Atene, 35 anni fa con l’Amburgo le prime lacrime

di Leonardo Dorini |

Nel romanzo del calcio, quella primavera del 1983, il ragazzino viveva nella pianura incuneata fra tre regioni ed una manciata di province, ad un passo dal Mincio, prima che si getti nel Po; nella piazzetta del paese c’era una panetteria e a fianco un bar; il figlio del panettiere ed il figlio del barista erano juventini, come quel ragazzino.

E la Juve era in finale di Champions League…anzi, no, di Coppa dei Campioni; i “Campioni” allora erano solo quelli che vincevano il campionato, erano i campioni quelli veri e il torneo non aveva i gironi, solo sorteggi e scontri diretti: 5 turni secchi, niente preliminari, 11 partite, se le facevi tutte.

La Juve le aveva fatte tutte e per la seconda volta nella sua storia era in finale in questa competizione.

Il ragazzino, nel romanzo del calcio, avrebbe ricordato quella formazione titolare per tutta la vita; la ricorda anche adesso:

Zoff Gentile Cabrini Bonini Brio Scirea Bettega Tardelli Rossi Platini Boniek….non suona bene, ancora oggi?

I terzini oggi esistono ancora, ma il “libero” non c’è più – e purtroppo non c’è più “quel” libero; il mediano che corre come un dannato sì, c’è ancora, ma si trova raramente; il telaio di questa squadra era quello che aveva vinto i mondiali qualche mese prima; poi erano arrivati due stranieri; un francese quasi sconosciuto, di origini italiane: pare Boniperti lo avesse visto sui campetti in Savoia, pare che l’Inter lo avesse scartato. E un polacco col numero 11, correva forte, soprattutto di sera, partiva sulla sinistra, veloce veloce, coi capelli rossi.

Il figlio del panettiere, il figlio del barista ed il nostro ragazzino sentivano quella partita come nessun’altra: di sicuro la vinciamo, dicevano con una sicumera che mai e poi mai si sarebbero più permessi di avere, dopo; chi sono questi dell’Amburgo? Brocchi, ci pensiamo noi!

La banda decide di fare qualcosa di eclatante, quasi a voler far sentire fino ad Atene che da quel paesello era forte il tifo per la Juve; facciamo uno striscione! E’ un attimo che appare un lenzuolo e lì, la piazzetta, è ideale per l’operazione: lo stendiamo e facciamo una mega scritta: JUVE FACCI SOGNARE. La avremmo appesa dentro al bar, che allora come oggi si trasforma presto in una bolgia.

Zoff Gentile Cabrini Bonini Brio Scirea Bettega Tardelli Rossi Platini Boniek…. la ricordo ancora oggi, nonostante quel tiraccio maledetto di Magath e le prime lacrime di una finale persa.

 

 

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