Psg-Juve 2-3: 5 note da Miami

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Nella notte è andata agli archivi la seconda amichevole estiva della Juventus, che ha regolato per 3-2 il Paris Saint-Germain grazie alla rete di Higuain nel primo tempo e alla doppietta di Marchisio nella ripresa.
Posto che offrire delle valutazioni in seguito a una gara amichevole non è mai facile, soprattutto al netto della formazione decisamente sperimentale vista in campo nella ripresa, ecco 5 spunti interessanti emersi durante la partita disputatasi a Miami, nell’ambito della International Champions Cup.

1) Costruzione bassa: chi si aspettava una Juve meno sicura e più dedita al lancio dalle retrovie starà già recitando il mea culpa. Soprattutto nei primi minuti del primo tempo, i bianconeri hanno messo in piedi un buon giro palla difensivo, interrotto solamente dalle ali avversarie quando la palla arrivava dalle parti di Lichtsteiner. Fondamentale l’apporto di Benatia, un po’ distratto in non possesso ma micidiale negli anticipi e assolutamente in grado di gestire egregiamente la palla anche con gli avversari in pressione.

2) Mandragora centrale: com’era filtrato nei giorni scorsi, Allegri ha deciso di provare Mandragora come difensore centrale, ruolo già occupato a Pescara con risultati discreti. Se è vero che la Juventus guadagna un piede decisamente nobile in retroguardia, c’è da osservare che il buon Rolando ha (comprensibilmente) giocato una gara timida, limitando all’osso gli anticipi ma anche i lanci lunghi che finora hanno fatto la sua fortuna. Il ragazzo verrà sicuramente riproposto, è ancora presto per valutarne l’impiegabilità in difesa in una gara vera.

3) Capire Bentancur: in attesa dell’eventuale nuovo centrocampista, oggi abbiamo visto in azione nel primo tempo il duo Bentancur-Khedira, con l’ex Boca in un ruolo decisamente a lui più congeniale rispetto alla posizione occupata contro il Barça. Bene dal punto di vista del carattere il giovane uruguagio, ma l’affiancamento a Sami, un incursore e non un regista, lo ha costretto ad abbassarsi oltremodo a ricevere il pallone, rischiando anche qualcosa in fase d’impostazione. Più facile immaginarlo con Marchisio o Pjanic, perlomeno in questo suo primo periodo in bianconero, per dargli la possibilità di far uscire pian piano le sue doti.

4) La dimensione di Kean: 45′ in campo nella ripresa, uno scompiglio costante portato nella difesa del Psg, l’assist per il 2-1 e il rigore procurato per il 3-2 finale. Ci sarebbe da dire molto di più sull’importanza di Kean in questa Juve, ma in realtà aveva già predetto tutto Luca Momblano qualche giorno fa.

5) Marchisio sugli scudi: in quella posizione, a mezzo servizio, era sembrato uno degli abbagli più clamorosi di Marcello Lippi nel 2010, oggi invece Claudio da trequartista-incursore è stato il fattore che ha regalato la vittoria alla Juve insieme allo scatenato Kean. Difficilmente lo rivedremo in questa posizione, che però è stata utile per evidenziarne la buona condizione atletica (primo della linea avanzata a ripiegare ma anche uomo più alto in contropiede, come in occasione del 2-1) e la ritrovata confidenza col campo, lasciate indietro le titubanze dello scorso anno. Se Marchisio saprà proporsi su questi standard nelle gare ufficiali, potrebbe non esserci bisogno di un ulteriore centrocampista, in modo da dare anche a Bentancur la possibilità di fare l’esperienza sul campo che gli sarebbe negata se diventasse il quinto mediano in rosa.