“Antonio Conte è (stato) Juventus”

di Silvia Sanmory |

Io in nerazzurro? Mai dire mai, siamo professionisti“.

(Antonio Conte)

Marzo 2013. Pre partita Inter – Juve.

“La partita della vita” secondo l’allora allenatore bianconero Antonio Conte che, incalzato dalla stampa a proposito di un ipotetico futuro in nerazzurro, risponde: “Un concetto deve essere chiaro: io sono juventino ma se dovessi allenare l’Inter o il Milan diventerei il loro primo tifoso, come già mi è successo con l’Arezzo, il Siena, l’Atalanta e il Bari“.

Un’affermazione limpida, chiara dal punto di vista intellettuale, sicuramente da professionista più che da bandiera della Vecchia Signora, in tempi tra l’altro non sospetti.

Boniperti, Scirea, Del Piero, Marchisio, a loro penso come a delle icone di juventinità. Meno a lui che comunque, è innegabile, negli anni passati ha contribuito in modo decisivo al successo della squadra.

Per molti tifosi Antonio Conte, tredici anni in maglia bianconera, ex capitano, allenatore vincente (tra l’altro  di tre scudetti consecutivi), uno dei simboli della rinascita post Calciopoli, è il traditore al quale destituire la stella in quella sorta di “Walk of fame” che circonda lo stadio. Perché si sa ed è legittimo che avvenga che noi tifosi fatichiamo a volte a scindere la storia e i suoi protagonisti dalla naturale evoluzione delle cose, della vita, ancorati al pensiero  che la fedeltà al  bianconero sia “per sempre” e non preveda ripensamenti, separazioni, divorzi.

Senza di te non andremo lontano, Antonio Conte nostro capitano” diceva un coro coniato per il centrocampista leccese quando la sua love story con Madama era passione intensa. In realtà siamo andati lontano comunque perché come nel tempo ho imparato a riconoscere la Juve è un’entità a se.

Già, un’entità a sé.

Le parole di Andrea Agnelli di lunedì scorso ai microfoni di Radio24 a me sono suonate vagamente come una sottile e sagace provocazione, non tanto tese a sottolineare l’Antonio bandiera o ex bandiera juventina ma piuttosto intente a rimarcare come sia la Juventus a scegliere, nella fattispecie Sarri, e non a farsi scegliere, in questo caso da Conte, lasciando intendere che sia stato in qualche modo l’ex ct a voler tornare all’ovile dopo l’era Allegri.

In quest’ottica comprensibile la “risposta” scocciata dell’attuale allenatore dell’Inter che ha abbandonato l’intervista ai microfoni di Skysport dopo la vittoria contro il Ludogorets alla richiesta di un commento sulle dichiarazioni di Agnelli. Probabilmente da qui al 13 maggio, data in cui si giocherà  Juventus – Inter rinviata in via precauzionale per il Corona virus, il “battibecco” a distanza troverà altre vie, altri modi.

In attesa che l’ex Capitano bianconero torni a combattere, per un altro esercito, nel suo antico campo di battaglia.