Arthur porta razionalità nel centrocampo della Juve

di Alex Campanelli |

morata arthur

In una partita scorsa via in maniera decisamente meno agevole di quanto il 4-1 finale non racconti, a prendere per mano la Juventus è stato sicuramente l’uomo col numero 7, impressionante per l’impatto sull’atteggiamento della squadra ancor prima che per i gol. C’è però anche un uomo ombra nel successo di Cesena: Arthur Melo, partita dopo partita, si sta ergendo quale direttore di molti dei lavori ancora in corso nella Juve di Pirlo, distinguendosi in maniera netta da tutti gli altri centrocampisti centrali in rosa.

Intendiamoci, Arthur non ha giocato una partita da 8 in pagella, ha commesso errori, soprattutto senza la palla tra i piedi, come in occasione del gol del provvisorio pari siglato da Pobega. Sull’avanzata di Bartolomei e il successivo scarico centrale, il numero 5 dovrebbe mettersi sulla linea di tiro del centrocampista dell’Under 21 oppure in una posizione tale da impedire che gli arrivi la palla, invece Arthur indugia appena fuori dall’area senza marcare nessuno e senza schermare nessuna linea di passaggio, lasciando il giocatore dello Spezia libero di concludere.

Con il pallone, però, l’apporto del brasiliano è stato assolutamente vitale per il raziocinio e la compattezza che ha donato al reparto mediano, fin troppo frenetico in molte occasioni. Nelle 6 precedenti uscite stagionali (sì, la Juve di Pirlo ha giocato 7 partite in tutto, ogni tanto ricordiamolo), i giocatori a toccare più palloni in una singola gara sono stati Danilo nelle prime 3 di campionato, Bonucci con la Dinamo Kiev e Demiral col Barcellona; Arthur è stato il più coinvolto con il Verona, di misura su Bentancur e Cuadrado, e soprattutto stasera, con 105 palloni giocati davanti ai 97 di Bonucci. Quantità ma anche e soprattutto qualità, dato che stasera Arthur ha completato il 95% dei passaggi, 97 su 92, il miglior dato stagionale dietro al 96% di Cuadrado con la Samp e di lui stesso col Verona.

Numeri assimilabili a quelli del miglior Pjanic, anche se il controllo che Arthur esercita sulla partita è differente da quello del bosniaco: l’ex Barcellona non perde mai il possesso della palla, gli è successo una sola volta in 6 partite disputate tra Serie A e Champions League, ed è bravo ad attirare la pressione avversaria e gestire la sfera col suo controllo di altissimo livello portando gli avversari a commettere fallo (oggi 4 falli subiti, migliore in campo) per permettere alla Juve di respirare. Per contro, il brasiliano lancia decisamente poco, sebbene quasi sempre in maniera precisa, e pesca l’uomo in verticale solamente quando è certo che la squadra possa trarne vantaggio, come in occasione del primo gol.

Il corridoio trovato da Arthur, col tempo giusto e la forza giusta, è importante quando l’assist di Morata e il gol di Cristiano.

L’integrazione di Arthur nel gioco della Juve e, viceversa, l’adattamento dei compagni alle giocate del 5 verdeoro, non hanno logicamente ancora raggiunto un livello ottimale: già detto dei problemi del giocatore in fase di copertura, a volte sorge qualche incomprensione anche nel dialogo con l’altro centrocampista, che non si aspetta ripetuti passaggi ravvicinati o quando viene pescato in mezzo a molti avversari non ha la lucidità per ridarla di prima ad Arthur, problemi che il giocatore non incontrava nel Barcellona.

In un momento nel quale la Juventus ha bisogno di certezze alle quali aggrapparsi per costruire un nuovo impianto di gioco efficace e allo stesso tempo solido, rifugiarsi nelle geometrie e nei ritmi di Arthur potrebbe rivelarsi un’ottima arma per Pirlo; aspettiamoci sempre più spazio per il centrocampista brasiliano, anche al fine di risolvere i problemi sopra elencati e renderlo un ingranaggio fondamentale di questa squadra.