Appunti su Juve-Barcellona in New York City

di Luca Momblano |

Cinque o sei flash per consolarsi: il virale ma esiguo tunnel di Dybala a Busquets; il cross da calcio a cinque di Sturaro per la testa di Mandzukic; Dybala che prova la fucilata, poi angolo, poi gol di Chiellini; due diagonali profonde (nelle tante parità numeriche difensive subite dalla Juventus), una di un Benatia parso in generale imbarazzato e una di De Sciglio che fa il Pessotto con Suarez.
Dettaglio più, dettaglio meno, l’esordio ufficiale in stagione ufficiosa finisce qui per i colori bianconeri. Ingiudicabile Bentancur larghissimo a sinistra, alcuni buoni scarichi, ma isolato come un pulcino. Partiva bene Marchisio, che fa comunque nel complesso meglio del Pjanic della ripresa (uno che le partenze di preparazione le soffre come pochi). Imballato Khedira, solito mistico Lemina a far minestra in mezzo al campo. Soffrono come cani Lichtsteiner e Asamoah, dei due salvarne uno giusto per completamento nella prospettiva del rendimento e del ricambio, con lo svizzero abbattuto nel vuoto dal protagonista Neymar già tre volte nei primi due minuti.
È qui che Allegri prova a riadeguare l’undici muscolare dell’inizio, abbassando gli esterni e assottigliando con scarsi risultati in riconquista il 4231 adesso diventato 451.
La configurazione a ripresa in corso, semititolari noi e semiriserve loro, sembrava poter dare di più in termini di pericolosità. Il miglioramento è stato nel globale ma non nel trovarsi e nello spaventare i blaugrana (adesso contropiedisti puri con i due Suarez), a parte i primi segnali di divertita intesa tra Alex Sandro e Douglas Costa.
Insomma, sgambata. Ma molto affaticata.