Quella volta che… l’arbitro non se l’è sentita

Avvicinamento al prossimo match contro il Genoa attraverso due precedenti caratterizzati da polemiche ed episodi controversi.

 

 

Finalmente la prima pausa natalizia fatta a Gennaio nella storia del campionato italiano, in stile mezzo inglese e mezzo tedesco, volge al termine e, con buona pace di chi la stava aspettando quasi come una damigiana di Xanax, è ormai tempo di riposizionare la palla al centro del campo e iniziare una fase fitta di impegni che si preannuncia decisiva.
Ad onor del vero avevamo salutato le vicende di campo lo scorso 6 Gennaio con un post partita a dir poco turbolento e, in pieno stile italiano, lungo almeno 10 volte la partita stessa, tra falli di mano, presunte gomitate, regole del vantaggio e cori razzisti.
Sì, proprio pensando ai cori razzisti divenuti “presunti” in quanto nessuno degli ufficiali di gara li ha messi a verbale, il collegamento tra la squadra rossoblu affrontata e quella da affrontare diventa quasi automatico, oltrepassando la linea sottile che lega l’arbitro che non sente (i cori razzisti) a quello che non se la sente (di prendere una decisione importante)

 

 

Occorre riavvolgere il nastro dei ricordi esattamente di 5 anni, e tornare al 26 Gennaio 2013 quando Juventus-Genoa si gioca come anticipo serale della terza giornata di ritorno di un campionato che vede i campioni d’Italia fare da battistrada, con Lazio e Napoli distanti 4 punti.
La partita ha uno svolgimento che in quel periodo di quella stagione i tifosi hanno già visto e rivedranno spesso, con un primo tempo piuttosto piatto e la ripresa che, dopo il botta e risposta a firma di Quagliarella e dell’ex Borriello, offre 20 minuti finali fatti di puro assedio bianconero e culminati all’ultima azione dell’ultimo minuto di recupero con il classico episodio da moviola, e poi da bar, e poi da social che, accaduto a favore della Juve o magari contro una sua diretta avversaria, si sarebbe andato a collocare nella teca già ricca di gemme arcinote all’appassionato italiano medio, quali il gol di Turone o lo scontro Iuliano-Ronaldo, capisaldi del bestseller sempre in vetta alle classifiche di popolarità, “La Juve rubba“.

 

 

Succede che il genoano Granqvist intercetta in modo goffo un cross di Lichtsteiner, schiaffeggiando platealmente il pallone in piena area di rigore a causa del precario equilibrio e del maldestro tentativo di rinvio: per l’arbitro Guida di Torre Annunziata tutto regolare, fischio finale e parapiglia da saloon del far west a bordo campo, il cui risultato sarà semplicemente la squalifica di due turni per i più esagitati, Conte e Bonucci, con il mister salentino che in una concitata conferenza stampa post partita rivelerà che il fischietto napoletano gli ha detto di aver visto tutto ma di “non essersela sentita di fischiare il penalty”.

 

 

I più attenti ricorderanno anche Marotta (poi puntualmente crocefisso) definire “poco sensata” la scelta di mandare un arbitro napoletano nel bel mezzo di un duello tra la stessa Juventus e i partenopei, circostanza che è una delle tante a collegare questo imminente Juventus-Genoa a quello del campionato 2012-2013, assieme alla già citata similitudine del mese in cui entrambe le gare si sono giocate ma anche alla curiosa coincidenza che l’avversario successivo sia anche stavolta il Chievo, in trasferta.

 

 

In realtà, se fossimo intrisi del vittimismo interista, del tremendismo granata o, meglio ancora, dell’arcinoto complottismo che impera da Roma in giù, potremmo scegliere Juventus-Genoa come una sorta di Bibbia dell’errore a danno della Juve, visto che nella stagione 1994-95, la prima del primo ciclo Lippi, troviamo un Juventus-Genoa prenatalizio finito anche in quel caso 1-1 e con episodio arbitrale a nostro sfavore sempre nei minuti di recupero, quando un’incornata di Galante smanacciata sul palo da Peruzzi, con palla successivamente spazzata via da Paulo Sousa, viene letteralmente “trasformata” in gol dei rossoblu dall’arbitro Rodomonti che non si accorge di come la sfera non abbia mai oltrepassato la linea di porta, nemmeno per metà.
Anche in quel caso proteste inutili e tutti sotto la doccia.

 

 

E’ doveroso ricordare, a soccorso dei più scaramantici e suggestionabili, che in entrambe le stagioni la Juventus vinse poi lo scudetto facendo sì che questi gli episodi restassero semplicemente casi “importanti” di una letteratura che parla a nostro sfavore, ma che, disgraziatamente, viene spesso derubricata e sminuita dalla mitologica chiosa “e vabbé, per una volta che avete un torto, vi lamentate pure?”

 

di Nevio Capella