L’arte di Matthijs de Ligt fuori dal campo

di Silvia Sanmory |

Si capisce al volo chi è un leader. Più del discorso, cura il riassunto per la stampa“.
(Dino Basili)

Telecronaca Juve-Parma sul canale Sky.

Maurizio Compagnoni commenta il pareggio dei nostri avversari sottolineando come Roberto D’Aversa, allenatore dei gialloblu, sogni la vittoria per la sua squadra e per il suo amico Antonio Conte.

Brusio di malcontento degli juventini che assistono con me alla partita e mentre addento il mio toast con salmone selvaggio e burro d’alpeggio addolcisco l’eco degli sproloqui del popolo bianconero che mi pare di sentire…

Comunicare non è un mestiere semplice, anche i più bravi a volte inciampano, magari vittime di un certo sentimentalismo, diciamo così,  dando vita ad un pout pourri di quello che si vuole dire, quello che si pensa, quello che si pensa si vuole ascoltare.

Poi arriva lui, Matthijs de Ligt, il trascinatore degli spalti quando ancora militava nell’Ajax e dirigeva la curva dei suoi tifosi dopo una vittoria. Carisma unico da vero leader che sembra impossibile in un ragazzo così giovane.

Ai microfoni di Sky Sport, nel post partita, è più incisivo di Sarri, risoluto nell’affermare che “contava vincere ed è importante averlo fatto”. Loda i compagni, di Cristiano Ronaldo dice: “Sa come allenarsi, come vincere e ce lo può insegnare, cerco di imparare da lui tutti i giorni” dimostrando pubblicamente una certa dose di umiltà. È diretto anche nel fare autocritica.

Io rimango favorevolmente colpita in particolare da una sua frase: “Non conta quello che sono adesso, conta quello che posso diventare nel futuro”.

Negli studi del canale, nel frattempo,  altre persone rimangono impressionate da de Ligt, tra queste Estaban Cambiasso, ex centrocampista dell’Inter, che lo definisce “un fuoriclasse dentro e fuori, uno che già si fa fare le domande in un’altra lingua, quindi è entrato nel calcio italiano in tutto”.

Ed io ritorno con la mente al luglio scorso quando il numero 4 bianconero, presentato ufficialmente alla stampa, lascia sbalorditi addetti ai lavori e tifosi, testate giornalistiche nazionale ed estere, tutti coesi nel definirlo un professionista navigato, una personalità fuori dal comune, un valore aggiunto non solo in campo. Matthijs risponde con sicurezza a tutte le domande, senza incertezze, si destreggia alla perfezione tra quelle più “scomode”, un comunicatore esemplare che dosa serenità e convincimento nel ribadire che “se vuoi diventare un campione non si deve avere timori”.

In queste ore sui Social qualcuno ha suggerito ironicamente di fare sentire le interviste di De Ligt e quelle di Sarri ad un corso di comunicazione per individuare le sostanziali differenze. Al di là della battuta, potrebbe essere interessante metterle a confronto…