Assemblea Juve: 400 milioni per rilanciare la competitività ed il brand

di Leonardo Dorini |

E’ arrivato il giorno dell’assemblea degli azionisti della Juventus, che il Club della Continassa ha voluto tenere in presenza, con un allestimento ad effetto presso l’Allianz Stadium: l’incontro con i Soci è quindi avvenuto, nel rispetto delle norme Covid, in una cornice che più evocativa e “juventina” non avrebbe potuto essere.

L’assemblea si riuniva per la parte ordinaria, con il rinnovo degli organi sociali e l’approvazione del bilancio chiuso al 30/6/2021, e per la parte straordinaria dell’ordine del giorno, che prevedeva la delibera sull’aumento di capitale da 400 milioni annunciato in estate (e già parzialmente eseguito da Exor).

Ovviamente, è stata l’occasione per il presidente Andrea Agnelli di ripercorrere il difficile momento del settore calcistico, colpito duramente, come tutto il mondo dell’entertainment, dalla pandemia scoppiata nel marzo del 2020; Agnelli ha ripetuto alcuni concetti chiave, che da parecchio tempo ha modo di comunicare: un business calcistico che sembrava cullarsi su una crescita “distaccata dalla situazione mondiale”, con investimenti importanti che avevano ipotesi di ritorno di un certo tipo; il Presidente ha ricordato esercizi finanziari, quelli fra il 2014 ed il 2018, “costantemente sopra i 400 milioni di fatturato” e quindi l’idea, maturata in quegli anni, di investire ulteriormente, con l’acquisto di CR7 ma non solo, per un ulteriore salto di qualità (è stato definito un “Piano espansivo”).

E’ in questo contesto, con un primo aumento di capitale a supporto di 300 milioni eseguito nei primi giorni del 2020, che si inserisce il disastro della pandemia (“arrivata per noi nel momento peggiore”, ha detto Agnelli), che di fatto ha azzerato le prospettive di crescita e di ritorno degli investimenti, costringendo la Juventus, come tutti gli altri Club, a rivedere le proprie strategie.

“60 partite senza pubblico, una cosa irreale” ha detto Agnelli ricordando i tempi difficili in pieno Covid, con conseguenze importanti sui ricavi e una riduzione enorme del mercato dei trasferimenti, sia nel suo complesso (da 6,5 a 3 miliardi) che anche, ovviamente, per il Club bianconero.

Ma oggi è il momento di una nuova progettualità, e qui, di nuovo, Agnelli ha ricordato l’idea della SuperLeague (sostenuta “non da 3, ma da 12 Club”), e lanciato segnali di pace e di collaborazione alla UEFA, e rilanciato una nuova prospettiva tecnica e sportiva per i prossimi anni, perché “nessuno si aspetta gratitudine ed appagamento”.

Ed ecco l’aumento di capitale, approvato dall’assemblea nella sua parte straordinaria: altri 400 milioni a servizio sostanzialmente di tre obiettivi, come è stato illustrato nella nota integrativa alla Relazione sulle Gestione diffusa dalla Società il 25 ottobre scorso: (i)la riduzione dell’indebitamento finanziario e il sostenimento dell’operatività a breve (per 148 milioni); (ii)il finanziamento degli ulteriori investimenti per il mantenimento della competitività sportiva e, infine, (iii)un esplicito riferimento all’incremento di visibilità del brand Juventus, un tema questo che è stato uno dei fulcri dello sviluppo commerciale del Club negli ultimi anni e che giustamente il management vuole continuare a sviluppare.

Le previsioni del Club, come è stato ampiamente ripreso dagli organi di stampa, prevedono la corrente stagione ancora in perdita, un miglioramento dalla prossima, ed un ritorno all’equilibrio dalla stagione 2023/24: un percorso di prudente ritorno alla normalità quindi, pur nel quadro del proseguimento, come detto, degli investimenti. A questo riguardo, è stato ribadito ulteriormente il concetto di sostenibilità finanziaria, ed a questo riguardo Agnelli ha usato un detto molto noto “Turnover is vanity, cash is king”: è tempo quindi di non puntare solo al fatturato, ma anche e soprattutto ai margini operativi e finanziari originati da tale fatturato (un concetto che ha sicuramente informato l’inserimento della figura di Maurizio Arrivabene come AD ed a cui quindi la Società vuole puntare).

Nella conferenza stampa finale, Agnelli ha detto che questo non è il momento più difficile da quando è alla presidenza: lo fu invece il maggio 2010, al suo arrivo, quando dovette ricostruire una cultura aziendale che invece ora esiste, e va ulteriormente sviluppata.

A chi gli chiedeva di declinare meglio il significato del concetto di mantenimento della competitività sportiva il Presidente della Juventus lo ha fatto in modo molto semplice: “qui conta vincere”. E questo è parsa, a noi tifosi, la cosa più sensata da dire.


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