Questione di (de)merito. O, forse, no…

di Claudio Pellecchia |

Dice: «Non puoi pretenderle di vincerle tutte». Giusto. Ribadisce: «In condizioni normali avresti anche firmato per un pareggio». Forzato, ma ci sta. Sottolinea: «Questi sono forti forti». Vero. Conclude: «E bisogna dare i giusti meriti all’Atalanta». Verissimo. Però sarebbe anche lecito chiederti, dopo che a Bergamo hai scherzato per la prima mezz’ora contro una delle realtà più solide del campionato, dove comincino detti meriti e dove, invece, comincino i demeriti tuoi. Soprattutto quando ti tocca raccontare, per l’ennesima volta (già perché qualche campanello d’allarme era risuonato anche quando avevi i tre punti a confortarti: Sassuolo e Fiorentina docet), una squadra, nettamente superiore al resto della concorrenza, diretta e indiretta, che al primo gol subito sconnette. Senza ragione, senza motivo, senza spiegazione, tecnica o tattica che sia.

La Juventus che esce con un punto in più (e due in meno) dall’Atleti Azzurri d’Italia è riuscita nella non facile impresa di disputare la migliore e la peggiore partita stagionale: la migliore se si guarda alla prestazione globalmente considerata (almeno i primi trenta minuti), la peggiore se si considera come, dopo il regalo di Buffon (che fa il paio con quello di Berisha), la tenuta mentale, un tempo primo punto di forza, sia venuta clamorosamente meno. Il pari, meritato, dei nerazzurri, nasce già nell’ultimo quarto d’ora del primo tempo (dove già Kurtic perdona incredibilmente una mancata copertura di Lichtsteiner) quando, di colpo, errori di misura, di concetto, di interpretazione del singolo gesto tecnico, prendono il posto di tutto il buono e il bello mostrato prima.

Quelli bravi direbbero “come Penelope che disfa la tela”. Noi, molto più sommessamente, diciamo “come la Juventus che imita se stessa” nel suo ripetuto smarrirsi nelle pieghe mentali, prima che fisiche o tecniche, delle partite in cui l’episodio (o gli episodi) ti gira male e ti scompagina momentaneamente l’ottimo piano gara, alla ricerca di quella gestione a ogni costo che tante volte è una risorsa ma che, ogni tanto, può anche trasformarsi in un limite. Il resto, compresi il VAR, Damato e Dybala che sbaglia tutto quello che c’è da sbagliare, rigore compreso (può capitare anche a lui), forse addirittura il risultato, è solo un dettaglio, anzi la naturale conseguenza di qualcosa di più grande e che non abbiamo imparato a conoscere, capire e gestire. Quando e se accadrà, l’ordine naturale delle cose e della classifica verrà ristabilito. Ma, fino ad allora, permetteteci che ci girino, e di brutto, per aver pareggiato così una partita che si era messa colì. Pur riconoscendo tutti i meriti del mondo all’Atalanta e Gasperini.