L’arringa della difesa di De Sciglio

di Riceviamo e Pubblichiamo |

Di Filippo Feligioni

Signori giurati e lettori,

proprio come Dante afferma la validità del volgare italiano illustre, capace di trattare delle materie più alte, e lo difende dagli attacchi dei dottori del latino, con quest’arringa difensiva vorrei proteggere il mio assistito dalle imputazioni, legittime, rivoltegli dall’accusa del tifo bianconero e del mondo del calcio, riguardanti le sue prestazioni deludenti. Ma senza voler ulteriormente scomodare il sommo poeta fiorentino, a cui posso solo inchinarmi e prendere in prestito il titolo di un’opera per riscriverla in chiave calcistica, vorrei riassumervi le gesta di Mattia De Sciglio. Come nelle migliori storie partiamo da dove tutto ebbe inizio: il 20 luglio 2017. Il passaggio di Leonardo Bonucci al Milan qualche giorno prima aveva sollevato l’indignazione e la protesta della tifoseria bianconera che, in completa rivolta con la società, aveva accolto con reticenza e diffidenza il mio assistito Mattia alla corte di Andrea Agnelli, nonostante un palmarès rispettabile (due Supercoppe Italiane), composto dalle poche briciole lasciate dalla corazzata bianconera in quegli anni.

L’esordio in bianconero lo vede perdere il primo trofeo stagionale in favore della Lazio, e le successive prestazioni in campionato non entusiasmano i cuori dei tifosi, ma Mattia lavora sempre in silenzio e con professionalità, tanto da diventare una sorta di nuovo “talismano” di mister Allegri, che lo preferisce volentieri alle alternative per l’abilità in fase di copertura e per il grande impegno tattico. Quello che, personalmente, mi ha colpito di più al suo arrivo è stato proprio il rispetto per la storia centenaria della società, per i veterani e i compagni che vestono la maglia bianconera da più tempo e per l’intero ambiente, tifosi compresi. Mai un gesto di rabbia, mai una parola fuori posto, mai una discussione con i compagni e, soprattutto, mai una lamentela con l’allenatore (fatto sorprendente per chi viene impiegato meno rispetto agli altri). Il Mattia bianconero che traspare dai campi di allenamento è un ragazzo silenzioso, rispettoso e professionale, che incassa a malincuore le critiche e accetta ben volentieri i, purtroppo rari, complimenti, cercando sempre di migliorarsi e di ripagare la fiducia dei compagni con il suo lavoro difensivo sulla fascia destra.

Il mio assistito, Mattia De Sciglio, è entrato in punta di piedi nel mondo Juve, come altri campioni prima di lui. In questo ricorda vagamente il percorso intrapreso da un colosso della difesa bianconera degli ultimi anni, che dopo essersi ritirato dal calcio giocato è comunque rimasto in orbita-Juve: Andrea Barzagli, uno dei giganti del muro difensivo della BBC. Mattia, proprio come fece Andrea nel lontano 2011, arriva tra la diffidenza della tifoseria e degli addetti ai lavori, sebbene per motivazioni differenti, ma i compagni di squadra lo accolgono con calore e lo fanno sentire parte del gruppo fin da subito, dandogli tutto quell’appoggio che il resto dell’ambiente gli nega. L’abbraccio dopo il gol contro il Crotone a Torino dimostra proprio l’unità del gruppo e l’affetto sincero e quasi paterno che i compagni provano per Mattia e il giusto riconoscimento per il suo impegno sul campo.

Bisogna riconoscere che alcuni suoi errori di posizionamento e in fase di disimpegno sono costati cari ai compagni, ma sembra che alcune sue défaillances siano dovute anche all’eccessiva pressione a cui è sottoposto e alla mancata fiducia da parte della tifoseria nei suoi confronti. Il carattere schivo, riservato e timido del mio assistito rappresentano dei punti deboli in questo senso, perché fanno passare l’idea di un calciatore non adatto al “peso” della maglia della Vecchia Signora, ma chiunque risponda presente alla chiamata alle armi di Madama merita rispetto e, specialmente, sostegno perché ritenuto un profilo adeguato alla grandezza del club bianconero. Il mio personale augurio per il mio assistito è che possa finire la sua carriera con tanti altri trofei in bacheca e che possa togliersi tutte le soddisfazioni che vuole, perché dimostra di meritarselo con il lavoro sul campo, con l’impegno e con la dedizione alla causa, sebbene le sue prestazioni non siano sempre impeccabili.

Vi invito, signori giurati e lettori, a raggiungere un verdetto consono ed equo, che sia rispettoso nei confronti del mio assistito, la cui storia è simile e indissolubilmente intrecciata a quella di un’altro difensore bianconero bistrattato, Daniele Rugani, perché credo che il mio “volgare” sia abbastanza illustre per trattare della storia della Vecchia Signora.

In De Sciglio We Trust!

Signor giudice io ho concluso.


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