Andrea Pirlo, l’ennesima scommessa di Andrea Agnelli

di Michael Crisci |

La vita imprenditoriale nel calcio di Andrea Agnelli è stata, fino ad ora, costellata perlopiù da successi e decisioni azzeccate. Dopo l’inizio stentato, il primo anno, un anno di riassestamento dopo 3 anni non felicissimi con il vecchio management, il presidente decise di scommettere su Antonio Conte, scelta che ha dato via al ciclo di 9 scudetti consecutivi (striscia ancora aperta). Successivamente, con Allegri, è arrivata anche una crescita a livello europeo. Parallelamente, vi è stata una crescita a livello di brandizzazione del club.

Ma torniamo al campo, e torniamo a quel 2011, quando la Juve decise di scommettere anche sul carisma, il cervello e i piedi fatati di Andrea Pirlo per rilanciarsi. Il regista bresciano aveva concluso il suo gloriosissimo ciclo in rossonero, e aveva deciso di intraprendere una nuova sfida, quella della rinascita bianconera. Nei primi giorni di ritiro, l’incontro che ha cambiato il suo futuro, quello con Antonio Conte. E’ grazie a lui se Pirlo ha deciso di immergersi nella carriera di allenatore, una volta appesi gli scarpini al chiodo. E forse è grazie a lui (e ovviamente al presidente) se Pirlo, nonostante 10 anni in rossonero, è rimasto legato maggiormente alla Juventus.

Era da almeno un anno che le voci si rincorrevano, e nelle ultime settimane si aspettava solamente l’ufficialità; Andrea Pirlo nuovo allenatore dell’Under 23, in luogo dell’ottimo Fabio Pecchia, fresco vincitore della Coppa Italia di Serie C. Serie C dunque gavetta, si potrebbe dire, anche se di gavetta di lusso si tratterebbe, considerando che i mezzi a disposizione dell’Under 23 non sono paragonabili a nessuna realtà di Serie C (forse con il solo Monza di Berlusconi, tra l’altro fresco di promozione in Serie B).

Ma il vero nocciolo della questione è che Pirlo rappresenta una nuova, avvincente, scommessa del presidente Agnelli, ovvero quella di cercare di costruirsi il proprio allenatore in casa.

Sulla scia di Guardiola, capostipite di quella generazione di allenatori “costruiti in casa”, nell’ultimo decennio in tanti hanno provato a prendere questa strada, con alterne fortune (limitandoci all’Italia, il Milan con Gattuso e Inzaghi, l’Inter con Stramaccioni, la Roma con Vincenzo Montella sono esempi lampanti). Per quanto Pirlo abbia incantato il calcio durante la sua carriera da calciatore, e per quanto abbia avuto grandi maestri (Mazzone, Ancelotti, Lippi, Conte), non è assolutamente dato sapere che cosa potrebbe diventare come allenatore.

Agnelli vuole dunque costruirsi in casa il proprio allenatore, vuole cercare di tirare fuori dal cilindro l’ennesimo coniglio. E visti i precedenti, ci sono i presupposti per essere quantomeno ottimisti sull’esito di tale scommessa.


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