Aspettando Villar Perosa /2 – Dove la guardi?

di Massimo Zampini |

Premesso che tifo per la nazionale e spero vivamente che vinca l’Europeo, nelle giornate che precedono le sue partite cerco disperatamente motivi per appassionarmi un po’ di più e riuscire a diventare un tifoso di categoria 1 : questa volta leggo un bel po’ di spassosi articoli e tweet del passato contro Conte e i nostri difensori, ma il vero aiuto arriva da Travaglio, che dichiara di tifare per tutte, tranne per l’Italia. Come mai? Gli viene chiesto. Perché gli è antipatico Antonio Conte. Gli piaceva molto da giocatore, chiarisce, dimenticando però che l’attuale mister giocava nella Juve della odiata Triade, quella degli scandali, quella che gli ha fatto passare la voglia di tifare, poi ritrovata con la bella squadra di Cobolli Gigli e ripersa una volta salito alla presidenza Andrea Agnelli, evidentemente non all’altezza dei suoi predecessori. Un tifoso bizzarro, non c’è che dire, ma almeno lui un piccolo aiuto ad appassionarmi me lo dà.

Venerdì dove la guardi?”, ci si chiede tra amici da qualche giorno.

Nessuno ha voglia di proporre casa sua (che cosa si offre a degli ospiti, alle 15? Devo invitarli a pranzo? Compro solo le solite birre, ma se le berranno le birre alle 3 di pomeriggio?), e – anche per darsi un tono, trattandosi di un orario lavorativo – tutti fingono di avere impegni determinanti per il futuro del pianeta e quindi scopriranno solo alla fine se e dove la potranno vedere: a Roma si usa dire seccamente “sto ‘n po’ impicciato”, tenendosi poi aperta ogni porta con un “fatemi sapere dove la vedete, se mi libero vi raggiungo”.

Nessuno fa sapere nulla e, come previsto, la guardo in studio, davanti al pc. Sempre con le carte di diversi fascicoli davanti, perché non sembri anche a me stesso di potermi prendere serenamente un paio d’ore per vedere la partita alle 15 di un giorno feriale. La vedo dunque sulle Rai: ottimo che Giaccherini qui non sia Giaccherinho, peccato però per la lunga serie di “te l’avevo detto” di Zenga, che voleva gli azzurri più alti rispetto al primo tempo (intuizione davvero niente male) ed era fiero che i ragazzi stessero pian piano eseguendo il suo diabolico piano.

Intanto la partita prosegue, divertente come Juve-Benfica, appassionante come l’ultimo mese di campionato quando la Juve ha già festeggiato a metà aprile, emozionante come i dibattiti Raggi-Giachetti sullo stadio della Roma, e ho il terrore del fischio finale sullo 0-0 perché sì, va bene Travaglio che tifa contro e porta via un paio di righe, ottimo anche il solito elogio della difesa juventina, la solidità, l’esperienza, la prima volta della nazionale senza un tiro in porta subìto, ma un pezzo intero su questi soli due temi ho paura che risulti un po’ debole – e della bontà delle albicocche in questo periodo ho già scritto l’altra volta.

Entra Zaza, gli juventini diventano 5.

Tocca a Sturaro, e diventiamo 6.

E’ lì, quando in campo ci sono 6 juventini, come a Spagna ’82, che accade il miracolo: il Chiello fa un lancio perfetto con le mani dopo averne sbagliati venti con i piedi, Zaza all’88esimo si piazza dove deve sempre stare Zaza all’88esimo ed Eder improvvisamente si trasforma da Giovinco in giornata no a Roberto Baggio in giornata sì, qualificando l’Italia, molto probabilmente come prima del girone, con una giornata d’anticipo. Basta riempire la squadra di juventini a caso e i tre punti sono inevitabili.

All’ultimo secondo poi Chiellini e Bonucci cercano disperatamente di farsi ammonire, ma purtroppo – all’opposto di quanto avviene in Italia – in Europa proprio non ci riescono (cit. al contrario), e allora un giallo completamente inutile, se non dannoso, se lo prende il buon Buffon, che lo accoglie da par suo accennando appena qualche imprecazione.

E’ finita, possiamo gioire e tra qualche giorno ci aspetta Italia-Irlanda, che quanto a suspense e spettacolo ha tutte le potenzialità per fare impallidire Italia-Svezia; si discuterà se sarebbe stato meglio arrivare primi o secondi (ecco, visto che dubitate della probità di Conte, provate a suggerirgli di perdere apposta: vediamo come la prende) e poi, finito il girone, mancheranno cinque giorni agli ottavi di finale dell’Italia.

E, giorno più giorno meno, un paio di mesi a Villar Perosa.