Come avvicinarsi a Wembley senza perdere il sonno

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Nove mesi dopo Cardiff, la Juventus torna nel Regno Unito per giocarsi una gara da “dentro o fuori”, nella competizione più prestigiosa, la più bramata e contemporaneamente insultata dalla tifoseria bianconera. Non è una finale, questa, ma è come se lo fosse: un solo risultato consente di non tornare in Italia con le pive nel sacco e lo sconsolato – e ormai poco convincente – refrain “ci riproveremo l’anno prossimo”, ormai più onestamente convertibile all’autoironico “anche quest’anno la vinciamo l’anno prossimo”.

O vittoria o eliminazione, dunque. Eppure avevamo battezzato il sorteggio come favorevole (sarebbe stato ben peggio affrontare Bayern, City o Psg) e il match d’andata sembrava avviarci, dopo soli 9′, a una comoda qualificazione. Un rigore in movimento e uno vero sbagliati da Higuain e una barriera stranamente mal posizionata da Buffon sono tra i rimpianti di una prestazione che, pur deficitaria, sarebbe potuta comunque coincidere con una vittoria. Altri fattori negativi quelli provenienti dall’infermeria, con due soli dei sei uomini d’attacco in rosa certamente a disposizione. Alle considerazioni oggettive sui fatti si aggiunge la cabala: stesso risultato di due anni fa nel match d’andata contro il Bayern, stessa emergenza in attacco, anno pari di Allegri, stesso avversario in finale di Coppa Italia (il Milan, mentre quando becchiamo la Lazio in genere andiamo in finale)… Sì, deliri, ma che circolano in rete, al bar, nelle chiacchierate tra gobbi e che non contribuiscono a migliorare le sensazioni in vista della sfida di Wembley.

Questi chiari di luna potrebbero predisporre mentalmente, il tifoso bianconero, ad affrontare una delle più classiche serate di delusione europea juventina, quelle in cui si maledice la Coppa con le grandi orecchie con epiteti irripetibili, ci si rassegna a pensare che se qualcosa potrà andar male certamente lo farà, si dedica alla designazione arbitrale e al curriculum vitae della “giacchetta nera” il tempo e le investigazioni anticomplotto generalmente appannaggio di altre tifoserie, si mettono le mani avanti con gli amici di altra fede calcistica che hanno solo da schiacciare il tasto invio al messaggio di sfottò post-eliminazione, già prontoda tre settimane. Come possiamo, dunque, razionalizzare ed evitare di arrivare a mercoledì sera con addosso la negatività e la tensione di chi si aspetta una disfatta?

– Anzitutto queste sono le partite in cui si misurano le grandi squadre. Andiamo in uno stadio straordinario, in trasferta, contro un avversario di valore e abbiamo solo un risultato a disposizione: la vittoria. Da tempo argomentiamo che alla Juventus manca la cultura della “partita secca”, come evidenziato nelle tante finali di Champions perse ma anche in quelle di coppe nazionali vinte a stento (o perse ai rigori) contro avversarie ampiamente inferiori. Affrontare una gara secca già agli ottavi è, allora, un bel challenge: se la si vincerà aumenterà esponenzialmente l’autostima del gruppo e la fiducia della tifoseria (bisognerebbe addirittura evitare voli pindarici e proclami di vittoria finale); un’eventuale insuccesso sarà dimostrazione di un percorso di crescita ancora lungi dall’esser compiuto e avremo poco da recriminare. In sintesi, se questa competizione vogliamo vincerla, e non appena prolungarvi la partecipazione, affrontare una match con queste caratteristiche ha solo aspetti positivi.

– Negli ultimi anni, a parte le splendide vittorie interne contro Real Madrid e, soprattutto, Barca, i ricordi più belli di Champions sono state alcune vittorie esterne: Dortmund, Siviglia, Lione, Oporto, Montecarlo. Non tutte bellissime, ma tutti in contesti elettrizzanti, stadi bellissimi e gremiti, spazi ampi tra le maglie delle difese avversarie. Altrettanto indimenticabili i pareggi senza grande sofferenza al Bernabeu ed al Camp Nou. La Juventus non sembra risentire del fattore campo in Champions, e delle principali nazioni continentali manca solo l’impresa in terra d’Albione.

– Chissenefrega, dovessimo non farcela, degli sfottò pronti in caso di eliminazione. Chi ci dovesse prendervi in giro, nella migliore delle ipotesi lo farebbe dall’alto di successi (in serie o in parallelo) ormai sbiaditi, che rischiano nel tempo di somigliare sempre più agli scudetti (giù il cappello!) della Pro Vercelli; nella peggiore, invece, lo farebbe dimenticando di non aver mai superato gli ottavi nella storia di questa coppa, e ignorando che sarebbe stato molto meglio per lui che avessimo avuto altro a cui pensare da qui al 26 Maggio…

E allora senza paura, #FinoAllaFine!