Attaccanti 2016/17: focus su Mario Mandžukić

di Juventibus |

di Luca Rossi

Arrivato nell’estate 2015 dall’Atletico Madrid, Mario Mandžukić ha lasciato un segno non indifferente sulla stagione 2015/16: ha segnato gol importantissimi nella fase iniziale della rimonta, e più volte si è reso decisivo con il suo lavoro al servizio della squadra. Molto probabilmente, l’attacco titolare della Juventus 2016/2017 sarà ancora composto dal croato e Dybala, nell’attesa di un altro colpo in attacco che dovrebbe costituire il terzo attaccante della rosa, giocandosela di pochissimo con i due citati.

Per analizzare quali siano le peculiarità tecnico-tattiche dell’ex Bayern e quale sia la sua importanza nel contesto di squadra alla luce di quanto visto nella scorsa stagione e con un occhio alla prossima, è bene partire dai numeri, non eccelsi, a dir la verità: 13 goal e 6 assist in 36 partite. È vero che a inizio anno Mandžukić ha avuto problemi fisici, ma sotto il profilo prettamente numerico non si è dimostrato un vero e proprio goleador. Però i numeri, soprattutto in questo caso, sono ingannevoli. Allegri infatti ha sempre schierato il croato titolare quando lo ha avuto a disposizione e un motivo evidentemente ci sarà stato. Mario è un giocatore essenziale nelle dinamiche di gioco della Juventus, poiché si tratta di una prima punta molto mobile, nonostante la stazza, che, svariando su tutto il fronte d’attacco, lascia spazio in primis alle giocate di Dybala, seconda punta perfetta per lui, e in seconda battuta alle incursioni di Khedira e Pogba. L’argentino, non a caso miglior marcatore della squadra, ha avuto un rendimento altissimo affiancato al croato (rispetto alle partite in cui ha fatto coppia con Morata), proprio per i movimenti con e senza palla del compagno di reparto. La mobilità di Mandžukić è infatti il più grande upgrade rispetto al predecessore Llorente, che era invece un attaccante boa, eccellente nella sponda, ma non nei movimenti senza palla. Mario è quindi più che funzionale al gioco corale della Juventus, perché mette in risalto le qualità dei suoi compagni grazie alla sua intelligenza tattica, altro aspetto che fa di lui una pedina importante. È un giocatore che sa leggere perfettamente l’azione, sa dove posizionarsi e sa spesso fare la scelta opportuna. La partita di andata con la Fiorentina è perfetta per andare a vedere tutto ciò sul campo. Il secondo gol, per esempio, è un insieme di capacità di posizionamento, buona lettura dell’azione e anche grinta e tecnica, due altri aspetti importanti da considerare.

La cattiveria agonistica è la prima caratteristica chiave di Mandžukić, sia per il pressing asfissiante che esercita sugli avversari (il medesimo pressing che mandò letteralmente in bambola la BBC e Pirlo nel 2013, quando il nostro attuale numero 17 era in forze al Bayern), sia per il carattere da trascinatore e leader (Lewandowski a Torino quest’anno ne ha avuto più che un assaggio). Questi sono senza dubbio valori aggiunti. Un’altra caratteristica chiave è la tecnica perché, checché se ne dica, il croato è un giocatore dotato tecnicamente e anche Allegri lo ha più volte sottolineato. Stop precisi, passaggi giusti. Basti vedere il suo assist per Dybala nella partita di andata contro il Bayern, la gara già citata contro la Fiorentina, ma soprattutto l’alzata di tacco che stava per permettere sempre a Dybala di realizzare un eurogol contro il Sassuolo nella 29esima giornata dei Serie A. Un ulteriore pregio è la sua abilità nel segnare su palle alte, sia di testa che di piede, come il Manchester City ha imparato bene sia all’andata che al ritorno dei gironi di Champions League o come ha dimostrato il gol del pareggio all’andata contro il Carpi. Stop e tiro al volo con girata di 180 gradi. Chapeau.

I maggiori deficit di Mario sono invece la lentezza nella progressione palla al piede e l’incapacità di saltare l’uomo in dribbling. Questi limiti lo rendono poco adatto nelle partite in cui bisogna essere veloci nei ribaltamenti di fronte. Il ritorno a Monaco segnala questa sua mancanza, soprattutto a confronto con la prestazione di Morata in quella gara. Un altro skill in cui Mandžukić non eccelle è il tiro dalla media-lunga distanza, questa mancanza gli impedisce di risolvere le partite da solo o di essere pericoloso fuori dall’area di rigore.

Questo ritratto ci mostra chiaramente che Mandžukić è senza dubbio un attaccante adatto al campionato italiano, dove la Juve nella maggioranza dei casi domina la partita e ha uno strapotere territoriale evidente. In queste situazioni, le abilità del croato come colpitore di testa e le sue skills tecnico-tattiche si rivelano essenziali, anche perché permettono di sfruttare al meglio le caratteristiche dei suoi compagni. Infatti, viste le abilità aeree e tecniche di Mandžukić, Alex Sandro e Dani Alves, e molto probabilmente anche Pjanic, avranno chi sfrutterà i loro cross o assist. Approfittando invece dell’intelligenza di Mario nei movimenti, Dybala, Khedira e Pogba potranno segnare sempre più gol.

Juventus' Mario Mandzukic jubilates after scoring the goal during the Italian Serie A soccer match AC Milan vs Juventus FC at Giuseppe Meazza stadium in Milan, Italy, 09 April 2016. ANSA/DANIEL DAL ZENNNARO

Diverso è il discorso in chiave europea, poiché qui conterà molto di più l’analisi dell’avversaria. Contro squadre che non hanno il possesso palla nel DNA, Mandžukić potrà essere un grimaldello importante, mentre con quelle che invece hanno il pallino del gioco in mano, ecco che il croato diventerà meno utile alla causa poiché non permette di fare salire la squadra né di far ripartire l’azione. Insomma, non riesce a fare reparto da solo. Quest’ultima considerazione diviene importante per individuare il profilo del terzo attaccante titolare da acquistare in questa sessione di mercato. Deve essere un giocatore tecnico, veloce, funzionale quindi in contropiede, dal buon tiro, ma capace di adattarsi anche come prima punta per giocare in coppia con Dybala. Morata aveva effettivamente queste caratteristiche, anche se era deficitario nei movimenti da vera prima punta.

Tirando le somme, Mandžukić è un attaccante che a questa Juve serve, soprattutto se si decide di puntare tutto su Dybala. Forse non è il top player che tutti si aspettano, ma è uno che sa il fatto suo. D’altronde una Champions League è già nella sua bacheca.