L’anima bianconera

di Riceviamo e Pubblichiamo |

anima juventus

Dopo tre settimane, è arrivato finalmente il gran giorno, un’altra magica serata insieme alla Vecchia Signora. La giornata passa tra le normali incombenze e il pensiero che ogni tanto si sposta sulla serata; che formazione metterà Allegri? Punteremo sul 3-3 o sullo 0-1? E Kane ci punirà ancora? Alle 20 di corsa a casa, si sfora l’inizio di pochi minuti, già dalle prime immagini si intuisce che non sarà una serata facile. Wembley è un catino, il danese imperversa, Kane sembra spiritato e quel coreano lì, Barzaglione non lo vede nemmeno passare.

La Juve sembra un pugile suonato, mena un fendente con Douglas Costa, poi torna a incassare, fino all’inevitabile capitolazione. E poi ancora riprende la tempesta; eppure non mi abbandona una strana sensazione positiva che ho fin dall’inizio, anche se non riesco a spiegarmi il perché. Nel secondo tempo la musica pare non cambiare, poi improvvise le due sostituzioni e l’immediato 1-2 da KO, per poi tornare a incassare fino alle fine.

Il giorno dopo, sulla via del lavoro, mi chiedo cosa mi abbia portato a quell’immotivata fiducia che avevo, anche durante il bombardamento più intenso. Poi a un tratto l’illuminazione; era l’Anima, l’Anima della Juventus! Anche nei momenti più difficili, si vedeva l’Anima; la grinta di Buffon, il volto sofferto di Chiello, l’espressione spiritata del Barza, l’occhio di Tigre del Pipita, persino Pjanic che si fa ammonire. L’Anima della Juventus non era disposta a mollare, neanche di fronte all’evidenza, neanche di fronte alla manifesta superiorità. E nel secondo tempo altre due iniezioni di Anima, Asa e sopratutto Licht tanto bistrattatto, considerato da qualcuno eternamente all’ultima partita; e con altra Anima in campo il futuro della partita era già scritto!

Nel calcio degli ultimi anni si è abituati a considerare le squadre come una collezione di figurine, oppure a discutere allo sfinimento tutte le possibili combinazioni di terzine di numeri, dal 3-5-2, al 4-2-4, allo 0-0-10 con la convinzione che con una di queste formule si carpisca il segreto di questo magnifico gioco. E invece il segreto è l’Anima.

Se il calcio fosse solo una questione di calciatori talentuosi, staremmo tutti a vedere le partite fra All-Stars e invece quelle sono tra i match più noiosi che esistano; se fosse solo una questione di modulo basterebbe l’ennesimo Mago in panca che azzecchi la formula giusta e tutto sarebbe fatto. Invece è una questione di Anima.

Nelle due sfide PSG-Real il livello tecnico delle due squadre era comparabile, ma a una delle due mancava qualcosa; indovinate cosa? Finché il PSG non avrà un’Anima potrà collezionare tutte le figurine che vuole non vincerà mai la Champions; e lo stesso Tottenham che ci ha travolto 160 minuti su 180, ma poi si è sciolto alle prime difficoltà, di cosa difetta? E per guardare al passato cosa aveva di più l’Italia dell’82 rispetto al Brasile? E le magnifiche Juventus degli Anni ’90 con Birindelli, Torricelli e Zalayeta?

E la Juve è sicuramente la squadra italiana che ha più Anima, è quello il segreto del nostro successo; è Buffon che non va via dopo il Mondiale, è Del Piero che va zitto in panchina, è Chiello che non abbandona il campo con la testa (s)fasciata, è Licht che non polemizza se lo escludono per due volte dalla lista Champions, ma si fa trovare pronto se lo reinseriscono, è il volto serio e mite del Barza che si immola sull’ultimo centimetro della linea di porta per evitare un goal beffardo e ingiusto. E ancora molti tifosi non pensano ad altro che a come buttare le figurine gloriose ma logore per comprarne di nuove, anche quelle subito da scartare per altre ancora, oppure a ricercare l’ennesimo Apprendista Stregone da mettere in panca a miracol mostrare. E invece la cosa più importante è non perdere l’Anima, la Grande Immensa Anima Bianconera.

di Salvatore Calanna