Avanti con il 4-3-1-2: giusto così perché…

di Luca Momblano |

Quando ci si trova insoddisfatti della naturalezza del gioco, di come si è stati o meno proprietari delle sorti della partita, quando si ripensa all’estate 2016, è il momento in cui si pensa al sistema di gioco. È lui che diventa la spiegazione agli interrogativi a cui si fatica a trovare risposta certa, semplificazione statica dei crucci che riguardano la dinamica della squadra.

In questa stagione Allegri si è piegato a questa elementare logica (ritoccare il modulo base) soltanto dopo la legnata di Genova, virando in maniera decisa e continuativa sul 4-3-1-2 cogliendo anche il momento degli infortuni a rotazione di Chiellini, Barzagli e Bonucci (ma attenzione: a Marassi ci presentammo con difesa a tre che includeva Alves e Benatia). Dalla lezione il mister ne ha tratto una serie di necessità impellenti, prima tra tutte quella di spostare l’attenzione della squadra da ciò che è stato a ciò che potrà essere. Perché novità chiama novità, nessun calciatore è uguale a un altro, e la somma dei calciatori (nuovi) stimola e chiede soluzioni differenti.

Dunque, Allegri pare non rinnegare la svolta di dicembre, che è ieri. Non per una sola partita, giacché l’unica che, se sbagli, non puoi rimediare. Giusto così. Perché i motivi non mancano, in attesa che scocchi la scintilla nei meccanismi:

1 – La posizione di Pjanic. Trequarti o quasi nient’altro, per quel che richiedeva il lavoro da intermedio nel 3-5-2 delle larghe distanze visto con la gestione Allegri. Lì il campo si accorcia, lo spazio che lo separa dai compagni si accorcia, il vuoto alle sue spalle si accorcia, tutto si accorcia. Forse, e lo si auspica perché è stato preso proprio perché ottimo giocatore da trasportare nella categoria dei top, si accorcia anche il tempo di esplosione (che negli ingranaggi non si misura solo con assist e gol, tanto più nel rombo). Se non tra gennaio e febbraio, quando?
2 – L’arrivo di Rincon, in attesa di comprenderne il livello medio reale, consegna il jolly che copre ogni buco nel fatidico centrocampo a tre del mister. Niente più scompensi alla prima unghia rotta, si può respirare senza dover inventare, si può forse tornare anche a catturare palloni con gli spalla a spalla e con i tackle senza portarci l’avversario ai 30 metri.
3 – La coppia vecchia maniera. La si era pensata così e la si deve ancora far esprimere così prima di pensare a qualcos’altro. Higuain e Dybala, uno che annusa la porta e l’altro che gli gira intorno, uno che si prende i riferimenti e l’altro che li toglie. Salendo come baricentro. Che vuol dire salendo con il tono del centrocampo prima ancora che con gli esterni, per quanto fondamentali. Loro devono rimorchiare, non essere i nostri epicentri. Tamponare e ripartire, pochi concetti ma semplici. Da fare bene, o stupendamente bene come può Alex Sandro.

Ci sono poi anche piccole controindicazioni, che possono al contrario generare i cambi di spartito cari a questa gestione tecnica. Il riferimento va a Cuadrado, unico pezzo difficilmente collocabile in questo immaginario a caselle fisse. Per prendere la maglia da titolarissimo, quanto l’investimento chiederebbe, il colombiano ha solo tre possibilità: il flop di Pjanic, l’inimmaginabile rinuncia al centrocampo a tre o dimenticarsi scientemente del mercato dei terzini destri.

Ci si riaggiornerà soltanto appena prima della doppia sfida con il Porto, non prima, se la piega degli eventi sarà stata quella auspicata.