Il controverso girone d’andata di Alex Sandro

di Alex Campanelli |

Se è vero che l’ultima istantanea di un calciatore è quella che resta più impressa, pensando alla versione 2019/20 di Alex Sandro non si può rimanere del tutto soddisfatti. Il brasiliano ha macchiato la sua buona prestazione contro la Roma con un ingenuo fallo di mano che ha permesso ai giallorossi, sin lì volenterosi ma mai troppo pericolosi, di tornare in partita.

L’errore dell’Olimpico però non deve intaccare la valutazione complessiva del girone d’andata di Alex Sandro, un arco temporale che l’ha visto protagonista assoluto nella Juventus, unico calciatore a non avere di fatto una riserva vera insieme a Pjanic. Sandro ha visto modificarsi i suoi compiti e il suo coinvolgimento nel gioco col passaggio da Allegri a Sarri, rispondendo in maniera complessivamente positiva, pur con qualche intoppo che va analizzato.

Anzitutto, gran parte dei suoi numeri con Sarri sono simili alla media del resto della sua carriera nella Juventus, soprattutto quelli difensivi: restano più o meno stabili gli interventi in tackle, i dribbling subiti, gli intercetti e le spazzate, così come i controlli errati e i palloni persi. Sin qui Alex Sandro ha servito 4 assist tra Serie A e Champions League, molto vicino al suo record di 5 di due stagioni fa, ma il numero dei key pass resta costante tra gli 1,3 e gli 1,5 a partita.

La grande differenza, e qui entra in gioco l’impostazione di Maurizio Sarri, sta nei palloni giocati: in Serie A Alex Sandro gioca in media 66,8 palloni ogni 90 minuti, quarto assoluto di tutta la competizione, dietro solo a registi di conclamata qualità come Fabian, Pjanic e Brozovic, mentre la media delle scorse stagioni in bianconero è di 54,5 passaggi a gara. In Champions League, pur avendo a disposizione un campione ridotto, è interessante notare come il laterale verdeoro migliori il suo score passando a 77,5 passaggi a partita, undicesimo in Europa dietro agli inarrivabili Rodri, Kroos e Thiago, a Pjanic e Bonucci e vicinissimo a Trent Alexander-Arnold, unico pari ruolo che lo precede, al momento il miglior laterale basso del mondo.

Interessanti anche i suoi numeri relativi ai dribbling effettuati e riusciti: Sandro ne tenta 1,3 a partita, con due terzi portati a termine con successo in Serie A, mentre in Champions ha l’incredibile percentuale di realizzazione del 100%, portando la sua media a 1,5 a gara.

Dunque, Alex Sandro effettua 12 passaggi a partita in più rispetto allo scorso anno (in media con l’aumento generale del volume degli appoggi della Juve), appare lucido ed efficace nella gestione del dribbling e ha mantenuto su livelli costanti gli altri fondamentali; a diventare più frequenti, però, sono stati gli errori gravi. Al giro di boa, il brasiliano ha già sul groppone 2 errori che portano al gol, contro Genoa e Sampdoria, ed ha causato il sopra citato calcio di rigore con la Roma, numeri che non ha mai collezionato nemmeno nell’arco di una stagione intera.

Se l’errore di Roma può essere tutto sommato giustificabile, per un calciatore che ha già giocato moltissimo, che si trova a solcare tutta la fascia in un modulo con un unico esterno di ruolo e ha sul suo lato un attaccante come Cristiano Ronaldo che non torna praticamente mai, per gli altri due gol “causati” è importante rivedere la dinamica delle azioni.

Qui Alex Sandro gioca una palla pericolosa verso il centro del campo in una zona sovraffollata dai giocatori del Genoa che erano precedentemente saliti in pressione, il suo passaggio viene intercettato dai rossoblu e innesca il tragicomico gol di Kouamé che riapre la partita.

Contro l’altra genovese, il nazionale brasiliano stavolta si porta la palla verso l’interno del campo, presumibilmente per trovare una traccia utile a servire un compagno in mezzo al campo o sull’altro lato, ma viene preso in mezzo da due giocatori della Samp e dà il la all’azione, nella quale possiamo trovare almeno altri due errori della retroguardia, che porterà al provvisorio pareggio di Caprari.

Due errori con un unico comune denominatore: la volontà di non scagliare la palla e servire a tutti i costi un giocatore in posizione vantaggiosa, anche a costo di prendersi dei rischi. Sicuramente Sandro ha messo in pratica uno dei dettami principali del calcio di Maurizio Sarri, ma l’ha fatto in una zona di campo molto pericolosa e in entrambe le occasioni ha perso troppo tempo, permettendo agli avversari di leggere le sue intenzioni.

Oltre ai due gol illustrati, vengono facilmente in mente altre occasioni nelle quali il terzino non ha optato per la scelta più comoda o semplice, che fosse un appoggio vicino o un lancio lungo sperando in un movimento delle punte; Alex Sandro, pur avendo un buon dribbling, non possiede la capacità di Cuadrado di prendersi sistematicamente il fallo quando viene pressato, né ha sufficiente abitudine nel gioco medio-corto per capire immediatamente qual è la soluzione migliore.

Il percorso di Alex Sandro è dunque lo stesso della Juventus: con l’assimilazione totale dei principi del gioco di Sarri, gli errori e le incomprensioni si ridurranno sempre più, fino a scomparire di fronte alla cascata di effetti positivi che possono derivare da un terzino della caratura del brasiliano capace di giocare palla come un trequartista. Niente paura, dunque: se Sarri e la Juventus tutta continueranno a crescere, torneremo presto a considerare il nostro numero 12 come uno dei terzini più forti d’Europa.