Avanti con Cristiano, avanti oltre Cristiano

di Simone Navarra |

cristiano ronaldo mestalla

Non c’è una ragione. Non è giusto. Non significa nulla nella storia del calcio e nemmeno quella più piccola della coppa dalle grandi orecchie. L’espulsione di Cristiano Ronaldo è solo una piccola macchia di fango nella carriera stellare del campione portoghese. Eppure resta e resterà, come la prestazione dei bianconeri che sono andati in campo e che hanno tenuto alta la bandiera in uno stadio bellissimo, iberico e ostile. Avere una considerazione differente di quanto avvenuto nell’esordio di Champions 2018 per la Juventus è difficile se non impossibile. Siamo appesi al risultato positivo ed all’incedere di una squadra che ha saputo privarsi del suo campione e andare avanti. Ronaldo è stato cacciato dalla partita quando sembrava tutto apparecchiato per una prestazione super. Ma una volta uscito Cr7 non è cambiato il tema dell’incontro. I bianconeri hanno continuato a maramaldeggiare e in fondo non hanno mai sofferto. Sarà perché l’espulso era un attaccante. Sarà perché è stato talmente enorme da poter essere metabilizzato solo che da campioni veri, uomini di pennello.

L’espulsione di Ronaldo però farà capire proprio al ragazzo con la maglia numero 7 che la musica è cambiata da qualche mese. In altri domicili forse alcuni gesti possono passare senza troppi problemi, ma nella Juventus alcuni gesti vengono messi all’indice, diventano motivo di dibattito e show televisivo mondiale. Alla Juventus non c’è difesa, bisogna difendersi da sé. Se indossi quella maglia devi fare ed essere meglio degli altri. Sempre. E’ successo a Platinì e Del Piero. E’ successo a tutti. In Europa, specialmente, non si possono mai smettere le armi del sospetto, della battaglia. Perché una serie di fattori congiurano contro di te. Pensi a questo quando vedi piangere sul prato di Valencia quel ragazzo che si era preparato da giorni a questa partita. E ti verrebbe da piangere pure a te. Poi però vedi Bernardeschi, Bonucci, Chiellini, Cancelo e Matuidi. Vedi muscoli ed entusiasmo e capisci che non è finita fino a quando non è finita.

Se una certezza la Juventus si riporta a casa dalla trasferta di Valencia si chiama certamente Bernardeschi. Il ragazzo è cresciuto e vedendo certi abbracci e sussurri si capisce che anche quel gruppo di giovani messi insieme quest’anno è pronto a riconoscerlo. Il dettato di certi passaggi, la copertura di alcune discese, lo spazio lasciato ai recuperi miracolosi, fanno ben sperare. Cr7 è ferito e Bernardeschi l’ha aiutato a rendere più serena la convalescenza. Cr7 è bloccato e Federico da Carrara è meno farfalla di quel che sembra e un po’ più carro armato. Nedved dovrebbe correre ad abbracciare lui e non Cr7. Se la partita finisce 2-0 per la Juventus è grazie a ragazzi come lui, ed Emre Can, e non a quelli che sono rimasti fuori dalla tenzone. Cr7 può invecchiare con calma e tranquillità a Torino.  

La cacciata di Cr7 dalla partita resta per gli almanacchi e le memorie di tutti quelli che vogliono una Juventus vincente fuori dai confini quest’anno. Perché il campionato italiano si vince o si può vincere anche senza Douglas Costa. La Juventus è troppo più avanti degli altri. Una possibile mancata affermazione in Italia non significherebbe nulla. Come la serata di Valencia per Cr7. L’espulsione non dice nulla e non porterà altro che orgoglio per esagerare. Una eventuale doppia esclusione per Cr7 significherebbe solo che sarebbe caricato a molla per la partita che verrà.

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