Arthur, Benta o Locatelli: chi meglio di Pirlo per scegliere un regista?

di Sandro Scarpa |

Quale sarà il REGISTA della Juventus allenata dal Maestro dei Registi degli ultimi decenni?

Bentancur, Arthur o forse Locatelli? Chi meglio di Pirlo, l’uomo che per più di un decennio ha portato il ruolo del play su un altro pianeta, può scegliere il giocatore ideale nel far girare la sua squadra, nella sua prima incredibile sfida da allenatore?

Di tutti i dubbi possibili sul Pirlo allenatore –gestione umana, preparazione atletica, moduli, schemi, problem solving, gestione dei tempi, delle fasi, etc– l’unica cosa apparentemente certa è che il mister NON sbaglierà nella valutazione dell’uomo più adatto a fare il play davanti alla difesa, in un ipotetico 433 (visto nelle prime partitelle). Eppure non è scontato, vediamo perché.

Con la partenza di Pjanic, il ruolo sarebbe dovuto passare a Bentancur, autore di alcune buone prove nel ruolo di play, anche se con sbavature e palle sanguinose perse in uscita. Lo stesso Rodrigo ha dichiarato la preferenza per il ruolo di “volante”, interpretato da giovanissimo al Boca. Eppure, l’uruguagio ha dimostrato di essere più performante come mezz’ala, in possesso -ottimo in fraseggio e rifinitura, meno in conclusioni e inserimenti- e soprattutto in non possesso, sia in pressione alta che nella capacità di recupero anche con lunghe corse all’indietro.

Arthur non era regista al Barca (Busquets inamovibile davanti alla difesa), anche se era centrale nell’accompagnare l’uscita palla e nella costruzione del gioco (come tutte le mezz’ali Barca da più di un decennio), e pare aver destato ottima impressione nei primi allenamenti in quel ruolo, ma restano i dubbi sulle sue capacità di adattamento. Alla fine, il potenziale obiettivo Locatelli è l’unico regista “di ruolo” dei tre. Esordio da predestinato al Milan a 18 anni, poi anni “rovinati” da stagioni rossonere confusionarie e infine 2 ottimi anni da play del raffinato e ambizioso gioco di De Zerbi al Sassuolo.

Le fonti dalla Continassa -Luca Momblano in primis- ci dicono che Pirlo vedrebbe Bentancur (e McKennie) come mezz’ala destra e Arthur (ed eventualmente Locatelli) come play.

Se Pirlo “vede” un giocatore (Arthur) come play o “non vede” un altro (Bentancur) in quel ruolo ci sarebbe da fidarsi ad occhi chiusi.

Eppure non è automatico che un campione fenomenale in quella posizione possa avere una “visione” perfetta ed assoluta nel leggere le attitudini di un calciatore nel ricoprire lo stesso ruolo. Paradossalmente Pirlo potrebbe avere dei “bias” ereditati dalla sua straordinarie carriera, e pretendere cose –tocchi, gestione, calma, scelte di tempo e spazio– che solo lui era in grado di fare.

Una delle linee guida, una regola non scritta, dell’assegnazione degli scout è quella di evitare di far visionare un calciatore ad uno scout che ha giocato nello stesso ruolo. Vale per lo scouting, magari non per gli allenatori. Conte “vede” Barella e non Eriksen, anche se è un fenomeno a “vedere” molti altri ruoli, Allegri stravedeva per le mezzali, e anche se preferiva giocatori solidi e muscolari (al contrario del suo essere discontinuo ed iper-tecnico in campo), i suoi alfieri erano sia uomini dall’intelligenza tattica superiore (come Khedira). sia gente che “non finiva mai di correre” come Matuidi.

Un allenatore dovrebbe essere portato a ragionare più sul livello collettivo che sul piano individuale: capire cosa gli serva, cosa voglia che il suo “regista” sappia fare in relazione alla squadra che sta costruendo e non per forza queste richieste tattiche devono combaciare col tipo di giocatore che è stato.

Pirlo -da esordiente- potrà avere verosimilmente idee più chiare sulla capacità o meno di un suo uomo di accendere il gioco, magari più di un incerto Ciro Ferrara che, per mesi, si ostinò a schierare Felipe Melo da play basso. Altra qualità del mister, in relazione ad un ruolo cruciale, potrebbe essere quella di fornire insight molto credibili su alcuni aspetti tecnici e tattici individuali, e sviluppare alcune capacità specifiche -con la correzione del controllo orientato e lo sguardo in profondità prima del lancio-. E di sicuro per “allenare” la difesa in alcuni movimenti singoli scegli Barzagli (o Tudor), non un ex-attaccante o trequartista.

Restano però ipotesi. Per quanto riguarda infatti il metodo di allenamento e l’integrazione nel modello di gioco, aspetti determinanti nell’incisività del singolo nel collettivo, non possiamo avere altro che “intuizioni” e suggestioni. Da un lato infatti si presume che Pirlo possa scegliersi gli “allievi” più idonei e  insegnare loro a fare il “play” meglio di chiunque altro, con indicazioni su movimenti, tempi e giocate (senza arrivare alle correzioni quasi “teatrali” di un Guardiola), dall’altro la grandiosità del Pirlo giocatore potrebbe rivelarsi un boomerang. Andrea era così “unico” nel vedere spazi impossibili o nella letture del pressing avversario che magari le sue convinzioni su movimenti e tempi di gioco applicati su un giocatore “normale” potrebbero provocare danni.

Propendiamo -nel dubbio- sulla capacità di un Genio del ruolo, nel comprendere, valutare, scegliere, impostare e correggere il suo alter-ego in campo. L’unica certezza è che i suoi discepoli lo staranno a sentire in silenzio, non come qualcun altro in passato che pretendeva di insegnare a Ronaldo come calciare le punizioni. Siamo sicuri che stavolta, Cristiano ascoltererebbe.

(si ringraziano Mattia Demitri e Dario Pergolizzi per gli spunti).