L’Atalanta è l’unica cosa che conta

di Massimo Zampini |

Mentre troppi tifosi juventini sull’orlo della follia si scannano sui social per le frasi di Conte circa l’importanza dello scudetto al Chelsea rispetto ai tre in bianconero (“lo ha detto”, “non lo ha detto”, “lo ha detto ma non intendeva dirlo”, “non lo ha detto ma intendeva dirlo”), facendoci venire voglia di cambiare squadra, sport, nazione, pianeta.

Mentre la Gazzetta continua la sua campagna nostalgia con l’ennesima prima pagina con la nostra presunta caccia al “triplete” – che notoriamente non esiste -, in modo da potere, una volta fallito qualche trofeo, parlare di delusione.

Mentre alcuni juventini dicono fieri “se capiterà, lo chiameremo tripletta e non triplete”, e non hanno capito che così dicendo sono già cascati nel giochetto, perché – chiamatelo come volete – il tema non ci interessa minimamente, contano solo – singolarmente – scudetto e Champions: il resto è roba di fantasia, di nostalgie altrui, roba che non esiste.

Mentre ci casca perfino Lippi, il più grande di tutti, in una bella intervista in cui riempie di complimenti la Juve e Allegri, ma partecipa involontariamente alla patetica campagna tripletista della Gazzetta, quando dovrebbe invece ricordarsi più di tutti quanto grande sia la distanza tra arrivare a un passo dal traguardo e ottenerlo davvero, quanto siano difficili e scivolose le ultime sfide.

Mentre sento juventini parlare di Cardiff, di chi preferirebbero affrontare in finale o della Coppa Italia a metà maggio (come se ci fosse necessariamente un’altra finale a giugno) dimenticando la differenza tra gli juventini e gli altri (parlare dopo vs parlare prima) e ignorando la differenza tra scaramanzia (ovviamente inutile) e ragionevolezza, perché dare per scontato l’esito di una semifinale, tanto più contro un Monaco dominatore in Francia e splendido in Europa, è segno di poca avvedutezza, non certo di mancanza di scaramanzia.

 

Ecco, mentre accade tutto questo, venerdì arriva una delle partite più importanti dell’anno.

 

Si va a Bergamo contro l’Atalanta, in piena corsa per l’Europa, zeppa di giocatori giovani e interessanti, più quel Gomez che mi divertirebbe vedere per un paio d’anni nella nostra rosa come rincalzo di lusso.

 

Match fondamentale perché, anche se molti tifosi juventini ormai irriconoscibili e viziati da troppe vittorie considerano il titolo già vinto da mesi, anzi forse dalla campagna acquisti, in pieno stile Inter, con un passo falso potremmo trovarci a più 5 dal secondo posto, con derby e trasferta di Roma da giocare in mezzo alle semifinali di Champions ed esiti tutt’altro che scontati.

Una vittoria a Bergamo, invece, oltre a tenere altissimo il morale e l’autostima del gruppo, chiuderebbe sostanzialmente il discorso scudetto, portandoci nella leggenda e rendendo la stagione fantastica al di là dell’esito della Champions League; ci permetterebbe inoltre di giocare le semifinali di Champions senza dovere affrontare battaglie con tutti i titolari in campionato, soprattutto contro quel Torino che ce ne azzoppa qualcuno appena può, figuriamoci in mezzo a due semifinali di Champions (rimarrà indimenticabile un derby a ridosso di Barcellona-Juve nel 2003, in cui persero come sempre ma finirono in 8 pur di farci fuori mezza squadra).

Vincere venerdì cambierebbe completamente la prospettiva degli impegni successivi.

 

Altro che gli scudetti preferiti di Conte, gli hotel già tutti pieni di Cardiff e le campagne nostalgiche della Gazzetta: esiste solo Atalanta-Juve, la partita di fine aprile che può cambiare tutto il nostro maggio.