L'ascendente di Max

di Juventibus |

L’ultima prova di forza della Juventus può essere riconducibile a due ordini di fattori. In primis, la voglia di rivalsa dopo una settimana di critiche tradotta sul terreno di gioco con quella skill astratta che viene definita grinta, che in Sudamerica chiamano “garra”, a Napoli “cazzimma” ma che noi, semplicemente, sappiamo essere “fame” riaccesa ogni volta ed illustrata in maniera esaustiva delle parole “Fino alla Fine”.
L’altro motivo può derivare da una serie di congiunzioni astrali, variabili impazzite che determinano una catena di eventi, qualcosa che nei circoli elitari viene universalmente riconosciuto come “culo“.
Il “nuovo” modulo di gioco presentato in campo contro la Lazio è nato un mercoledì mattina come tanti a Vinovo (come lui stesso ha ammesso nel post partita al suono delle parole “Una mattina mi son svegliato…”), nella testa di Max Allegri, uno che vive il calcio “di pancia”, di intuizioni sensitive e di idee strampalate.
Questa formazione spettacolare ed equilibrata, che a leggerla sulla carta sembrava idea degna del miglior (o peggior) Zeman, scandita da una buona gestione della palla di Khedira versione “one touch” e un Pjanic XXL (96% di pass accuracy, 44 tocchi, 5 intercetti e 0 palle perse) per tacer di un Mario Mandzukic à la Kantè (11,1 km percorsi e heatmap esplosiva), ha smentito nel periodo più caldo della stagione la presunta poca “influenza” delle decisioni o, per meglio dire, l’ascendente che ha Mister Allegri sul modo di giocare della sua squadra.
E, dunque, a proposito di congiunzioni astrali e improbabili strani avvenimenti, di cui il segno è solo il primo degli elementi che in astronomia concorrono a definire uno di questi temi, un altro dato fondamentale è l’ascendente.
Vediamo di capire il significato astronomico di questo elemento zodiacale (da Wikipedia): in virtù del moto di rotazione della Terra su se stessa (in 24 ore fa un giro completo), la fascia zodiacale sembra ruotare incessantemente intorno a noi, e ogni due ore circa, un nuovo segno “ascende”, cioè compare, ad Est sulla linea dell’orizzonte: l’ascendente è appunto il segno che si trova in questa posizione al momento della nostra nascita. L’ascendente, nel sistema zodiacale delle case, è il punto di partenza, o cuspide, della prima casa, e il punto di partenza della suddivisione in case del cielo di nascita. La prima casa rappresenta l’aspetto dell’individuo, il modo in cui le altre persone ci vedono in superficie e gli occhi con cui noi ci relazioniamo con il mondo.
In altre parole, l’ascendente è quello che noi chiamiamo “prima impressione”, l’idea che noi diamo di noi stessi a chi ci guarda in modo superficiale o ci incontra per la prima volta.
Non è dato sapere quale sia il momento esatto in cui è comparsa nei radar la pazza idea del Mister, l’unica cosa certa è che ognuno di noi bianconeri ha pensato “o è completamente fuori di melone (eufemismo) o è un genio”.
La decisione autoritaria (con forte ascendente sulle dinamiche di gioco) di Allegri si lega alla realtà che con la difesa a 4 di questa stagione la Juventus sembra aver trovato quella famigerata dimensione europea, di cui tutti parlano ma nessuno sa cosa sia (un po’ come il vero amore e l’apparizione degli spiriti), e le scelte di ieri sono una logica conseguenza della mancanza di centrocampisti box-to-box alla Pogba o Sturaro (sigh) e di metronomi equilibratori in mediana (leggi Marchisio), adattati al sistema più affidabile di quest’anno e riutilizzato con l’aiuto di interpreti votati al sacrificio per la causa (leggi Mandzukic, Mario Mandzukic, e il croato Mario Mandzukic).
Quello che sembra scatenarsi improvvisamente dall’ispirazione e dallo stile naif di Max Allegri non è altro che un punto di forza del nostro attuale coach, che riprende un concetto più o meno caro ad un precedente allenatore bianconero, che sosteneva che “il sarto facesse il vestito con la stoffa a sua disposizione”, prima di cambiare idea e sbattere malamente la porta di uscita. L’eclettismo di Max, invece, permette di abbinare il suo pensiero veloce ed istintivo su scelte cosiddette “di rottura” (spaccare le partite o le stagioni), a pensieri più lenti che già albergano nella sua mente e fanno parte del suo bagaglio tattico: un miscuglio di idee ed atteggiamenti che può dar luogo a capolavori tradotti sul campo di gioco (incompiuti o meno che siano, vedi trasferte di Champions a Dortmund e Monaco di Baviera), e che possono sembrare pazzie senza senso a chi le guarda in modo superficiale (so-called “leone da tastiera”).
E così mentre prosegue la diatriba sul carattere mollo (cit.) dell’allenatore livornese, al netto delle controprove che serviranno, Max si scopre coraggioso in occasione della sua 300esima in Serie A e fa partire la sua rivoluzione.
L’ascendente di Allegri sul mondo bianconero sembra sempre più forte, in vista dell’ormai attesissima “Juve di Marzo”.
Adesso sì che “andiamo a comandare“.
Di Fabrizio Mauriello (@derek_for)