Andrea Barzagli. O della normalità di un supereroe

di Claudio Pellecchia |

Vorrei essere Andrea Barzagli.

Perché non mi piace apparire ma essere.

Perché gli attaccanti vincono le partite ma i difensori vincono i campionati. Soprattutto se i difensori sono come lui.

Perché in un mondo in cui tutti urlano quelli veramente forti non alzano mai la voce. E fanno parlare il campo, mettendo a tacere le velleità altrui.

Perché si può essere campioni del mondo anche se nessuno sembra ricordarsene. Tanto la grandezza, per quanto breve, un vero uomo la porta sempre con sé, senza doverla ostentare ad ogni costo.

Perché mentre tutti si preoccupano di quel che hanno e sono gli altri, Andrea si preoccupa soltanto di quel che ha ed è lui. Così si fermano i più grandi attaccanti del mondo. Rispetto si, paura mai. E, se c’è, è quella di chi ha la sventura di trovassero di fronte.

Perché si può valere tanto, anche se si è stati pagati poco. Non merce, ma calciatore, campione, uomo, cui è offensivo provare ad assegnare un valore economico.

Perché la sicurezza e la tranquillità che infonde certe volte vale più di un gol.

Perché la ripetitività dell’eccellenza sa essere più eccitante della grande giocata o del gol che durano lo spazio di un attimo.

Perché se i tuoi errori si contano sulle dita sulla mano vuol dire che sei forte sul serio e non a chiacchiere.

Perché la vita e la carriera ricominciano anche a 31 anni.

Perché puoi prenderti tutto anche con la faccia di chi non vorrebbe prendersi niente.

Perché ad ogni rinnovo, è come se si rinnovasse la speranza di chi non vorrebbe vederlo smettere mai. Con buona pace del tempo che passa.

Perché essere Andrea Barzagli è la miglior cosa da augurare ad uomo straordinariamente normale.

Proprio come lui.

Proprio come noi.

https://www.youtube.com/watch?v=MFOovwmeJN8