Antonio, che hai fatto Antonio

di Vincenzo Ricchiuti |

Scrivo senza voce. Al goal di Pellè ho dato le corde vocali alla patria. Lo so, dovrei rispettare lo sciopero del tifo di noi juventini derubati e offesi dalle massime istituzioni dieci anni fa. Francamente me ne infischio. All’inno guardi Gigi, Chiello, Bonucci, Barzagli. Lo stesso Giaccherini. Ti dici, è la mia gente. Il mio sangue quello. Gigi, dimmi solo quello che ti serve. Ti accoltello Iniesta se vuoi. Porto la gatorade a Giorgio. Quello che vi pare, io sono tra voi perché sono voi. In panchina poi Conte. E Alessio, Carrera. Antonio, come dimenticarti. Hai fatto tanto sinora. Il massimo. Avrebbero pianto anche le pietre con quel che hai fatto oggi, Antonio. Le pietre che son le uniche cose senza barba lì nel Medioriente a Saint Denis. Il pelo stasera caro Antonio non lo guarda più nessuno. E’ più fuori dall’Europa della Regina madre. Stasera si guarda il tutto. Il quarto di finale con la Germania è un obiettivo irraggiungibile e ir-raggiunto da tanti. Pochi avrebbero osato piacere non piacendo. Hai allestito un gruppo à la Bearzot. Il gruppo Juve a trainare, un po’ di soldataglia utile ad essere spremuta, assoluta disciplina e benedetta libertà condizionata. Abbiamo meritato con la Spagna. Arrivavamo prima negli anticipi, abbiamo vinto i duelli fisici, abbiamo stancato la loro classe in noia. Li abbiamo annoiati, manco fossero i giornalisti che non amano vincere ma fan soldi coi vincitori. Ora tocca a noi tifosi. Antonio l’ha detto. Antonio l’ha avuto, il tifo allo stadio. Il tifo in Italia è compito nostro. Sotto coi tedeschi. Il mondo va avanti sempre allo stesso modo. Noi della Juve, dietro.