Azzerare la Juve (e anche la nostalgia)

di Luca Momblano |

Si è perso meritatamente, avverbio mai così trasversale (nella sconfitta), dai tesserati fino all’ultimo dei tifosi. Con un interessante surplus: il mea culpa, senza scendere nei dettagli, da parte di Massimiliano Allegri, recitato davanti agli istituzionali microfoni del dopo-Supercoppa. Poi c’è il verbo della settimana, azzerare (altra citazione), che può aggiungere spaesamento a quella pesante sensazione di esitare (brancolare, secondo la traduzione dei detrattori) sul più bello del mercato.

Però Allegri non si può far finta di non conoscerlo, e con lui le parole hanno due volti. Il secondo, quello meno apparente, corrisponde in genere al saper cogliere la palla al balzo. Allorché cambia tutto: non è sembrato un azzerare psicologico, classico del tutto e niente, astratto e dedicato a concetti quali fame, determinazione, voglia, mentalità sulle quali non si ha mai una controprova se non altrettanto astratta (il lato pratico, nel giudizio, è poi sempre e solo il risultato). Ci si può leggere un azzerare nuovo, progressista o addirittura (dalle pieghe del volto) stalinista se solo dietro non ci fosse una società immanente come la Juventus, dentro un’estate più [rivoluzionaria] di ciò che si è in grado di percepire e accettare.

E’ lecito allora aspettarsi qualcosa a breve termine, dove il mercato farà il suo 49%. Verrebbe a pensare, visto che si viaggia con il vocabolario in mano, al sostantivo coraggio, non fosse che resta un’altra parola senza confini calcistici precisi. Certo la [partita secca] richiede formule diverse, già solo nel modo di pensarla e approcciarla (nel primo angolo a favore all’Olimpico la Juventus salta 4 contro 7), senza dover fare pressing sistematico se non si crede all’assioma ma neanche dovendo beccare gol (riguardarsi l’azione del 2-0 di Immobile) al primo tentativo sporco di aggredire la palla sulla difesa avversaria. Non è improvvisazione, però c’è un vuoto apparente di logica. E, da osservatori, non aiuta.

Comunque sia, è questo deciso azzerare che interessa: cosa ci andrà di mezzo? Se Allegri non è il restauratore travestito che tanti vedono in lui, ci sarebbe da metterci dentro ripensamenti circa sistema di gioco (se arriva un grosso centrocampista, è difficile che si vada alle turnazioni a due con Pjanic, Khedira e il mesto principe Marchisio); le stesse gerarchie che erano andate consolidandosi (vale per Barzagli, vale per Mandzukic su quel lato, vale da tempo per Cuadrado); la proposta difensiva così come quella offensiva, assetti opposti che devono raggiungere una coesione ripensata.

A volte, e c’è da crederci se la storia del calcio vale qualcosa, è davvero questione di un dettaglio, di uno spostamento che sigla un effetto a catena (esempio: se Pjanic va protetto –> va protetta la difesa –> Pjanic può guardare davanti –> Dybala può non guardarsi troppo dietro –> ecc. ecc.). A volte invece la ricostruzione è dalle fondamenta (vedi alla voce azzerare in senso stretto). E’ probabile si finirà nell’ampia zona del compromesso, che non è mai un male quando si parla di Juve: se esiste un gioco di Allegri, è venuto un nuovo momento per avvicinarsene (testa alla terza di campionato, forse, ma comunque prima dell’inizio della Champions League). Magari ancora compassato, infingardo e enigmaticamente atipico, in linea con le migliori nuovi armi che gli sono state messe a disposizione. Quelle antiche non torneranno, da azzerare c’è anche la nostalgia: Allegri si merita le critiche, ma si merita anche un’ora, anzi un anno, d’aria purissima.