Axel Witsel: pro e contro del (fu) ragazzo prodigio

di Claudio Pellecchia |

Quando si parla di Axel Witsel commettiamo tutti un errore fondamentale e che incide sulla nostra capacità di giudizio: facciamo, cioè, riferimento ai 40 milioni di euro che, nel settembre del 2012, lo Zenit San Pietroburgo versò nelle casse del Benfica (che, a sua volta, aveva sborsato 13.5 milioni allo Standard Liegi per acquistarlo l’anno prima) per acquisire i servigi dell’allora ventitrenne belga di origini martinicane.

Quattro stagioni, 161 presenze e 21 gol (2 in Champions League) dopo, siamo al cospetto di un giocatore che, complice il dorato esilio cui si è costretto, a 28 anni ancora da compiere (il prossimo 12 gennaio) non ha espresso tutto il potenziale lasciato intravedere nei suoi trascorsi portoghesi. E’ un buon giocatore, che in questa Juventus può tranquillamente starci (tanto più se come primo ricambio dei centrocampisti in attesa di Marchisio), ma non l’elemento portatore dell’ ulteriore upgrade in termini qualitativi che in molti cercavano per il centrocampo orfano di Pogba.

Quindi levatevi dalla testa che Witsel sia un top player da 40 milioni. Non li valeva allora, non li vale oggi (e infatti Marotta&Paratici l’hanno portato via per poco meno della metà: prezzo congruo al netto di un contratto in scadenza a gennaio). E,’ però, il meglio disponibile su piazza in questo momento in relazione alle esigenze della Juventus. Con tutti i ‘pro’ e i ‘contro’ del caso.

PRO

  • Duttilità: Witsel è un giocatore che può giocare potenzialmente ovunque nella mediana di Allegri. Mezzala, schermo davanti alla difesa, financo trequartista se il tecnico avesse voglia di tornare al 4-3-1-2. Potenzialmente potrebbe far tutto e farlo bene (ma ci ritorniamo tra poco);
  • Fisicità: a dispetto dei 73 kg distribuiti sul suo metro e 86, il belga è uno che non teme il corpo a corpo e non tira quasi mai indietro la gamba: nelle 9 partite da lui disputate nell’ultima Champions sono 32 i tackles andati a buon fine a fronte di 24 falli commessi. Un rapporto tutto sommato accettabile e che denota una discreta pulizia di intervento. Nel gioco aereo, poi, è quasi una garanzia: nel 2015/2016 può vantare una percentuale di duelli vinti dell’81%;
  • Prospettive: l’età è quella giusta, il prezzo anche (si, d’accordo, poteva arrivare a zero l’anno prossimo, ma serviva ora) e giocare in un contesto dove prendersi minori responsabilità potrebbe facilitarlo nell’inserimento nei meccanismi della squadra ed aiutarlo a sfruttare al meglio le sue indubbie qualità troppo spesso penalizzate dal dover sempre fare la differenza ad ogni costo. Ci vorrà, però, tempo, pazienza e qualche panchina.

CONTRO

  • Dove lo metto? Duttilità, dicevamo. Dove lo metti sta. Ecco, questo potrebbe essere un problema. Dove lo metti uno che sa far tutto ma niente meglio degli altri? Di fatto, il suo ruolo ideale sembra non esistere: è un discreto mediano, ma nulla più (agli Europei ha recuperato meno palloni dei pari ruolo), una mezzala che si butta negli spazi meno di quanto si creda (vedere, per credere, il dato menzionato da Giacomo Scutiero sulle sue medie realizzative), un trequartista che gioca poco in verticale e non strappa quasi mai palla al piede. Potrebbe sostituire tutti ma mai scalzarli dalla titolarità;
  • Linearità e ritmo compassato: pass accuracy mai al di sotto dell’89% (media di 52 tocchi a gara) ma poco meno di un occasione da gol creata a partita. Tradotto: non aspettatevi da Witsel la giocata risolutiva all’interno di una partita tatticamente bloccata. Axel è uno di quelli che preferisce andare sul sicuro, rischiando nulla, creando altrettanto, spesso perdendo il tempo di gioco buono per la verticalizzazione. Dettagli che si notano meno quando tutto gira per il verso giusto ma che, nelle giornate di magra, te lo fanno indicare come il primo di quelli da cui pretendere di più;
  • Personalità: fossimo a scuola diremmo il classico “è bravo ma non si applica”. Il giocatore ci sarebbe, le qualità pure, ma è come se Witsel in questi anni si fosse rassegnato a questa dimensione di giocatore medio (NON mediocre) senza l’ambizione di voler aspirare a qualcosa di meglio per lui e per gli altri. Di base è uno che segue e non guida, più per scelta che per (in)capacità. La Juve è l’occasione per dimostrare di valere i palcoscenici più prestigiosi: ora tocca a lui.