ANALISI TATTICA / Sampdoria-Juve 0-1: le doti di Dani Alves aiutano la costruzione bassa

di Jacopo Azzolini |

La Juve esce da Marassi con un risultato (e una prestazione) decisamente migliore rispetto a quella contro il Genoa, ottenendo un successo importantissimo in chiave scudetto. Il match con la Sampdoria è stato comunque particolare, con due tempi profondamente diversi tra loro: tanto divertente la prima frazione – coi bianconeri propositivi e brillanti – quanto brutta la ripresa.

 

IL GIOCO NON VALE LA CANDELA (PER LORO)

Con il consueto rombo, Giampaolo imposta una gara piuttosto coraggiosa. Il tecnico campano, infatti, prova a stroncare la costruzione bassa juventina sin dalle fondamenta, con una pressione tanto alta quanto continua sul primo portatore di palla. Schierata ancora con il 442, la Juve applica la Salida Lavolpiana: a turno, Pjanic e Khedira si abbassano tra i due centrali difensivi per far partire l’azione dal basso. Bruno Fernandes (il trequartista blucerchiato) va ad aggredire il pivote bianconero, mentre le punte vanno sui difensori centrali. Quando la Juve prova a cercare i terzini, gli interni della Sampdoria – Linetty e Barreto – si allargano e scattano immediatamente contro di loro. I primi secondi ci forniscono già un’impostazione generale.

 

Questa scelta non si rivela però troppo azzeccata. La formazione di Allegri è bravissima ad eludere costantemente ed efficacemente la pressione avversaria, sia grazie alla qualità della propria retroguardia che all’elevato movimento senza palla degli uomini in avanti.

 

In tal modo si creano i presupposti per far male: quasi tutte le (numerose) occasioni della prima frazione sono nate così. Gol compreso. Si è sottolineato poco il grande lavoro svolto da Higuain, che si è sovente abbassato per ricevere e smistare palla, creando in tal modo situazioni pericolose sulle corsie esterne. Inoltre, con Dani Alves la circolazione del pallone del basso è decisamente più fluida.

 

Paziente e lucida la Juventus, che è costantemente riuscita a trovare l’uomo sulle fasce a sfruttare situazioni di parità o superiorità numerica. La grande giornata degli esterni, soprattutto Asamoah, ha fatto il resto.

 

Anche in situazioni apparentemente ingolfate, con grande classe i bianconeri sono usciti nel disimpegno sfruttando bene l’ampiezza del campo con frequenti precisi cambi di gioco. In tal modo, si è spesso colta piuttosto scoperta una Sampdoria che aveva l’obiettivo di recuperare palla in zone avanzate, e per questo utilizzava molti uomini in zone alte del rettangolo di gioco. Si può dire che il generoso lavoro chiesto da Giampaolo ai suoi uomini abbia portato pochi frutti, sbilanciando eccessivamente la squadra e facendola trovare impreparata dinnanzi ai ribaltamenti juventini.

 

Rispetto a quanto accadeva fino a qualche mese fa, la Juventus sa eludere con grande efficacia la pressione rivale. Crescita assolutamente da elogiare.

 

COME PROVA A PUNGERE LA SAMP 

 

Proprio come accaduto contro il Milan, la Juventus è stata brava nel far venire a galla i limiti nella costruzione della Samp. Ci sono state diverse fasi in cui si è avvertita con evidenza la mancanza di idee. Non a caso, i giocatori con più passaggi effettuati sono stati i difensori centrali (Silvestre e Skriniar), che in questa classifica hanno accumulato netto vantaggio rispetto ai propri compagni. Muriel saltuariamente ha provato a svoltare la situazione con qualche strappo individuale, trovando però scarsi risultati.

Di contro, la Sampdoria – squadra assai verticale – è stata molto brava nell’attaccare in transizione, ricercando immediatamente le due punte una volta recuperato il pallone in zone interessanti. Quando il pressing ha dato (seppur in poche circostanze) i suoi frutti, ci sono state situazioni assai pericolose. O potenzialmente….

 

…o nella pratica. In particolare, Barzagli si è visto in davvero grossa difficoltà su un Quagliarella che spesso gli è sfuggito. Quando ha avuto modo di attaccare la profondità, sono arrivate le occasioni blucerchiate più pericolose.

 

Molto più sicuro invece Rugani, anche a causa della scarsa verve di Muriel. Non a caso, le difficoltà sono arrivate sull’altro lato. Nell’unico guizzo del colombiano, il Doria ha avuto la chance più netta della ripresa, con Asamoah che si è immolato su Schick.

 

Da questo contrasto nasce l’infortunio del talentuoso attaccante blucerchiato che, entrato al 46′, stava facendo molto bene.

 

GESTIONE NELLA RIPRESA

 

L’infortunio di Dybala ha mostrato, come se ce ne fosse ancora bisogno, la centralità della Joya in questo 442. Fuori lui, il raccordo, la risalita del campo e la fluidità della manovra ne risentono abbondantemente. Sul tema, Allegri è stato piuttosto diretto nel post gara: con questo schieramento tattico, Dybala è imprescindibile. In futuro, quando mancherà, verosimilmente si vedrà il centrocampo a 3.

Al posto dell’ex Palermo è entrato Pjaca: inizialmente il croato è andato a ricoprire la stessa posizione di Dybala. Poco dopo, Allegri ha scelto di invertirlo con Mandzukic, col numero 20 che è andato ad agire largo a sinistra.

 

Di fatto, nella ripresa la Juve non tira più in porta e nella trequarti avversaria non mostra la precisione del primo tempo. Dalle (potenziali) occasioni sprecate sono nate diverse insidiose ripartenze doriane.

 

Incapace di condurre la stessa gara del primo tempo, i bianconeri hanno ragionato in maniera molto “italiana”: si è abbassato vistosamente il baricentro nel tentativo di limitare la produzione offensiva della Sampdoria. Agli attaccanti di Giampaolo sono mancati gli spazi, e sono stati spesso serviti spalle alla porta. Pochi i concreti pericoli corsi dai bianconeri: il Doria ha molto insistito coi cross – molti dalla trequarti -, che però hanno prodotto poco: su 22 ne sono stati azzeccati solo 5.

Le ultime gare prima della sosta ci hanno consegnato una Juve tanto brillante nel palleggio quanto migliorata tecnicamente, tuttavia le partite sono state chiuse con più apprensione rispetto agli ultimi tempi, soprattutto a causa di mancanza di lucidità. In previsione del difficilissimo doppio scontro col Barcellona, la Juve dovrà dimostrare una condizione migliore nel corso di tutti i 90′.