Come arrivare al 12 marzo 2019

di Giacomo Nannetti |

Da quel lontano 17 dicembre, giorno dei sorteggi, non abbiamo fatto altro che aspettare, bramare e sognare questi Ottavi di Finale, sperando ovviamente in un esito diverso da ciò che poi è stato. Le due sberle prese in pieno volto dal Cholo fanno malissimo, la rabbia e la delusione saranno all’ordine del giorno per le prossime 3 settimane, fin quando la parola spetterà di nuovo al campo. Adesso togliamoci un attimo le vesti dei critici, allenatori, opinionisti e tattici, e assumiamo semplicemente quelle dei tifosi! Con un campionato ormai praticamente archiviato ed una Coppa Italia volata via troppo presto, come possiamo affrontare e superare queste interminabili giornate che ci separano dal più temuto dei verdetti stagionali!??

Allegri sicuramente predicherà “halma” ed in ogni conferenza ripeterà che la gara più importante sarà sempre la prossima.Per i tifosi però la testa, il cuore e la voce sono già sintonizzati su quel benedetto 12 marzo che ci dirà tanto, anzi, tutto sulla stagione. Bologna, Napoli (fuori casa) e Udinese saranno le tappe intermedie di questo viaggio che ci condurrà alla “Notte” di Champions, anche se dentro di noi, nella nostra testa, i nomi dei vari Gimenez, Godin, Simeone ecc. rimbomberanno in maniera assordante per molto tempo ancora. Non basteranno le giocate di Cancelo, i dribbling di Costa, i gol di Ronaldo, la “siuu-mask” e quant’altro ad accantonare l’incubo Colchonero. In quei 270 minuti che ci separano dallo Stadium versione Champions, il vedere le maglie bianconere su un prato verde non farà che ricordarci la disastrosa campagna spagnola, perché, siamo sinceri, neanche il più pessimista avrebbe potuto pensare ad una sciagura del genere. Il tempo però ci sarà anche d’aiuto; con il suo trascorrere allevieremo la frustrazione e ci libereremo, per quanto possibile, di quelle immagini (il Cholo che mostra gli attributi, la coppia Gimenez-Godin che gonfia la rete) che hanno invaso e occupato prepotentemente i nostri pensieri, lasciando spazio a poco altro.

Dunque cosa fare per “fa passà ‘a nuttat” come direbbero felici i nostri amici napoletani? Affondare, rimanere in balìa dei flutti? Un’ancòra antica come il mondo ci sarebbe, la SPERANZA. Speranza che comunemente significa: “la fiduciosa attesa di un bene che quanto più desiderato tanto più colora l’aspettativa di timore o paura per la sua mancata realizzazione”, ma per noi juventini adesso è sinonimo di fede. Questo dovrà essere il motore per metterci in azione in questi 20 giorni, sempre lucidi e concentrati affinchè non ci sia una trasmutazione della speranza in vacua illusione, altrimenti gli effetti collaterali saranno ancor più dolorosi. La qualificazione è compromessa, anche se non definitamente persa, ed è proprio su ciò che dobbiamo far leva per rialzarci. Nei momenti di difficoltà la Juve è sempre venuta fuori, magari non riuscendo a raggiungere il risultato auspicato, ma comunque provandoci, che ad oggi, considerata la (non) prestazione del Wanda, sarebbe già un grandissimo passo in avanti.

 “La speranza è il solo bene che è comune a tutti gli uomini, e anche coloro che non hanno più nulla la possiedono ancora” mai così attuali le parole di Talete quasi scritte ad hoc per questa Vecchia Signora. Con la qualificazione – ahinoi – quasi chiusa e con il baratro già vicino, la speranza ci potrà essere amica, con l’augurio che possa magari trasformarsi in realtà. Il 12 Marzo purtroppo è ancora distante, il nostro mirino è già puntato lì, in quella sera che sembra rappresentare un po’ la notte del Giudizio bianconero. Tifosi, amanti della Vecchia Signora, tutti insieme, #finoallafine.