Arthur Melo, le sette cose che non sapete di lui

di Silvia Sanmory |

Se volete conoscere qualcuno, dovete ascoltare la sua musica“.
(Platone)

 

A molti, i nomi di Zico Dias e di Ferrinho suoneranno come sconosciuti. I due pionieri del sertanejo, genere musicale rurale melanconico, nato tra baracche di braccianti e case coloniche del Brasile di inizio secolo scorso, due voci e una chitarra che si espandono nel paesaggio indigeno.

Una country struggente in salsa brasileira che, non senza una certa meraviglia, ho scoperto setacciando la vita di Arthur Henrique Ramos de Oliveira Melo, per tutti Arthur. Il futuro bianconero è un estimatore del sertanejo (colonna sonora del suo lockdown), inaspettatamente e piacevolmente “fuori tempo”, anche per le sue origini.

RAGAZZO DI CAMPAGNA

Arthur è nato nel 1996 nell’entroterra brasiliano, a Goiânia, nota per le miniera d’oro, nello sterminato altopiano Planalto Central; cresciuto nella fattoria di famiglia tra cavalli nel maneggio, mucche al pascolo e galline razzolanti, col nonno che sin da bambino lo ha abituato al lavoro nella fazenda. Arthur racconta: Mi piaceva l’idea di fare il contadino, cavalcare i tori, i rodei… ma avevo il sogno di diventare un calciatore. Per questo a 14 anni è andato a cercare fortuna a Porto Alegre, al Grêmio, a 2000 km da casa, e qui la trafila dalle giovanili all’esordio in prima squadra nel dicembre del 2016, appena ventenne.

GLI IDOLI

Indubbiamente Leo Messi, compagno di squadra al Barcellona, ritrovato in una semifinale con l’Argentina: “È il calciatore più forte contro cui abbia mai giocato ha dichiarato Arthur (che non ha mai affrontato Cr7 per la cronaca…); poi Roger Federer citato come modello di riferimento, e il “maestro” (così lo definisce) Iniesta.

RAGAZZATE

“Ho sbagliato ad andare a quella festa. Ero emozionato ma ho delle mie responsabilità ed ero consapevole di ciò che stavo facendo. Mi scuso se ho deluso qualcuno dei miei colleghi. Mi hanno aiutato molto”. Il mea culpa ufficiale per aver partecipato al compleanno dell’amico Neymar a quarantotto ore dalla gara d’andata del Clasico di Copa del Rey; un’ammissione pubblica che gli ha fatto onore.

“SEJA FORTE, TENHA FE'”

“Sii forte, abbi fede” è il motto che ha scelto per descrivere se stesso nel sito ufficiale e nei social (oltre 7 milioni di followers). Il brasiliano ha una forte spiritualità e religiosità e spesso si rifugia nella preghiera.

PIU’ LA TESTA CHE I PIEDI

Nel calcio, per quanto si dica, è molto più importante la testa che i piedi. Devi pensare molto rapidamente e qui in Europa, devi eseguire anche molto rapidamente. La cosa più importante è osservare cosa succede in campo per prendere la decisione giusta. Puoi essere molto forte, molto rapido, molto aggressivo, però se la testa non pensa non ti servono a niente quelle qualità“.

MESSI STUPITO

Arthur è il giocatore dell’intera rosa del Barcellona che maggiormente mi ha stupito” parola di Leo Messi. Le cronache narrano che la dichiarazione ha ulteriormente convinto il Barcellona a preferire sempre più spesso Arthur al posto di Rakitic, panchinato ad oltranza proprio per la folgorante esplosione del giovanissimo brasiliano.

Benvenuto Arthur!