Antonio Conte all’Inter: Batman Begins

di Vittorio Aversano |

Antonio Conte all’Inter: la notizia, nell’aria da tempo, ci ha sorpresi tutti questa mattina al risveglio, per quanto ci fossimo abituati all’idea, anche in forza della prospettiva di approdo di un tecnico di spessore decisamente maggiore sulla nostra sponda.

Antonio Conte all’Inter è un ossimoro, in quanto Antonio Conte è stato associato ai nostri colori per tutta la parte rilevante della sua carriera; perché, da allenatore, ha incarnato meglio di chiunque altro quel senso di rivalsa, poi sfociato nei primi tre scudetti consecutivi della corrente gestione, risvegliando nei nostri senatori, infiacchiti nell’animo dagli anni dei settimi posti –  e alcuni dei quali ex campioni del mondo 2006 – e in nuovi giocatori dalla caratura normalissima per quei tempi, una fame di dominio e di vittoria spaventosa, che li ha portati a divorare campo e avversari, in quello che, insieme al 5 maggio 2002, resta il nostro exploit emotivo più memorabile.

Antonio Conte all’Inter è un abominio per il tifoso bianconero, che ricorda la sua grinta in campo, le sue instancabili e spesso decisive incursioni nelle aree avversarie, la sua fascia da capitano, le sue espressioni genuinamente polemiche verso gli avversari, il suo 5 maggio, e tutte le volte che l’ha difeso quanto i granata lo chiamavano “shampoo”.

Antonio Conte all’Inter è uno spauracchio per chi crede che sia sufficiente lui, e magari l’accoppiata con Marotta, per infondere linfa e vigore in una squadra di ottimi giocatori, ma molto interista nei risultati, vale a dire povera di successi che non derivino da pronunce pseudo-giudiziarie di natura inquisitoria ai nostri danni. Se l’Inter con lui dovesse vincere anche soltanto la Coppa Italia (che lui con noi comunque non ha mai vinto da allenatore), sarebbe un sicuro upgrade, perché sarebb il primo trofeo “pulito” dopo quelli inanellati da nesso causale post Calciopoli.

Antonio Conte all’Inter metterà in difficoltà noi juventini nel poterlo valutare, nel poterlo invidiare, magari chi – come me – in fondo sperava che sarebbe tornato a rianimare qualche nostro giocatore, a fargli tornare quegli occhi da zebra infuocati della nostra campagna abbonamenti 2012/2013, a fornire alla squadra un gioco martellante e avvolgente. Antonio Conte all’Inter ha già portato, come primo effetto, un’assurda petizione da parte di chi si sente tradito al punto dal volergli “revocare” la “stella” allo Stadium, non rendendosi conto che quella stella l’ha guadagnata per quanto fatto fino al momento in cui gliel’anno apposta, non per il seguito e neppure per il futuro. Quella stella è stra-meritata e lì deve restare.

Antonio Conte all’Inter dirà e farà cose da interista, come lui stesso, in modo un po’ paraculo, ha sempre affermato anche nelle conferenze stampa in casa Juventus, definendosi un professionista e, d’altro canto, non avrebbe potuto dire altro, stanti i suoi trascorsi da leccese allenatore del Bari. Qualcuno forse dimentica che Antonio Conte fu antijuventino anche da allenatore dell’Arezzo, in Serie B.

Antonio Conte all’Inter segue la tradizione di quei nostri tecnici particolarmente vincenti e, proprio per questo, desiderati come la volpe e l’uva che, dopo aver vinto tutto o quasi con i nostri colori, sono passati a loro: Trap, che fece back and forth, e Marcello Lippi. Non ricordo particolari proteste in quelle occasioni, ma forse perché ancora non c’erano i social media. Ad ogni buon conto, Antonio Conte non può essere considerato come i suoi predecessori, per una semplice ragione: il modo in cui se n’è andato dalla Juve nel 2014; e questo nulla potrà mai cancellarlo.

Antonio Conte all’Inter è un peccato, è un piccolo dolore nel cuore di ognuno di noi: perché “Non è tanto chi sei, quanto quello che fai, che ti qualifica” (Batman Begins, 2005).


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