Analisi Tattica / Sporting-Juve 1-1: perché una volta liberato Pjanic, la Juve è cresciuta

di Jacopo Azzolini |

Anche quest’anno, la Juve ha rischiato di complicarsi in maniera incredibile il girone di Champions, tuttavia il guizzo di Higuain ha risollevato una partita che pareva mettersi su binari tragici. Nonostante il sollievo per un pareggio che dà tranquillità in ottica passaggio del turno, non può passare in sordina una prestazione altamente negativa.

Uno Sporting Lisbona colmo di assenti ha sostanzialmente replicato il 442 della gara d’andata, con però alcune differenze: prima di tutto, il partner di Dost in non possesso era Bruno Cesar, con Fernandes al centro del campo; inoltre, in diversi frangenti si è visto un 4141, con Battaglia davanti alla difesa.

 

Con lo Sporting molto compatto e aggressivo nelle uscite sugli esterni (degna di nota la prestazione di Ristovski su Mandzukic), la Juve ha faticato molto nel superare la seconda linea lusitana, non riuscendo sostanzialmente mai a trovare l’uomo tra le linee nel corso della prima frazione. Sovente i padroni di casa riuscivano a indirizzare la produzione del gioco verso i difensori centrali bianconeri, che hanno tenuto più palla di quanto fosse logico sperare. E spesso, in attesa di soluzioni migliori, Chiellini ha provato a rompere il pressing con coraggiose azioni individuali, senza però troppa fortuna.

 

 

Con le linee centrali intasate, probabilmente l’auspicio era quello di sovraccaricare da un lato per poi sorprendere i rivali con un cambio campo, ma questa soluzione di gioco non è praticamente mai riuscita, visto che nella prima frazione mai si sono potuti mandare gli esterni nell’uno contro uno: le catene laterali, infatti, hanno prodotto ben poco.

Dopo il gol subito, la Juve ha dovuto necessariamente fare la partita, senza però trovare il modo di gestire i ritmi del possesso in maniera accettabile. Oltre alle occasioni, sono mancati più genericamente i presupposti per pungere. Chi ha mostrato grande personalità è stato senza dubbio Pjanic, costantemente in supporto di Barzagli e Chiellini dietro. Il metronomo bonsiaco ha attratto su di sé le fondamenta della manovra bianconere, provando anche la verticalizzazione lunga quando non c’era modo di imbeccare Dybala o le ali (ossia, per tutto il primo tempo).

Insomma, pur senza l’assistenza di un partner adeguato (Khedira non ha fornito un vero e proprio supporto: costantemente schermato, è presto sparito tra le maglie biancoverdi), si è probabilmente vista la Juventus più Pjanic-centrica della stagione.

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Nella ripresa, sono progressivamente diminuite l’attenzione e l’intensità in non possesso da parte dei giocatori di Jesus, nonostante diverse ripartenze degne di nota. Col morale a mille, nei primissimi i portoghesi hanno anche approcciato diversi tentativi di pressing alto, ma allungandosi concedevano più campo alla Juve per attaccare: in tal modo, hanno presto preferito un atteggiamento più attendista.

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La squadra di Allegri ha comunque mantenuto il pallone con molta più costanza nella trequarti rivale, riuscendo a isolare Cuadrado con discreta efficacia. Inoltre, a causa della crescente passività degli ospiti, Khedira ha abbassato il proprio raggio d’azione nel tentativo di alzare Pjanic nella zona di rifinitura, col bosniaco che nella ripresa è stato nel vivo del gioco anche negli ultimi metri, dando più imprevidibilità contro uno Sporting meno lucido in raddoppi e posizionamenti. I 6 passaggi chiave del bosniaco palesano la sua centralità nella trequarti portoghese.

 

 

I tardivi cambi di Allegri hanno poi definitivamente migliorato la situazione. Pur senza un’ultima parte di gara spumeggiante, i bianconeri hanno trovato il fondo con discreta continuità (l’azione del gol di Higuain nasce da un cross di Douglas Costa), e l’aggressività portata da Matuidi ha aiutato la squadra sia in tracce interne che in tracce esterne. Lo stesso Dybala è stato imbeccato diverse volte tra le linee, senza però mostrare la consueta efficacia nella conclusione in porta.

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Probabilmente, la Juve sperava di far sfogare inizialmente i rivali per poi gestire con calma il resto della gara. Il gol subito ha però scombussolato i piani, coi bianconeri che dimostrano lacune tattiche in fasi di possesso abbastanza gravi se si pensa al tipo di mercato fatto in questa estate.

Questa è una squadra con grandi potenzialità, come spesso dimostrano i cambi dalla panchina. E la gara dell’Alvalade non fa eccezione. Per sfruttare a pieno la rosa costruita, l’impressione è che alcune gerarchie di Allegri vadano quantomeno ripensate. Forse, la Juve attuale non si può permettere di lasciare fuori giocatori cruciali in gare così decisive. E, se il piano gara cozza anche a causa della palese inadeguatezza di alcuni “senatori” (per quanto riguarda martedì, è il caso di Mandzukic e Khedira), le correzioni vanno fatte nel minor tempo possibile.