Dall'Avellino alla Dinamo Zagabria: quasi 3 anni dall'ultima volta senza la (B)BBC

di Jacopo Azzolini |

Come spesso è accaduto nella storia della Juventus, una delle principali caratteristiche della formazione bianconera è quella di non prescindere da una grande difesa. Ed in effetti, dal 2011 in poi – anno in cui rinacque la Vecchia Signora -, la solidità difensiva è uno degli aspetti più lampanti rispetto alle sciagurate stagioni precedenti. Da zavorra che veniva bucata anche 56 volte in una sola stagione, Antonio Conte ha trasformato la difesa in una muraglia imperforabile.

Molte cose sono cambiate ad oggi. C’è un nuovo allenatore, ci sono stati ricambi praticamente totali nei vari reparti: l’attacco ha subito più e più rivoluzioni, mentre Marchisio è l’unico centrocampista rimasto dalla prima stagione di Conte. Tuttavia, pur con qualche innesto di contorno andato più o meno bene, la (B)BBC (Buffon compreso) è rimasta quella, BBBC che forse è la prima cosa che viene in mente se si pensa allo strepitoso ciclo di questa Juventus.

Nel suo piccolo, contro la Dinamo Zagabria è accaduto qualcosa di storico. No, non si sta parlando di un girone (finalmente) vinto con agevolezza e senza tribolazioni ai limiti del surreale, bensì di un aspetto che riguarda l’ossatura della formazione titolare.

 

Per risalire all’ultima gara senza nessuno di questi quattro simboli, bisogna andare alla fine del 2013, in quella che probabilmente è stata la partita più semplice della storia recente della Juventus. Si sta parlando degli ottavi di Coppa Italia contro l’Avellino, una settimana dopo la dolorosa eliminazione di Champions League tra la neve di Istanbul. Nel consueto 3-5-2 bianconero, infatti, davanti a Storari giocarono Caceres (che andò pure in gol), Ogbonna e Peluso. Per rendersi conto del livello tecnico di quella sfida, basta pensare che come esterni titolari c’erano Motta (!) e De Ceglie. Come da pronostico, la partita fu poco più di un allenamento, con la Juve che vinse 3-0: il match viene più che altro ricordato per il caloroso tifo degli irpini e per i cori di amicizia tra i supporter delle due diverse squadre.

La differenza principale rispetto ad oggi è che in quel 18 dicembre 2013 venne attuato forse il turn over più hardcore possibile in una sfida ai limiti dell’insignificante, perché solo in un contesto del genere sarebbe stato possibile rinunciare alla BBBC. Gli anni però avanzano per tutti, e c’è l’oggettiva esigenza di pensare al graduale ricambio anche della retroguardia. Ormai, anche in assenza delle certezze che ti garantiscono Buffon-Barzagli-Bonucci-Chiellini, l’allenatore della Juventus è in grado di schierare una difesa di grande livello. Rugani è uno dei prospetti europei più validi in circolazione, Benatia sarebbe titolare in quasi tutta Europa ed Evra come centrale di sinistra può rivelarsi un jolly preziosissimo.

Ciò offre interessanti riflessioni su evoluzione e futuro della squadra. Una volta la retroguardia titolare era un qualcosa da cui non ci si poteva assolutamente separare, forse addirittura la chiave tattica principale. Oggi invece Allegri ha sia uomini di valore per sostituire gli interpreti sulla carta titolari, sia profili specifici e condizioni generali per distaccarsi prima di tutto dal 3-5-2, e poi dalla necessità di dover partire obbligatoriamente con tre difensori centrali di ruolo. Insomma, se la Juventus nel corso della sua storia ha dimostrato di saper andare avanti superando anche gli addii più pesanti, si può  essere ottimisti pure sul futuro della difesa quando, per cause fisiologiche, la BBBC non ci sarà più. Persino senza una leggenda vivente come Buffon.