Analisi Tattica / Real Madrid-Juve 4-1: Higuain e Dybala non incidono in spazi larghi

di Jacopo Azzolini |

Ennesima delusione bianconera, ennesimo trionfo Merengue. Il Real Madrid ha vinto la dodicesima Champions League, confermando una solidità impressionante nelle finali europee. L’ultima sconfitta risale infatti al 1983. E dire che questa sembrava la partita in cui la Juventus potesse invertire il trend.

 

ALEX SANDRO PRINCIPALE SOLUZIONE OFFENSIVA

 

Contrariamente alla propria tradizione nelle finali, non si può certo incolpare la Juve di approccio timoroso. Anzi, in avvio è stato tendenzialmente il Real Madrid a mantenere un baricentro piuttosto basso, con la costruzione arretrata della Juve sviluppatasi con relativa facilità. I Campioni d’Europa hanno a tratti sofferto l’atteggiamento rivale, perdendo qualche pallone di troppo contro una Juventus determinata e cattiva nell’aggressione alta.

Non ha inoltre aiutato Zidane il fatto che nei momenti di maggior affanno madridisti Casemiro abbia toccato così tanti palloni in zone sensibili.

 

Con le linee centrali ben coperte dal Madrid, nella prima frazione la Juventus ha soprattutto punto sulla fascia sinistra. I centrocampisti blancos si allargavano poco e Isco non sempre ripiegava, in tal modo Carvajal è stato affrontabile. I bianconeri hanno lavorato molto per mandare Alex Sandro al cross: decisivi gli accentramenti di Mandzukic e i frequenti cambi di gioco.

 

Ben 4 cross per il brasiliano nei primi 45′, e l’azione che porta al bellissimo gol del pareggio – meraviglioso anche il lancio di Bonucci – è stato il giusto coronamento di un buon primo tempo.

 

NON SI RISALE IL CAMPO

Già nei primissimi minuti della ripresa è però apparso chiaro come il canovaccio della gara fosse totalmente mutato. I bianconeri non sono più riusciti ad effettuare alcun pressing in avanti, facendosi schiacciare già dal principio. Dopo pochi secondi, il lancio di Marcelo su cui Barzagli non ha letto l’inserimento di Ronaldo è stato il preludio di una fase difensiva che nella ripresa è andata in grossa difficoltà.

 

L’aggressione dei merengue ha letteralmente impedito alla Juve di risalire il campo per tutti i secondi 45′. Il baricentro alto del Madrid ha stroncato la squadra di Allegri, che non è di fatto più riuscita a tenere il possesso in maniera accettabile.

 

Tutto il contrario della squadra di Zidane, che ha iniziato a far girare palla con una pulizia impressionante. Con l’allargamento di Isco e Modric, è stata sfruttata con molta più efficienza l’ampiezza del campo, mettendo in difficoltà la linea a 4 rivale soprattutto sul lato di Barzagli. Insomma, un totale dominio a cui la Juve non è riuscita a controbattere: già dal principio era chiaro come l’undici bianconero non avesse modo di svoltare la situazione. Gli unici tentativi di risalita provenivano da qualche isolato lancio lungo per Mandzukic.

Inoltre, a causa delle frequenti transizioni derivanti dalle molte palle perse, la Juve si è spesso fatta trovare poco compatta, con Isco che tra le linee ha potuto così usufruire di parecchio spazio se confrontato col primo tempo.

 

Il gol di Casemiro, per quanto si tratti di un tiro dalla distanza, non è casuale, bensì una sintesi perfetta di quello che era diventata la partita. In pochi secondi, la Juve ha perso due volte palla: prima Sandro si affida al lancio lungo perché non si ha idea di come risalire il campo e successivamente Alves spreca una interessante ripartenza. I bianconeri si sono così fatti trovare lunghi e attaccabili.

 

Dopo il 2-1, un errore di Mandzukic in ricezione ha lasciato Sandro da solo contro Modric e Carvajal, sul cui cross Ronaldo ha segnato il gol che ha di fatto ipotecato il match.

 

MALE DYBALA E HIGUAIN, MA FUORI CONTESTO

 

Nel post gara ci si è, logicamente, scagliati sui giocatori più talentuosi (Dybala e Higuain), rei di non avere fatto la differenza se confrontati agli assi madrileni. In assoluto le prestazioni degli argentini sono state senza dubbio insufficienti, con una quantità di errori a 360° molto elevata.

Tuttavia, viene da pensare che non siano stati aiutati a dovere per rendere al meglio, che sia stato loro chiesto un qualcosa non nelle proprie corde. Per quanto fenomeni, sono due giocatori da squadra di possesso, non hanno le caratteristiche fisiche e atletiche (ma forse neanche tecniche) per poter pungere in spazi larghissimi. Nel secondo tempo sono stati i primi a patire il baricentro bassissimo della Juve.

Soprattutto Dybala ha toccato palla in zone piuttosto improbabili, e viene da pensare che sia stato un errore nel corso della stagione abituarsi così tanto nel vederlo giocare così lontano dalla porta: Casemiro e le scalate dei difensori centrali lo hanno stroncato.

Higuain, invece, è stato letteralmente sovrastato da un aggressivo Varane, bravo ad allargarlo e a mandarlo in zone dove non potesse nuocere. Va poi detto che, per quanto non fosse aiutato dai compagni, spesso il Pipita ha dimostrato scarsa intelligenza calcistica, andandosi a infilare con la testa bassa in improbabili dribbling senza avere l’agilità di un Morata.

 

Il rammarico non è solo per le prestazioni individuali di Dybala e Higuain, ma anche per il fatto di non aver consentito loro di esprimersi al meglio.

Senza dimenticare la forza del Madrid, la Juventus ha affrontato un’intera ripresa evidenziando a pieno il proprio difetto principale: ossia, l’incapacità (strutturale) di attaccare in spazi larghi. Difenderti così basso già al 45′ puoi farlo in Italia, ma contro un avversario del genere rischia di essere una condanna a morte  E infatti i bianconeri non sono riusciti a reggere in nessuna delle due fasi.

Senza dubbio, visto l’andazzo della ripresa, Allegri avrebbe potuto inserire prima Cuadrado, ma ciò non toglie che a Cardiff si siano visti equivoci tattici che in sede di mercato andranno risolti. Come l’essere tornati a prescindere dalla BBC optando per un atteggiamento più attendista ed un baricentro medio più basso  senza però avere la qualità tecniche per arrivare abbastanza velocemente in porta.

La Juve di quest’anno, che ha trovato una sua forma solo a gennaio, è stata un ibrido che purtroppo non ha pagato nel momento clou della stagione. Ora tocca a società il mister il compito di rendere la squadra più coerente tatticamente di quanto non sia stata nel corso di questa (grande) stagione.