Andrea Pirlo l’imperscrutabile

di Valeria Arena |

Fossi il professor Guidobaldo Maria Riccardelli, vi obbligherei tutti alla visione, e al consueto dibattito post proiezione, di Ride, il primo film scritto e diretto da Valerio Mastandrea, e vi andrebbe pure bene. Nessun occhio della madre, nessuna carrozzella giù per le scale, nessun montaggio analogico, solo Carolina, una giovane vedova che, a pochi giorni dal funerale del marito, morto in un cantiere, non è ancora riuscita a versare una lacrima, destando preoccupazione e rabbia in quanti, amici, vicini di casa, parenti e figlio compreso, pensino sia normale, ma soprattutto umano, proiettare all’esterno un tale dolore. Carolina non piange, ma, tra un sforzo e l’altro, finisce addirittura per ridere, sa che la sofferenza si è nascosta da qualche parte, ma non riesce a darle la forma espressiva convenzionale e sul finale sembra dar ragione a quel Louis Ck che, prima di essere confinato agli inferi per non aver saputo tenere a bada le proprie perversioni, faceva ripetere ai personaggi di Louie quanto fossero volgari, rozzi, fastidiosi, ma soprattutto privati, i sentimenti.

Se andate a rivedere la reazione di Pirlo al secondo giallo di Rabiot, o meglio, se isolate l’episodio e lo mostrate a chiunque non abbia già visto la partita e in particolare quell’immagine, probabilmente nessuno oserà dire che quella è la reazione a un’espulsione che lascia in dieci una squadra già in sofferenza, perché effettivamente, convenzionalmente, quella non è una reazione a un’espulsione che lascia in dieci una squadra già in sofferenza. Pirlo, incappottato come i grandi Zar di Russia in pieno inverno, solleva la mano e rivolge all’arbitro un contenuto “Ah, quello è fallo” e prosegue per la sua strada. Dà indicazioni sul nuovo schema e aspetta che la Provvidenza, in questo caso Cristiano Ronaldo, gli dia ragione su quella che al momento sembra essere la sua unica certezza, ossia che sbroccare non serve sostanzialmente a nulla.

Oltre tutto, mi sono resa conto che persino quei folli che non accettano reazioni contenute, o comunque nel limite della legalità e dell’educazione, e pretendono che l’allenatore fustighi i propri giocatori – vedi come ci ha deviato le menti Antonio Conte – e che gli stessi giocatori si obblighino al cilicio a seguito di errori e brutte prestazioni, si sono dovuti piegare alla sacra impenetrabilità di Andrea Pirlo. Un po’ per abitudine, un po’ perché il silenzio di chi è sicuro è ormai il marchio di fabbrica di questa società, nessuno si aspetta o pretende qualcosa di diverso da un allenatore in erba messo lì esattamente per queste caratteristiche. E poiché ormai lo sport nazionale preferito di questo 2020 è “Sparare dritto al cuore di Maurizio Sarri”, è arrivato pure Ronaldo a infierire e a ribadire che la squadra quest’anno è sembra più felice.

. Hai voglia a scavare in quelle immagini sempre uguali, hai voglia ad analizzare quelle risposte sempre equilibrate e ovvie, hai voglia a fargli domande scomode, lui scrolla le spalle e va avanti come ha fatto di fronte al rosso di Rabiot. Allora, se vuoi scovare un impenetrabile, devi solo spostare lo sguardo e guardare quelli che lo circondano e osservare cosa diventano e come si trasformano di riflesso. Al momento, sappiamo solo che Pirlo risponde alla voce “ritrovato entusiasmo” e alla locuzioni “la squadra è più felice” e “siamo più sereni. Nessuno ha perso la testa e tutti sanno aspettare

Agli imperscrutabili, per altro, si può attribuire quello che più preferiamo, persino proiettare noi stessi e rispecchiarci in quegli occhi di pietra come più ci aggrada. Chi vuole paura, avrà paura, chi vuole sicurezza, avrà sicurezza. Per il resto, cosa succede nella testa di Pirlo ogni volta che mette le mani in tasca e sfodera quell’espressione valida per tutte le stagioni è qualcosa che neanche una confessione del diretto interessato potrà mai svelare.

In fondo ognuno di noi merita un posto in cui non arriva nessun altro e di lì mettere in pratica tutte le rivoluzioni che più brama.