Atletico-Juve, le scelte di Allegri per capirla prima

di Luca Momblano |

Atletico Madrid-Juventus, andata degli ottavi di finale della Champions League 2019, bisogna cercare di capirla prima perché dopo resteranno soltanto i fatti, i segni (non indelebili, per ambo le parti) di un match vissuto dalle due società e dalle squadre – chissà se giustamente – come il banco di prova per ambizioni specifiche e non procrastinabili perché dentro un anno sportivo che contiene qualcosa di davvero speciale. Sbaglia però chi la considera una finale anticipata, sia perché c’è realisticamente da scorrere la lista degli avversari e dei loro nomi e della loro forza peculiare e del giudizio oggettivo di chi non la osserva in modo egoistico o provinciale. Non sbaglia ovviamente Allegri a fare ciò a cui è chiamato per vocazione professionale: appunto, cercare di capirla prima.

Non si scende in campo per lo 0-0, non si firma lo 0-0 (firmato Sandro Scarpa), si deve segnare ed è una prima esplicita missione (firmato Davide Rovati). Forse lapalissiana nel momento in cui prendi atto che Cristiano Ronaldo e tutto ciò che ne deriva sono dalla tua parte (firmato Michael Crisci). Forse invece di reale intento, quando già la settimana Champions è iniziata con due 0-0, con lo 0-0 che nessuno aveva messo in preventivo nell’altro ottavo di rilievo tra Liverpool e Bayern Monaco. Il gol, per Allegri e per il mondo intero, può arrivare al primo minuto così come nell’ultimo (gli juventini ne sanno qualcosa, soprattutto i più emotivamente fragili). Il gol, però, per Allegri rappresenta la sublimazione dell’attimo, della lucidità nella tempesta, delle mani sul volante quando esplode una gomma, degli occhi ben aperti. Il traguardo è più vicino se lo guardi, a testa bassa non sai mai esattamente quanto manca e soprattutto senti tutto lo sforzo psicofisico. E ti può schiacciare.
Per questo la Juventus cercherà di capirla già nel pomeriggio, quando davvero lo staff lascerà la gestione del momento al singolo individuo che ne deve digerire lo spartito. Ci aspettiamo una partita di gamba, ma per quanto ci riguarda le sorti saranno scritte nelle letture cerebrali di Bonucci e Pjanic, nelle esecuzioni tecnicamente opposte di Chiellini e Ronaldo, nella posizione che non farà girare a vuoto Dybala. Tatticamente il cruccio – credo anche di Allegri – risiede nella catena di destra: Bentancur ha vinto il ballottaggio con Emre Can perché è un dinamico tecnico e Allegri non vuole rinunciare al fraseggio a favore dei corpo a corpo contro una squadra di specialisti, e l’uruguagio aveva già vinto anche nei confronti di Khedira nell’ultimo allenamento prima dell’episodio che costringe il tedesco a Torino e ai controlli medici. Nella teoria delle coppie, classica dell’Allegri pensiero che guarda alla voce equilibrio, un assist per lanciare Cancelo sulla destra con compiti più vicini a ciò che sovente è stato in grado di combinare Cuadrado in importanti trasferte europee. Nella pratica, con tre attaccanti tutti subito in campo e senza loro cambi naturali in panchina (Bernardeschi non sappiamo più esattamente in quale ruolo si esalti, Kean zero minuti anche contro il Frosinone) Cancelo è il cambio offensivo nella testa del tecnico non potendo contare neppure su un Douglas Costa rodato.
Quindi? Quindi De Sciglio e Bentancur, con il posto che va all’azzurro ex Milan perché magari può aiutare anche in mezzo, alle spalle di Pjanic e alle spalle di un’ala destra che non c’è neanche considerando un Dybala che si muova in orizzontale lungo tutto il fronte della potenziale zona di rifinitura. Personalmente, visto che il calcio si fa in due, ritengo che Simeone davanti possa provare a costruire la partita quasi totalmente lì, martellante e arrembante, defilando gli acuti di Griezmann (che ha capacità di movimento e di taglio repentine e multiformi). Dietro magari a tratti difenderà anche con la linea dei sei e non uno che salterà sulla sedia. Perché Simeone è fatto così, è acclamato così; perché invece Allegri è fatto così, e non è acclamato così: De Sciglio anche perché a centrocampo nessuno dei quattro viene considerato al 100% della condizione, ognuno con i suoi piccoli problemi, che per una notte dovranno essere messi da parte per una causa superiore a Bologna e Napoli. Con il massimo del rispetto per il campionato italiano che è biblicamente molto lungo, ma di questi tempi laicamente ridotto all’ora di religione settimanale nelle scuole dell’obbligo.