Andrea Pirlo, l’entusiasmo tra follia e colpo di genio

di Sandro Scarpa |

“Cos’è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità di esecuzione”

C’è un confine labile tra follia e genialità. E la Juventus lo sta attraversando con la scelta di Andrea Pirlo. Dopo nove scudetti la Juventus, la squadra che punta a vincere ogni competizione a cui partecipa, si affida ad un non-mister, un uomo con zero minuti da allenatore, con zero giorni di esperienza da guida tattica, tecnica, mentale, fisica e di gestione umana. Entusiasmante. Folle. Geniale.

Dopo 9 anni in cui la Juve ha scelto ed è cresciuta grazie ai suoi allenatori, considerati tra i migliori in Europa, a Conte, che veniva da 2 promozioni dalla B, ad Allegri e Sarri, reduci da decenni di esperienza a tutti i livelli e da 5-6 anni di massima divisione con vittorie italiane o internazionali, la Juventus, la squadra più forte d’Italia, tra le migliori in Europa, la squadra di Cristiano Ronaldo, si affida ad un mister scelto pochi giorni fa per la Juve U23 di Lega Pro, per imparare e crescere, per formarsi assieme a Zanimacchia e Olivieri.

Se usassimo solo la razionalità dovremmo parlare di follia totale, da Marotta in poi, un club che decide prima di cacciare il DG più preparato e vincente, poi Allegri, il più bravo a gestire, poi sceglie Sarri, che ha bisogno di uomini e tempo, senza dargli né uomini né tempo. Infine lo esonera dopo un anno surreale, in ha portato a casa l’obiettivo minimo e prende un non-mister che solo 8 giorni prima doveva “meritarsi la Juve, tra qualche anno“.

Un mister dilettante per una società di dilettanti. Prendere il giocatore più vincente del mondo, indebolire la squadra intorno e affidarlo ad un Allegri all’ultimo anno, già sfiduciato, ad un Sarri inadatto a gestire e farsi seguire e infine ad un Pirlo ai primi passi.

Ma il calcio non è razionalità: è talento, istinto, genio, carisma. Non è solo pianificazione, programmazione, prudenza e cautela. E la Juve sta rivoluzionando ancora il concetto, dopo lo Stadium, dopo il logo, dopo le Women, dopo l’U23 ecco l’allenatore a zero minuti: idee, visione, personalità, persona. Non ci sono precedenti, se non estremi: Guardiola, Zidane ma anche Seedorf, in parte Ferrara.

La Juve è arrivata ad un tale livello di qualità, di rottura con la storia, dai nove anni di fila alla necessità di trovare stimoli e voglia, ad affidarsi ad una rosa di campioni che troverà in Pirlo quell’entusiasmo, rispetto e stima dovuta ad un Maestro/Genio della materia. Andrea, dominatore del tempo e dello spazio, gestore totale del pallone, colui che si assumeva tutte le responsabilità del mondo e vedeva cose che altri non vedevano: responsabilità, carisma, idee e visione. I fenomeni avranno stima di lui, da pari a pari, i campioni senatori avranno l’aggancio già innestato in campo, quando gliela passavi e faceva tutto lui, i giovani lo venereranno.

Tutto il resto sarà una maledetta sfida, un salto nel buio, nel vuoto, ma così sono i salti nel futuro, senza paracadute. Per una volta la Juve molla cautela, raziocinio e smette di essere conservativa. È il momento giusto. Dopo un anno surreale, di transizione flop che però ti ha dato lo scudetto, ora ripartire da zero, ma con una rosa pazzesca (si spera) e un maestro in campo.

Andrea Pirlo da cui è partito tutto, il pallone per il primo gol allo Stadium (di Lichtsteiner), il motore che porta la Juve da zero al 30° scudetto e dal Lucento a Berlino. Andrea Pirlo che diceva agli altri “date la palla a me, anche se sono marcato, date la palla a me, ci penso io!”.

Ora dice “date la panca a me, anche se non mi ci sono mai seduto, date la panca a me, ci penso io!”.

E, ammettiamolo, siamo tutti già impazziti all’idea. Impazziti, nel senso più pieno del termine: follia ed entusiasmo.