ANALISI TATTICA / Napoli-Juve 3-2: i break di Alex Sandro sono un toccasana

di Jacopo Azzolini |

Nonostante un calo di tensione nel finale che ha fatto correre forse qualche brivido di troppo, la Juventus centra meritatamente la terza finale consecutiva di Coppa Italia, anche grazie ad un Higuain che ha sfruttato il palcoscenico del San Paolo per dare il meglio di sé stesso.

 

TORNANO I TITOLARI, LA MUSICA CAMBIA

Se la scelta di Sturaro poteva lasciar alla fine presagire una sorta di 433, Allegri ha dimostrato di dare continuità al 4231/442, schierando il centrocampista ligure largo a sinistra. Ciò era già avvenuto contro il Palermo.

 

Già da primissimi minuti si vede che sarà tutta un’altra Juve rispetto a quella unicamente difensiva di domenica. Il baricentro è stato nettamente più alto, con la Vecchia Signora che nel primo tempo non si è quasi mai fatta schiacciare. Il pressing alto partenopeo della gara di campionato, che aveva messo in forte difficoltà la retroguardia juventina, in Coppa Italia ha dato molti meno frutti. Anzi, col ritorno di giocatori come Dani Alves e Alex Sandro la circolazione bassa è tornata decisamente più fluida.

 

Qualità nel palleggio e grande movimento senza palla hanno consentito alla Juve di risalire il campo con relativa facilità, sia al centro che sulle corsie esterne.

 

Inoltre, l’uomo tra le linee è stato trovato con molta più agevolezza. Insomma, sintetizzando al massimo, è stata – logicamente, visti gli interpreti – un’altra Juve, che è riuscita ad arrivare nella trequarti rivale con costanza.

 

Il secondo gol di Higuain è da vedere e rivedere. Decisivo soprattutto lo strappo di Alex Sandro, che supera Zielinski e crea i presupposti per un’occasione del gol. I break del brasiliano forse erano stati le principali mancanze di domenica, in cui ci si era affidati di fatto al solo Lemina.

 

Sotto questo punto di vista, Alex Sandro rappresenta oggi uno dei giocatori più imprescindibili per Allegri.

 

QUALCHE AMNESIA DI TROPPO

Il Napoli domenica si era fatto apprezzare per un paziente giro palla in avanti, che in diverse circostanze era riuscito a trovare l’uomo tra le linee (Mertens soprattutto). Mercoledì, invece, i partenopei sono stati meno dominanti, non riuscendo a schiacciare la Juve come speravano ed arrivando con meno facilità nell’area rivale (anche per merito di una Juve sempre brava s chermare le linee centrali). Alla luce della presenza di Milik dal primo minuto, ciò è stata una seria problematica per Sarri, con la formazione campana che oltretutto avrebbe dovuto cercare di essere più efficace sulle corsie esterne.

Non devono trarre in inganno i molti tiri (17): la gran parte di questi è avvenuta da zone alquanto improbabili. Più che altro, le principali opportunità napoletane – gol compresi – sono state provocate da gravi amnesie individuali juventine.

Quando è toccato difendersi bassi, i giocatori bianconeri non sempre non hanno dimostrato la consueta lucidità. E, più che per azione manovrata, il Napoli ha punto in transizione. L’occasionissima di Callejon ad inizio match proviene da un impreciso appoggio di Bonucci, una delle poche circostanze in cui si è sofferto per la pressione avversaria.

 

Pure l’occasione finale di Pavoletti è conseguente da una indecisione del subentrato Pjanic. L’eventuale gol del 4-2 avrebbe provocato un pazzesco finale di gara.

 

Inoltre, l’unica situazione in cui Milik si è reso pericoloso è stata causata da uno svarione di Rincon.

 

A due facce l’esordio del General dal primo minuto. Molto bene in non possesso: ottimo nell’aggressione (soprattutto su Hamsik), bravo nei contrasti e buonissimo senso della posizione. E’ stato però piuttosto impreciso palla al piede, andando  in difficoltà quando ha dovuto fare giocate leggermente più sofisticate. L’impressione è che sia un valido rincalzo per il centrocampo a 3, ma che abbia troppe lacune tecniche per giocare a 2.

 

SI RIPARTE DA UN’OTTIMA ORA DI GIOCO

Fino al gol di Neto, pur senza essere sempre sempre precisissima nella trequarti rivale, la Juve è sembrata a proprio agio, pienamente in controllo della qualificazione. Lo svarione di Neto ha scombussolato la partita, anche se – come già detto – i principali rischi nel finale sono provenuti più che altro per demeriti juventini (basta anche vedere la terza rete, tra scarsa cattiveria di Benatia e giocatori attorno troppo fermi).

Forse il cambio Barzagli-Dybala ha abbassato eccessivamente la squadra e limitato la risalita del campo: in passato giocare con la difesa a 3 voleva dire blindare il risultato, mentre oggi può schiacciare troppo una rosa che ha l’esigenza di tenere più spesso il pallone tra i piedi. Va però detto che il difensore toscano è entrato molto bene in partita, aumentando ulteriormente la solidità della retroguardia.

In conclusione, la qualificazione dei bianconeri è ineccepibile. Lo spartiacque negativo per il Napoli è stato il secondo tempo della gara d’andata, dove la partita si è capovolta a causa di svarioni piuttosto gravi per una squadra di alto livello. Probabilmente, sono proprio quei 45′ minuti che sintetizzano al meglio la mancata crescita compiuta dai partenopei.