutrita presenza di pregiudicati ed esponenti della malavita nel tifo organizzato del Genoa calcio. Le modalità di comportamento si avvicinano molto a quelle delle organizzazioni di tipo mafioso. Abbiamo anche ricevuto conferma di “rapporti promiscui” dei tifosi pregiudicati con i calciatori, spesso mediati dalla società. Il Genoa in questo caso non appare del tutto estraneo a quel che accade. La situazione è più tranquilla sul fronte doriano, seppur non idilliaca. Il quadro è sempre lo stesso e si conferma la bontà della nostra indagine. Penso che sarà importante anche per la giustizia sportiva ripensare il daspo che da solo non è bastato per ridurre la presenza della malavita e prevenire tali fenomeni. Per chi ama il calcio è anche motivo di dolore perchè è un quadro sempre più preoccupante ed un fenomeno profondamente diffuso, la presenza della malavita nelle curve è intollerabile. Dobbiamo avere la forza di vietare le scommesse nel calcio minore, dalla serie C in giù”.

 Giorno 14 

Non solo Juve, nel mirino della Procura Federale entra da oggi anche il Napoli: a seguito dell’audizione del sostituto procuratore della Dda napoletana Enrica Parascandolo presso la Commissione Parlamentare Antimafia, il procuratore Giuseppe Pecoraro ha deciso di aprire un’indagine anche sui rapporti fra la società di De Laurentiis e gli ultras del San Paolo.

La tesi della Parascandolo, però, lascerebbero pensare più ad un rapporto fra gli ultras ed alcuni giocatori più che con la dirigenza: “Clan con rapporti di vicinato se non di alleanza vanno allo stadio nella stessa curva, clan rivali in curve diverse. Esiste una forma di controllo, come per tutte le attività, da parte della camorra, non mi sento di escluderlo, ma questo non vuol dire che le curve siano appannaggio dei clan o che i clan condizionino la gestione o la vendita dei biglietti. Nel recente passato, però, l’intervento di Antonio Lo Russo (poi diventato collaboratore di giustizia, n.d.r.) permise di esporre uno striscione a tutela di Lavezzi, in cambio della garanzia da parte del calciatore che non sarebbe andato a giocare in squadre italiane come la Juve.

 Giorno 7 

Dopo i tanti pettegolezzi di queste settimane, a prendere la parola per esprimere un forte parere autorevole è Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, che così si è espresso sul caso-biglietti che ha portato al deferimento della Juventus e del suo presidente Andrea Agnelli: “Il problema è oggettivamente preoccupante, ma non mi piace l’idea di dire adesso che il problema del Paese sono diventate le curve della Juventus. Il tema delle infiltrazioni non mi meraviglia più di tanto, ci sono in tante altre squadre, io stesso scrissi un libro relativamente alle curve del Napoli: la presenza della criminalità è purtroppo un dato strutturale”.

 Giorno 8 

Indiscrezioni odierne riportate da La Repubblica relative all’udienza dei pm della Procura di Torino (avvenuta qualche settimana fa) che si stanno interessando all’inchiesta Alto Piemonte: Paolo Toso e Monica Abbatecola avrebbero svelato un’interessante novità relativamente al rapporto fra la dirigenza della Juventus e Rocco Dominello, novità secondo la quale gli uomini di Corso Galileo Ferraris erano consapevoli del peso di Dominello sugli ultras, ma non sui suoi rapporti con la ‘ndrangheta. Di seguito quanto riportato dal quotidiano e attribuito ai due procuratori: “Che Dominello era capace di tacitare le pretese di gente che negli anni passati si accoltellava per i biglietti è qualcosa di cui la Juve era consapevole, ed è questo che la procura federale contesta, ma non è sostenibile una consapevolezza di rapporti con la ‘ndrangheta. Questa consapevolezza emerge dagli incontri con il d.g. Marotta relativamente al suo disturbo per il provino di un parente di una famiglia ritenuta ‘ndranghetista, compito di cui non si occupa di norma direttamente lo stesso d.g., come da lui ammesso. Si è parlato della cena raccontata da Calvo a cui ha partecipato il padre di Rocco: si può accusare qualcuno di concorso esterno sulla base di una cena? No, non è su questo che si possono fare processi.

Nel frattempo, stando a quanto riportato da La Stampa, la prossima settimana, facendo da eco alle parole di Malagò di cui parlavamo nella giornata di ieri, si terrà un incontro fra il procuratore Pecoraro e il presidente della Figc: Tavecchio chiederà chiarimenti dopo gli ultimi sviluppi, e ribadirà un concetto che si sta facendo sempre più forte, e cioè di andare avanti se opportuno nel contestare la violazione dell’art.12, ma di evitare di continuarea ad alimentare ciò che potrebbe trovare sfogo in un processo mediatico da evitare con forza.

 Giorno 6 

Forte presa di posizione del presidente del Coni Giovanni Malagò nei confronti del procuratore federale Figc Giuseppe Pecoraro; queste le parole del numero uno dello sport italiano ai microfoni di SportFace: “Qualcosa che non quadra c’è indubbiamente, è indispensabile che Pecoraro chiarisca bene affinché non ci siano equivoci: è nel suo interesse, ma anche nell’interesse di tutto il sistema. Se c’è stata qualche interpretazione sbagliata non posso dirlo, non conosco gli atti, per questo vanno evitati giudizi sennò si rischiano brutte figure: un argomento così delicato va lasciato nelle mani di chi sa”.

 Giorno 5 

L’argomento del giorno, e cioè l’audizione del procuratore federale Giuseppe Pecoraro davanti alla Commissione Parlamentare Antimafia, abbiamo deciso di trattarlo separatamente come importanza richiedeva: Pecoraro-bis: nessuna prova lega Agnelli a Dominello. Oltre a quanto raccontato, però, c’è un’ulteriore succulenta novità: a piovere sulla testa di Pecoraro arriva anche la smentita di Armando Spataro, procuratore capo a Torino, che così si è espresso dopo essere stato chiamato in causa: “Il nostro ufficio si è limitato alla trasmissione degli atti richiesti dalla procura federale, senza esprimere alcuna interpretazione al riguardo” (fonte Ansa).

La scomodissima posizione del procuratore federale trova evidente manifestazione nella precisazione pubblicata in serata sul sito della Fic: “Il Procuratore federale Giuseppe Pecoraro, in relazione all’audizione odierna presso la Commissione Antimafia, precisa quanto segue: <<Nel corso dell’audizione non ho attribuito alla Procura di Torino alcuna interpretazione in ordine alle intercettazioni trasmesse alla Procura Federale>>”, ennesima auto-smentita che qualifica ancora di più il ragionamento di chi ha deciso deliberatamente di fare la guerra alla Juve.

 Giorno 4 

La strategia processuale di Rocco Dominello nell’inchiesta Alto Piemonte è stata resa nota dall’avvocato Ivano Chiesa, suo difensore: “Chiederemo il rito abbreviato, e dunque valutaremo se chiedere la testimonianza di un solo dirigente della Juventus, forse lo stesso Andrea Agnelli”.

 Giorno 1 

Restare dietro a tutte le voci e le news che riguardano ciò che stiamo trattando ormai da settimane sta diventando opera abbastanza difficile, ma proviamo comunque a riassumere sempre i passaggi più significativi della vicenda.

Partiamo dall’aspetto più importante di giornata: sembra che l’audizione del Procuratore federale davanti alla Commissione Parlamanetare non verrà desecretata, come richiesto a gran voce dalla Juventus, ma Pecoraro verrà comunque richiamato per chiarire quanto sostenuto in precedenza. Ci sarebbe già la data: mercoledì 5 aprile Pecoraro comparirà di nuovo per essere ascoltato dalla Bindi ed il suo gruppo. Secondo La Repubblica, inoltre, la Commissione calendarizzerà a breve l’audizione di Andrea Agnelli, solo dopo l’attenzione verrà spostata su altre piazze come Roma (le intimidazioni degli ultras giallorossi a Totti, De Rossi e De Sanctis dopo la sconfitta contro la Fiorentina nel 2015) e Napoli (presenza di Lo Russo a bordo campo al San Paolo).

In ambito prettamente sportivo, invece, il processo alla Juve, ad Agnelli ed agli altri dirigenti bianconeri partirà a fine maggio: molto probabilmente Pecoraro chiederà una condanna a tre anni di inibizione per il presidente, pene addirittura più severe per Calvo, Merulla e soprattutto D’Angelo. Secondo Il Messaggero, addirittura, la Procura Federale starebbe pensando a richiederne la radiazione, anche se – come da nostra ricostruzione – questo passaggio non sarebbe previsto dal Codice di Giustizia Sportiva stando a quanto contestato ai deferiti in questione.

Altro passaggio odierno di particolare interesse è relativo al presunto provino realizzato dal figlio di un soggetto orbitante intorno alla cosca Pesce-Bellocco: due rappresentanti della tifoseria bianconera (Rocco Dominello e Fabio Germani) avrebbero esercitato pressione su Giuseppe Marotta, d.g. della Juve, affinché questi si occupasse in prima persona di tale questione. Questa circostanza, secondo Pecoraro (fonte: Libero) dimostrerebbe il forte legame fra Dominello e i vertici societari: a riguardo di ciò due sono i particolari evidentemente sfuggiti al Procuratore. Eccoli:

1) non si capisce come si manifesterebbe la pressione degli ultras sulla dirigenza bianconera in questo contesto considerando che il ragazzo “provinato” non è stato poi tesserato;

2) Giuseppe Marotta, rappresentante della società in questa circostanza, non è stato deferito da Pecoraro.

 

 MARZO 2017 
 Giorno 31 

Quotidiana dose di accuse più o meno senza filtri stavolta dalle colonne de La Repubblica, lì dove si sostiene che “la Juve ha concesso biglietti favorendo il bagarinaggio per garantirsi il controllo della curva”, messo quasi come fosse un fattore marginale il fatto che tutto ciò che riguardava la concessione dei tagliandi agli ultras fosse fatto sotto la supervisione delle forze dell’ordine.

La notizia di giornata, però, la regala ancora una volta Marcello Taglialatela, deputato FDI e componente della Commissiona Parlamentare Antimafia che più volte negli ultimi giorni si era lasciato andare con dichiarazioni che mal si conciliano col suo ruolo. Questo quanto comunicato dallo stesso proprio alcuni istanti fa: La strumentalizzazione che c’è stata, soprattutto sui social media, della presenza dei vertici della società Juventus nella Commissione parlamentare antimafia, le battute che mi sono state strappate da un’emittente radiofonica e quelle, completamente inventate, che sono seguite nei giorni successivi, m’inducono a chiarire alcune cose: non ho mai chiesto la convocazione dei vertici della società bianconera in commissione; non ho posto domande al legale suo nel corso dell’audizione; non ho chiesto la convocazione del presidente Agnelli; ho profondo rispetto per tutte le tifoserie calcistiche e sportive e, se fosse stato percepito un mio comportamento ostile preconcetto chiederei scusa a chi si è sentito offeso. Ma ad evitare che la gente di fede bianconera, anche elettori di FDI, sulla scorta di quanto narrato in queste ore possa non sentirsi garantita dalla mia presenza in commissione, anche dopo essermi consultato con il presidente Meloni e il capogruppo di FDI Rampelli ho deciso di non partecipare ad alcuna riunione che fosse convocata dalla presidente Bindi con all’ordine del giorno le vicende della società juventina. Continuerò con orgoglio a svolgere il mio lavoro in questa commissione d’inchiesta per contrastare la criminalità organizzata, la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta, la sacra corona unita, a scrivere nuove pagine sulle collusioni con il potere e con pezzi dello Stato”.

Pare evidente che qualcuno si sarà probabilmente permesso (diciamolo chiaramente: è arrivata una tirata d’orecchie!) di fargli notare di aver esagerato con prese di posizione rischiose anche solo per un discorso di convenienza legato all’elettorato, senza considerare qualche passaggio ambiguo evidenziato come se qualcuno avesse inventato le sue parole: per sfortuna del politico citato, però, ci sono audio ben chiari che espongono chiaramente il suo pensiero, e l’autore degli stessi gli assomiglia terribilmente.

Nota a margine (ma neanche così tanto a margine): come accennato nell’aggiornamento del 29 marzo, uno dei punti forti dell’accusa di Pecoraro riguarderebbe la consapevolezza di Andrea Agnelli dei contenuti degli striscioni e dei petardi introdotti allo Juventus Stadium in occasione del derby del febbraio 2014. E’ doveroso ricordare che la società bianconera, con Andrea Agnelli in testa, hanno fortemente collaborato con le forze dell’ordine per individuare, e dunque procedere secondo il dovuto iter burocratico, gli ultras responsabili. A proposito si legga la circostanziata ricostruzione che spiega bene la cronistoria di quest’altra accusa evidentemente dalle basi poco solide.

 Giorno 29 

Le gole profonde delle Procure continuano a colpire e lasciare il segno, ed è così anche nello spinoso caso che ormai stiamo seguendo quotidianamente: nell’atto di deferimento della Procura federale (finito nelle mani di questo o quell’altro giornalista) nei confronti di Andrea Agnelli e gli altri dirigenti bianconeri, infatti, ci sarebbe anche un’intercettazione che dimostrerebbe la conoscenza da parte del presidente dei contenuti degli striscioni introdotti dalla tifoseria bianconera in occasione del derby con il Torino, il famoso “Solo uno schianto” con chiaro riferimento alla strage di Superga. La telefonata è del 25 febbraio 2014, è D’Angelo che parla con Ciccio Bucci confidandogli la presunta rabbia del presidente: “Ale, sei un cuccio, ti hanno beccato”, riferendosi ad una ripresa di una telecamera che immortalava il momento in cui i due interlocutori al telefono introducevano striscioni e petardi – conservati in uno zaino – all’interno dello Juventus Stadium al fine di eludere la sorveglianza delle forze dell’ordine. Per Pecoraro, inoltre, le mancate denunce di Agnelli sarebbero prova delle concessioni fatte agli stessi gruppi ultras e dunque anche agli esponenti malavitosi. La forte sensazione è che la caccia alle streghe prosegua imperterrita, l’unica soluzione, come richiesto dalla Juve stessa, è #decresetarePecoraro per capire a fondo a che gioco si sta giocando.

 Giorno 28 

Non passa giorno senza novità relative al caso oggetto delle nostre discussioni da ormai qualche settimana: oggi il passaggio forte lo fornisce Marcello Taglialatela, senatore ed esponente della Commissione Parlamentare. Queste le sue tremende (ed impossibili da commentare) parole su Radio 24: “Sono un ultrà del Napoli, è divertente dire “Juve merda”, lo merita assolutamente perché è una squadra che gode di favori arbitrali. In passato ai bianconeri sono stati revocati degli scudetti, situazioni che possono accadere anche nel presente: sono la squadra più aiutata dai direttori di gara. D’altronde sono sponsorizzati dalla Fiat, dunque prendono soldi dalla Juve.

Questa è stata la giornata anche della deposizione di Saverio Dominello, padre di Rocco, al processo Alto Piemonte: “Dispiace che per colpa mia gli Agnelli vengano tirati dentro questo show mediatico, io rispetto a loro sono spazzatura, non sarebbero mai venuti a contatto con me”.

Ultima nota di rilievo, ma non meno importante, la svela Il Corriere della Sera pubblicando parte della memoria difensiva depositata dai legali bianconeri Chiappero e Turco alla Procura federale: “Lo spessore criminale dei capi ultrà, interlocutori obbligati della società, ha determinato, nei dipendenti deputati a trattare con costoro, uno stato di soggezione che la relazione, pur conoscendola, ha finito col sottovalutare. i rapporti tra Juve e soggetti legati alla ‘ndrangheta “erano già stati esclusi dalla Autorità giudiziaria, l’avere voluto indagare, sostituendosi alla magistratura ordinaria, ha condotto gli estensori della relazione a commettere un gravissimo errore, la vittima di indebite pressioni è diventata artefice e complice del giro di facili guadagni derivanti dal bagarinaggio. Non è così. Le concessioni sono il frutto della necessità di mantenere un ordine pubblico che è sempre stato gestito in collaborazione con le forze dell’ordine. Quello di mantenere l’ordine pubblico nel nuovo stadio si ribadisce: è sempre stato l’unico obiettivo del club”.

 Giorno 27 

A conferma di quanto riferito nei giorni scorsi da Pecoraro, smentito dal senatore Esposito facendo partire la polemica degli ultimi giorni, nel pomeriggio ha alzato la voce Marco Di Lello, segretario della Commissione Parlamentare che così si è espresso a Radio Kiss Kiss sul rapporto fra Andrea Agnelli e Rocco Dominello: “Abbiamo le intercettazioni che dimostrano che l’incontro fra i due c’è stato, è un fatto acclarato.

Ospite a Top Calcio 24 in serata, proprio il senatore Esposito (componente della Commissione Parlamentare), ribadendo quanto già dichiarato nei giorni scorsi, ha fortemente criticato le parole di cui prima di Di Lello. Queste le sue parole: Inaccettabile quello che ha detto il senatore Di Lello”.

Su Top Calcio 24 è intervenuto anche Loris Grancini, il capo-ultras rappresentante dei Vikings citato da Andrea Agnelli in una delle intercettazioni rese note dall’HP alcuni giorni fa, che ha voluto chiarire il rapporto del tifo organizzato con Andrea Agnelli e la dirigenza bianconera: Tutti i biglietti dati agli ultras sono dati su autorizzazione della Questura: noi, come Dominello (che ricordiamo essere incensurato, o perché è calabrese è un malavitoso?), siamo sempre stati invitati sempre dalla Questura per discutere di questo e per organizzare l’ordine pubblico in occasioni di partite importanti come i derby o la finale di Coppa Italia con il Napoli. Eravamo soliti, noi ultras dunque compreso Dominello, incontrare Agnelli una volta all’anno circa agli eventi organizzati tutti insieme, si discuteva di coreografie e cose del genere, noi il rapporto ce l’abbiamo sempre avuto con D’Angelo: tutto alla luce del sole, tutto ciò che riguarda la nostra attività è a conoscenza della Questura”.

Intervento importante nella serata anche dell’avvocato Chiappero, legale di Andrea Agnelli, ai microfoni di Juventus TV: “La Juve conosce Rocco Dominello dal 2009 o dal 2010, tifoso juventino amico di Fabio Germani. E’ importante contestualizzare le intercettazioni, si parla di Dominello dopo che quest’ultimo era stato già arrestato, siamo nel 2016, agosto 2016. Da queste si evince chiaramente che non c’è mai stato un incontro a tu per tu con Dominello, la risposta che viene fuori è che non viene fuori un incontro nei termini e nelle modalità che sono state contestate a D’Angelo, ad Andrea Agnelli. Nelle mie carte, che sono tutte, che sono gli atti ufficiali, non c’è assolutamente nulla che lascia pensare ad un’intercettazione relativa ad Andrea Agnelli nella quale si potrebbe pensare ad un rapporto amicale fra il presidente e Rocco Dominello. A questo punto se la Procura federale modificherà la contestazione togliendo l’accusa di complicità con la malavita organizzata, il processo diventerà abbastanza semplice, sennò non potremo mai accettare che vengano contestate cose del genere.

 Giorno 26 

Importanti novità anche nella giornata di domenica: stando a quanto riferito da più organi d’informazione, infatti, Giuseppe Pecoraro non procederà col deferimento di Antonio Conte nonostante le intercettazioni venute fuori nei giorni scorsi, mentre il procuratore federale continuerà dritto sulla sua strada, in attesa di chiarimenti relativamente all’intercettazione fantasma di cui abbiamo già parlato, relativamente alle posizioni degli altri soggetti già deferiti. Fra questi anche Andrea Agnelli: a proposito del presidente bianconero, stando a quanto riportato in serata dall’Ansa, questi è stato già ascoltato dallo stesso Pecoraro a fine febbraio. Durante l’incontro Agnelli avrebbe ancora una volta ribadito di “non aver mai incontrato da solo Rocco Dominello”, ed inoltre la dirigenza bianconera avrebbe reso noto dell’auspicarsi “che ogni documentazione sia messa al più presto a disposizione di tutti”, proprio in relazione alla prima citata intercettazione fantasma che tante polemiche ha scatenato negli ultimi giorni.

 Giorno 25 

Clamoroso botta e risposta a distanza fra Michele Uva, dg della Figc, e Rosy Bindi, presidentessa della Commissione Parlamentare. L’accusa di Uva: “Si sta facendo un processo mediatico, l’Antimafia non sta facendo il bene né del calcio italiano, né tantomeno dell’Italia in generale. Noi siamo sereni, i problemi sono altri, la Commissione dovrebbe rivolgere la propria attività verso altri temi diversi dai biglietti ad una curva”. La difesa della Bindi: “Noi non facciamo processi, men che meno mediatici, ci stiamo occupando di un argomento serio. La sottovalutazione del fenomeno fa sì male allo sport e all’Italia”. 

A fare il punto della situazione anche Massimiliano Manfredi, membro della Commissione Parlamentare, queste le sue parole in esclusiva per Tuttosport: “Ho chiesto alla presidente Bindi di desecretare l’intervento di Pecoraro per fare luce definitiva sui misteri di questi giorni, ma non è ancora stata presa una decisione in merito. Le intercettazioni di cui si parla in questi giorni, per quanto ne so io almeno, non aggiungono nulla alla vicenda in senso stretto”.

 Giorno 24 

Siamo alla resa dei conti, o almeno è questo quello che salta fuori dalle indiscrezioni di stamane pubblicate da La Repubblica nell’articolo “Quando i dirigenti Juve parlavano tra loro del boss”. In un certo senso raccapriccianti, tenuto conto di tutta la storia sino ad oggi, i particolari svelati: la telefonata a cui si riferisce Pecoraro come prova regina della consapevolezza di Agnelli di trattare con dei malavitosi riguarderebbe non il presidente bianconero, ma Francesco Calvo ed Alessandro D’Angelo, rispettivamente direttore marketing e security manager della società. C’è un di più, il virgolettato non sarebbe quello noto sino a ieri sera, ma il seguente: “hanno arrestato due fratelli di Rocco, lui è incensurato, abbiamo sempre parlato con lui, nettamente differente da “I due fratelli sono stati arrestati, Rocco è incensurato, parliamo con lui”, come si accorgerebbe anche chi non ha idea di quale sia l’argomento della discussione. C’è dell’altro: la telefonata in questione è avvenuta il 5 agosto 2016, un mese dopo l’arresto dello stesso Rocco Dominello, il che fa capire abbastanza evidentemente il senso di stupore dei due interlocutori nello scoprire solo in quel momento tutto ciò che circonda il contesto di vita del Dominello. Fosse confermata, dunque, l’indiscrezione mediatica di stamane, ci ritroveremmo nell’ipotesi b spiegata ieri: Pecoraro avrebbe detto il falso alla Commissione, e dunque le sue accuse nei confronti della Juve in generale e di Agnelli in particolare sarebbero pure invenzioni personali. Urgono chiarimenti a riguardo, poi arriveranno le eventuali dovute considerazioni in merito.

In serata sono stati resi noti ulteriori virgolettati intercettati riferiti ad Andrea Agnelli in telefonate con Chiappero e D’Angelo, tutti i passaggi comunque già vagliati dalla Procura di Torino, e che poco aggiungono nell’ambito della giustizia sportiva: “Dominello si accompagnava a Germani, Germani era pappa e ciccia con Conte, e la pressione che esercitava Conte la conosci anche tu. Noi davamo più retta a chi stava vicino a Conte, non devo spiegare io come ragiona Antonio. (…) C’erano i tamburi, c’erano gli striscioni, li vedevo a gruppi. Lui veniva prima a volte, poi arrivavano gli altri, ma mai mi incontravo singolarmente”.

 Giorno 23 

Siamo davanti ad una pietra miliare di tutta la vicenda, una lunghissima giornata partita con l’udienza preliminare del processo scaturito dall’inchiesta di partenza. Il passaggio fondamentale a riguardo lo fornisce Ivano Chiesa, avvocato di Rocco Dominello. Queste le sue parole relativamente al rapporto del suo assistito con Andrea Agnelli: “Andrea Agnelli e Rocco Dominello si sono incontrati più volte, sia a tu per tu, sia alla presenza di altre persone, come spesso accade tra il presidente di una squadra di calcio e il rappresentante di un gruppo ultras. Sono stati incontri leciti, alla luce del sole. Valuteremo ai fini di una querela le dichiarazioni rese da tutti quanti, comprese quelle del procuratore federale Giuseppe Pecoraro. Andrea Agnelli dice la verità quando dichiara di non aver mai incontrato un boss mafioso, perché Rocco Dominello non lo è”.

Col passare delle ore, però, quanto sopra è diventato semplice corredo considerando l’incredibile intervista esclusiva rilasciata dal senatore Stefano Esposito a Top Calcio 24: il soggetto in questione, per inquadrare subito il tutto, è uno dei due firmatari della nota citata nella giornata di ieri. Secondo Esposito, l’ormai celebre virgolettato “I due fratelli sono stati arrestati, Rocco è incensurato, parliamo con lui” non solo non sarebbe attribuibile ad Andrea Agnelli, ma proprio non esisterebbe negli atti trasmessi dalla Procura di Torino alla Commissione Parlamentare, a differenza di quanto sostenuto, sempre come fatto intendere da Esposito, Pecoraro (procuratore federale) nella sua audizione. Passa da qui tutta la credibilità delle accuse della giustizia sportiva nei confronti del presidente della Juventus, tre i possibili scenari:

a) Esposito sta clamorosamente dicendo una cosa inesatta smentendo Pecoraro;

b) Pecoraro ha detto il falso alla Commissione, e dunque le sue accuse nei confronti della Juve in generale e di Agnelli in particolare sono pure invenzioni personali;

c) Pecoraro ha accesso ad atti che non sono in possesso né della Procura, né della Commissione Parlamentare.

Comunque la si guardi, qualunque sarà la verità a riguardo, si arriverà a scrivere un’importante pagina di tutta questa storia, e forse anche di più. Permetteteci, inoltre, una considerazione extra-cronaca: si ha la forte sensazione che le intercettazioni uscite ieri sull’Huffington Post siano state una bomba ad orologeria per provare a sviare l’attenzione dal vero virgolettato chiave. In quale senso lo scopriremo nei prossimi giorni.

 Giorno 22 

Luigi Chiappero, legale di Agnelli, viene nuovamente ascoltato dalla Commissione Antimafia ribadendo la buona fede del proprio assistito, oltre al fatto che lo stesso non avrebbe mai avuto contatti amicali con Dominello o altri esponenti della Ndrangheta, ma semplici incontri di gruppo come con altri tifosi nei consueti incontri organizzativi o celebrativi. Secondo quanto riportato dall’Huffington Post, però, durante l’audizione sarebbero state lette due intercettazioni – citate dal procuratore federale Pecoraro nella sua audizione – che smentirebbero quanto sostenuto da Chiappero:

Situazione che ha evidentemente sorpreso l’avvocato: “Abbiamo ribadito ancora una volta quanto abbiamo letto negli atti, mi piacerebbe ci fosse una desecretazione di tutto quanto perché mi sono stati letti un paio di passaggi che francamente io negli atti non ho trovato. Quindi voglio rendermi conto di quanto viene scritto. Il segreto è una cosa importante ma ci sono cose importanti anche per noi, tutti devono sapere tutto, si tratta di due passaggi che mi sono stati letti e non ho trovato negli atti. Quindi ho bisogno di confrontarmi con le carte. Io non li ho trovati neanche all’interno del deferimento, quindi ho bisogno di verificare perché sono passaggi anche di una certa importanza”.

Basta però contestualizzare quanto riportato per capire il poco peso specifico delle stesse: salta subito all’occhio che viene di fatto confermato il fatto che non siano mai esistiti canali preferenziali con Dominello, e che il riferimento a Loris Grancini (sulla cui testa pendeva una richiesta della Questura di Daspo non accolta, fra l’altro, dal Tribunale di Torino) non ha nessun nesso con le accuse mosse ad Agnelli.

Importante, infine, sottolineare la presa di posizione di Rosy Bindi, presidentessa della Commissione Antimafia: “La società (Juventus, n.d.s.) l’abbiamo interpellata e l’avvocato la volta scorsa ha esordito dicendo che il presidente Agnelli era disponibile ad essere ascoltato. È una disponibilità sua, già acquisita. Non sarà l’unico presidente che sentiremo, saranno chiamati qui anche altri presidenti di società con lo scopo di individuare insieme come uscire da una realtà innegabile. Aver acquisito la sua disponibilità fa onore a lui e rende più evidente l’obiettivo del nostro lavoro.

In serata si capisce, però, che non possono essere quelle le intercettazioni oggetto di discussione in Commissione Parlamentare, come si evince dalla particolarmente interessante nota pubblicata da Stefano Esposito e Massimiliano Manfredi, parlamentari PD facenti parte della Commissione Antimafia. Tanti i passaggi interessanti che fanno capire quanto poco chiara sia la vicenda all’interno della stessa Commissione anche relativamente alla posizione dei personaggi citati nelle intercettazioni di cui prima, uno su tutti il fatto che sarebbe emersa effettivamente una nuova intercettazione che però non è nel carteggio a disposizione dei componenti della Commissione, e nella quale si evincerebbe la conoscenza da parte di Agnelli della storia familiare di Dominello: “I due fratelli sono stati arrestati, Rocco è incensurato, parliamo con lui” sarebbe una frase detta dal presidente a D’Angelo, virgolettato, come detto, non a disposizione né della difesa, né della Commissione. Si rimanda al link per completezza: Basta associare Juventus alla ‘ndrangheta.

 Giorno 18 

Arriva il deferimento: “Il Procuratore Federale, esaminati gli atti di indagine posti in essere dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino ed espletata la conseguente attività istruttoria in sede disciplinare, ha deferito dinnanzi al Tribunale Federale Nazionale – Sezione Disciplinare Agnelli Andrea (presidente della Juventus), Calvo Francesco (direttore commerciale), D’Angelo Alessandro (security manager), Merulla Stefano (responsabile ticket office) e la società Juventus”.

Nell’atto della Procura Federale sono presenti pesanti accuse nei confronti del mondo Juve: al di là degli aspetti prettamente legati al Codice di Giustizia Sportiva, infatti, Agnelli & Co. sono accusati di fatto di favoreggiamento alla malavita organizzata, circostanza però non contestata dalla giustizia ordinaria. E’ evidente che si tratti di uno sconfinare in argomenti non di competenza di Pecoraro.

La Juve per bocca del presidente Agnelli e la Exor con comunicato di John Elkann rispondono per le rime.

 Giorno 15 

Ad essere ascoltato dalla Commissione Antimafia è Luigi Chiappero, avvocato di Andrea Agnelli: “Non c’è una intercettazione che riguardi il presidente della Juventus, mai un riferimento ad un incontro, mai. Ci sono due telefonate tra il presidente e d’Angelo, il security manager, e sei telefonate in cui terze persone parlano del presidente in modo irrilevante relativamente ai biglietti. Il processo penale racconta di una persona attualmente sottoposta a processo per associazione ndranghetista il cui nome è Rocco Dominello, e racconta che il nostro security manager, Alessandro D’Angelo, deputato con l’uomo della biglietteria a rapportarsi con coloro che rappresentavano la tifoseria. A un certo punto una persona, Rocco Dominello, è entrata in contatto con d’Angelo: questa persona era ed è al momento incensurata. Non ci sono inviti a matrimoni, battesimi o qualcosa di più. Alessandro D’Angelo, il security manager della Juve, parla con un signore che viene dalla curva, che ha un certificato penale pulito. D’Angelo non pensava lontanamente di parlare con un soggetto che non fosse altro che un esponente della curva: ricordo come in questi anni il club ha avuto al suo fianco la Polizia e proprio la Digos non aveva fatto segnalazioni. Doveva accorgersi Alessandro D’Angelo che questo signore, Rocco Dominello, aveva qualche caratteristica diversa da quella di un tifoso, quando dietro alla fede calcistica può nascondersi di tutto?.

 Giorno 7 

La Commissione Antimafia ascolta Giuseppe Pecoraro, procuratore federale, che così commenta il suo intervento all’Ansa: “Allo stato, dopo aver ricevuto gli atti dalla Procura della Repubblica di Torino ed aver svolto le nostre indagini, stiamo valutando le memorie difensive della Juventus che ci sono state consegnate ieri sera. Solo dopo un’attenta valutazione delle stesse prenderemo le nostre determinazioni. Tra l’altro, ho chiesto che l’audizione odierna fosse secretata, proprio perché ci sono ancora valutazioni in corso”. Dichiarazione rilasciata per smentire quanto trapelato alcune ore relativamente ad una sua presunta dichiarazione: “si evidenzia che Saverio Dominello e il figlio Rocco sono rappresentanti a Torino della cosca Bellocco Pesce di Rosarno. Rocco Dominello ha rapporti con la dirigenza Juve per la gestione di biglietti e abbonamenti. I dirigenti che hanno contatti con queste persone sono: Merulla, Carugo, D’Angelo e il presidente Agnelli”.

A commentare tutto ciò ci pensa anche Marco Di Lello, coordinatore sport della Commissione Antimafia: “Agnelli dice di non aver mai incontrato boss mafiosi eppure risulta dagli atti, proprio per questo gli chiederemo di venirci a spiegare in Antimafia. Sentiremo la Juventus e vedremo quello che ha da dire a propria discolpa, rispetto alle accuse che stanno emergendo sia dalla Procura di Torino che dalla Federcalcio”.

Andrea Agnelli in tutto ciò si limita a postare un tweet sul proprio profilo social: “Nel rispetto di organi inquirenti e giudicanti ricordo che non ho MAI incontrato boss mafiosi. Ciò che leggo è FALSO”.

 

 FEBBRAIO 2017 

La Commissione parlamentare antimafia ascolta in seduta secretata i sostituti procuratori di Torino che hanno seguito l’inchiesta “Alto Piemonte” per fare un primo punto della situazione.

 

 GENNAIO 2017 

Il procuratore federale Giuseppe Pecoraro, come reso noto da alcuni organi di stampa nazionali, invia alla Juve un documento secondo il quale la società sarebbe scesa a patti con gli ultras bianconeri “per assicurare la quiete” allo Juventus Stadium così “favorendo consapevolmente il fenomeno del bagarinaggio”. Patti raggiunti dopo che Andrea Agnelli “ha partecipato personalmente a incontri con esponenti della malavita organizzata”.

Fuga di notizie alla quale la Juve risponde con un preciso comunicato sul sito ufficiale:

“Juventus Football Club e il Presidente Andrea Agnelli, alla luce di alcuni articoli pubblicati in questi giorni, comunicano di aver affidato ai legali la tutela della propria onorabilità e rispettabilità. Si precisa che la Procura della Repubblica di Torino ha avviato, e recentemente concluso, un’indagine su alcune famiglie ritenute appartenenti alla ‘ndrangheta alle quali si contestano oltre a reati contro persone e patrimonio, anche il tentativo di infiltrazione in alcune attività di Juventus Football Club. Si ricorda inoltre che nessun dipendente o tesserato è stato indagato in sede penale. Si precisa altresì che, nel pieno rispetto delle indagini e degli inquirenti, la società ha sempre collaborato mantenendo uno stretto riserbo a tutela del segreto istruttorio. Per quanto attiene alla giustizia sportiva, la società ha già dimostrato fattivamente la propria disponibilità a collaborare”.

 

 NOVEMBRE 2016 

Si chiude l’indagine “Alto Piemonte”: secondo la DDA di Torino alcuni esponenti ultras della Juve, strettamente legati alla cosca Pesce-Bellocco, hanno come fine l’ottenimento di biglietti per le partite della società bianconera da rivedere a prezzo maggiorato. Nessun dirigente della Juventus viene accusato di essere responsabile di questo presunto traffico illecito.

 

 LUGLIO 2016 

Entra in scena per la prima volta la figura di Alessandro D’Angelo, security manager della Juve, il cui nome compare fra le carte dell’inchiesta “Alto Piemonte”: D’Angelo viene dipinto come uomo di Andrea Agnelli, presidente bianconero, ma anche come amico di Rocco Dominello, indagato per associazione mafiosa. Dominello è inteso come esponente degli ultras nella catena di vendita legata appunto al bagarinaggio.

 Giorno 7 

Si suicida Raffaello Bucci, rappresentante ultras incaricato dagli stessi nel tenere i rapporti con la dirigenza juventina per le questioni legate alla vendita dei biglietti per lo Stadium.

 

 GENNAIO 2015 

A seguito dell’arresto di Andrea Puntorno per altre motivazioni, avvenuto nel 2014, la moglie dello stesso rilascia ai carabinieri di Torino un dettagliato verbale sulle attività del marito. Puntorno è uno dei maggiori esponenti del gruppo ultras “Bravi ragazzi”, uno dei gruppi che secondo la Procura di Torino “riceve le somme provento della vendita dei biglietti, una parte del quale va versato ai carcerati”, somme frutto dei biglietti acquistati dai gruppi ultras dalla Juve a prezzo normale, poi da loro maggiorati con pratiche di bagarinaggio, fenomeno associato nello specifico alla criminalità organizzata, e precisamente a soggetti “prossimi all’area ‘ndranghetista facente capo alla famiglia Belfiore”.