Storia delle azioni Juventus: a sto punto meglio la roulette

di Mario Sironi |

Le azioni Juventus Spa furono collocate su Borsa Italiana nel dicembre 2001: sono passati oltre 14 anni. Cosa possiamo dire di questa operazione e di questo investimento (che investimento non è , a mio parere)?
Subito due dati che esprimono tutto: il prezzo di collocamento al pubblico fu di 3.70 euro per ogni azione; a fine gennaio 2016 la quotazione si attesta attorno a 0.25 €. Vi sono state operazioni di aumento di capitale sociale che hanno leggermente diluito il prezzo ma il differenziale rimane altissimo.
Cominciamo col dire che il mercato azionario in generale ha perso spesso negli ultimi 15/20 anni i legami tra prezzo e dati di bilancio o utili attesi, come i vecchi criteri di una volta suggerivano. L’estrema speculazione dei mercati e l’evolversi esponenziale dei prodotti derivati che “scommettono” anche sui ribassi , persino con effetto leva (una sorta di moltiplicatore) , hanno trasformato i mercati finanziari in una immensa “roulette” globalizzata dove il piccolo risparmiatore (una volta definito dai vecchi borsinisti il “parco buoi”) viene spazzato via come una piuma.
Se aggiungiamo a questo quadro il fatto che una società sportiva professionistica ha un business che potremmo definire stagionale e un fatturato spesso basato su voci molto particolari e in qualche modo “illusorie” e immateriali come i “diritti pluriennuali alle prestazioni sportive dei calciatori” , si capisce come vi sia un flebile legame tra quotazioni azionarie e andamento del business della società quotata.
Il collocamento iniziale fu effettuato in funzione di un parziale aumento di capitale ma soprattutto della cessione di una quota non strategica della allora Ifil (ora Exor) , holding della famiglia Agnelli che controlla la Juventus. Ad essa si aggiunse una vendita parziale di azioni dell’allora Amministratore Delegato Antonio Giraudo.
Dopo un inizio altalenante e una discesa del prezzo costante fin sotto i 2 euro, il titolo ebbe dei movimenti piuttosto anomali nei mesi precedenti a Calciopoli e in quelli immediatamente successivi. Ho spiegato cosa probabilmente successe nel libro “Juventus, il processo farsa” scritto con l’amico Mario Pasta nel 2007.
In sostanza vi fu un probabile rastrellamento di azioni in Borsa con conseguente impennata nel prezzo , enormi volumi acquistati che qualcuno (anche sul Sole24ore di quei giorni) imputò ad una cordata facente capo alla dirigenza di allora, con l’obiettivo di raggiungere magari il 30% per poi fare un OPA ostile all’azionista controllante.
Con la Juve in B, “finita” Calciopoli , le azioni ebbero un assestamento post terremoto, Giraudo scese ufficialmente sotto il 2% con comunicazione alla Consob e l’azione si avviò verso un continuo declino di prezzo fino ai livelli attuali.

Screenshot 2016-02-09 09.40.59Se si esclude l’evento Calciopoli, che comunque ha influito nel corso del titolo, rileviamo in definitiva la quasi assoluta mancanza di legame tra dati finanziari della squadra e prezzo. Quest’ultimo a volte legato addirittura al risultato calcistico della domenica precedente. Inoltre Juventus Spa ha pagato un unico dividendo in questi anni, a novembre del 2002 (0.012 euro per azione), caso unico tra l’altro visto che Roma e Lazio sono state ben lontane dall’ottenere un utile distribuibile agli azionisti.
Il cosiddetto de­listing (revocare cioè la quotazione in Borsa) sarebbe forse la soluzione più sensata anche in relazione a quanto accaduto ad esempio al Manchester Utd sulla Borsa di Londra. I Red Devils furono inizialmente un vero e proprio benchmark in tema di azioni e calcio , raggiunsero grandi performance di rendimento (in campo e in Borsa) . In seguito furono revocati dalla quotazione allo Stock Exchange londinese dopo il subentro della nuova proprietà americana, infine furono ri­quotato nuovamente nel 2012 con alterne fortune. Insomma possiamo affermare che l’andamento delle azioni di una società calcistica professionista è quasi totalmente de­correlato dall’andamento dei mercati finanziari, dell’economia generale della zona di appartenenza e della fortune o sfortune economiche della società medesima.
Basta osservare l’andamento pluriennuale dell’indice Stoxx Football (le azioni Juve hanno avuto un andamento simile, specie dal 2008 in avanti) e confrontarlo con gli indici generali azionari europei (il secondo dei due grafici).

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L’indice calcistico ­ composto da team europei quotati tra i quali spiccano oltre ai bianconeri, Borussia Dortmund, Ajax, Porto e Benfica, Celtic, Lione, le principali squadre turche, le romane ed alcune squadre scandinave ­ risulta veramente una variabile impazzita senza relazione con resto mondo finanziario.

Un non­investimento che onestamente non inserirei in nessun portafoglio. Altissima volatilità e rendimento di lungo periodo di difficile valutazione. Dal 2011 al 2014 le borse hanno fatto faville, le società di calcio no.
Certo , in precedenza qualche speculatore ne ha tratto valore (anche il 50% nel breve periodo ma qualcuno si è addossato anche il ­50% di perdite, per capirci), guadagno però costruito in maniera del tutto casuale e aleatoria. Generalmente poi, queste operazioni vincenti si sono contate sulle dita della mano, considerando anche la scarsa capitalizzazione e lo scarso flottante ossia il numero di azioni in circolazione per la compravendita sui mercati organizzati.
Con questi presupposti, è meglio la roulette al Casinò: almeno è più divertente e si può bere un drink.