Auguri Ibra, ti ricordi la Juve?

di Michael Crisci |

Ibra arriva alla Juve l’ultimo giorno del mercato 2004, assieme a Fabio Cannavaro, e dopo Emerson. Un colpo alla Moggi, esemplare, improvviso. Uno stangone, il giovane Zlatan, che aveva stregato la Roma qualche mese prima, e soprattutto Capello, che appunto spinse per averlo a Torino, una volta lasciata la capitale per raccogliere l’eredità di Lippi a Torino.

Arrivò sorridente, con una folta chioma, per una cifra abbastanza contenuta anche per l’epoca.

In una Juve che aveva come dogma la coppia Del Piero-Trezeguet, l’idea che lo svedese venisse a fare il Kovacevic della situazione aleggiava, ma il suo talento portava immediatamente a credere che si sarebbe guadagnato una maglia da titolare. E così fu, sfruttando il rapporto non idilliaco tra Alex e Capello, che a un certo punto, decise di prendere da parte Zlatan, e di fargli vedere alcune cassette di un tizio che aveva allenato una quindicina di anni prima, tale van Basten

Tramite le gesta del campione di Utrecht, Capello cercava di modellare il suo pupillo, che fece una prima stagione di tutto rispetto in campionato, con 16 gol all’attivo (già dall’esordio, a Brescia) e svariati assist (al tempo Ibra era ancora un giocoliere), cavandosela anche in Champions (Gravesen, centrocampista del Real Madrid, ancora lo sta inseguendo), pur con qualche pecca, come i gol mangiati nel ritorno dei quarti di finale contro il Liverpool.

La seconda stagione, quella della consacrazione, Ibra gioca i primi tre mesi in maniera spettacolare, segnando anche i suoi primi gol in Champions in bianconero (strepitoso il suo gol contro il Rapid Vienna al Delle Alpi). E come dimenticare la progressione contro la Roma all’Olimpico, terminata con una puntata sotto il sette e una serie di baci lanciati al pubblico giallorosso inebetito quanto ammirato. Da lì in poi, un progressivo calo, figlio anche di tensioni interne tra la dirigenza, che sarebbe stata travolta di lì a poco da Calciopoli, e Raiola. 7 gol in campionato, la chioma sfoltita, un mondiale anonimo e il rifiuto di allenarsi con la squadra, che per Calciopoli, era finita in Serie B.

Ibra, anche giustamente, non vuole perdere gli anni migliori nella serie cadetta, e parla con il Milan, trova un accordo, ma il fattore tempo spodesta i rossoneri e avvantaggia l’Inter, con Moratti che se lo aggiudica per 25 milioni, e lo porta in nerazzurro assieme a Patrick Vieira. Si presenterà dicendo di tifare Inter fin da quando era bambino…

A Milano, comunque, Ibra comincia a diventare davvero Ibra, e il risentimento dei tifosi lo porta a essere ovviamente fischiato e considerato un traditore. La carriera dello svedese alla fine ha però cambiato di nuovo la percezione su di lui, che alla fine, nonostante il girovagare (sempre molto fruttuoso) per l’Europa (oltre a Milano, anche Barcellona, Parigi e Manchester) e per il mondo (Los Angeles), ha deciso di sposare affettivamente la causa rossonera. Unica squadra, il Milan, con cui Ibra è riuscito a segnare alla Juve da ex, nel 2010 e nel 2020.

Ibra, a 39 anni, non vuole arrendersi all’età, ed è pronto a sfidare i suoi limiti. Ora è un simbolo rossonero, ma ci si dimentica spesso di quale squadre lo fece davvero esordire nel grande calcio (col rispetto dovuto all’Ajax).

Nell’intervista concessa al sito ufficiale del Milan per il recente rinnovo, Ibra ha speso parole al miele per il suo ex compagno Pirlo, e per quella squadra con le strisce bianconere. No, Ibra non si è dimenticato della Juve. Come nessuno che abbia mai avuto la fortuna di giocarvi.

Alla prossima sfida Zlatan!


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