ANALISI TATTICA / Napoli-Juve 1-1: risalita nulla e non è colpa di Higuain

di Jacopo Azzolini |

L’importanza del pareggio ottenuto al San Paolo è inversamente proporzionale alle difficoltà nel possesso emerse tra le file bianconere, con la Juve che è stata forse la più passiva dell’intera stagione.

 

ATTESA BASSA

Le assenze di uomini imprescindibili per questo modulo e le diverse sperimentazioni ci potevano far suggerire uno schieramento tattico diverso dal solito: nonostante ciò, è apparso chiaro fin dal principio che si sarebbe visto il classico 4411, con Lemina largo a destra e Pjanic in sostituzione di Dybala.

Le scelte di Allegri – come per esempio Lichtsteiner per Dani Alves – dimostrano come il tecnico toscano volesse impostare una partita prettamente difensiva, perlomeno nella prima frazione. Il gol di Khedira in avvio ha messo la gara nei binari perfetti per i bianconeri, che nei primi 20′ sono parsi quasi totalmente imperforabili alle sortite partenopee.  Il Napoli si è trovato davanti pochi spazi in una trequarti schermata in maniera eccellente.

Tuttavia, col passare dei minuti, le offensive dei giocatori di Sarri sono diventate sempre più efficaci, con un giro palla tanto paziente quanto efficiente che riesce a imbeccare l’uomo tra le linee.

 

Nella ripresa queste situazioni aumentano, coi centrocampisti juventini – Marchisio soprattutto – spesso poco lucidi. Nel gol del Napoli c’è sicuramente un concorso di colpe tra Bonucci e Marchisio, ma va elogiata la capacità della squadra di Sarri nel saper attrarre il pressing rivale – alto o basso che sia – per poi approfittare alla perfezione del buco che si viene a creare.

Evidenti, inoltre, le difficoltà bianconere nella costruzione bassa. Se contro la Sampdoria la costruzione dalle retrovie era stata la chiave, al San Paolo si è arrancato molto sotto questo punto di vista. L’aggressione azzurra ha fatto sorgere diverse problematiche, con molti palloni persi o lanciati nel vuoto.

 

Insomma, non elevata la tecnica nelle retrovie, con l’assenza di Dani Alves che ha reso la manovra poco fluida. Lichtsteiner in particolare è andato in affanno, risultando per distacco il giocatore più impreciso della gara (pass accuracy del 70%).

 

INCAPACITA’ NEL RISALIRE IL CAMPO

 

Il piano gara poteva avere un senso, d’altronde avere il controllo del pallone non vuol dire automaticamente essere efficaci. Il problema è che la Juve ha giocato bassissima senza avere di fatto alcun contropiedista. In tal modo, risalire il campo diventa piuttosto difficile. Mandzukic si è rivelato pressoché inutile, soffrendo oltretutto gli affondi di Hysaj. Lemina ha provato in diverse circostanze improvvisi strappi palla al piede, riuscendo 5 dribbling su 9.

Il totale dei palloni toccati nell’area rivale ci aiuta ad inquadrare meglio la sterilità bianconera.

 

Pjanic doveva fungere da uomo di raccordo, ma l’andamento della gara non è stato certo il più idoneo per lui. La sua Heat Map dimostra come abbia prevalentemente toccato palloni nella propria trequarti, abbassandosi spesso per far partire l’azione (nel 4-2-3-1 finale è tornato tra i 2 di centrocampo prima di essere sostituito da Rincon).

In ogni caso, 2 degli appena 3 key passess effettuati dalla Juve (il Napoli ne ha fatti 13!) provengono dai piedi del bosniaco. Tra cui il gol di Khedira.

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Abbandonato a sé stesso e praticamente senza toccare palla nell’area rivale, Higuain ha fatto quel che ha potuto disputando una prova di sacrifico. Si è mosso molto, arretrando la propria posizione per venire incontro alla squadra e fornire soluzioni di passaggio. Le poche transizioni interessanti son venute anche per merito suo.

 

 

PAREGGIO COMUNQUE CRUCIALE

Con la formazione piuttosto rimaneggiata, uscire dal San Paolo con un risultato positivo era l’obiettivo primario: il suo raggiungimento è un ulteriore passo verso il sesto scudetto consecutivo. Allegri ha dimostrato, a parole e nei fatti, di tenere primariamente alla gara di Coppa Italia. Essendo poi un allenatore che dà grosso peso agli uomini della panchina sperava che Cuadrado e Dybala a gara in corso potessero dare un impatto diverso, e che si verificasse quindi un finale di match più arrembante.

Chiare le sue parole del post gara: ” Abbiamo provato a ripartire, ma quando non ci riesci bisogna difendersi. Non ha senso esporsi a contropiedi“. Insomma, sintetizzando barbaramente, è stata la classica gara in cui, nonostante qualche disguido tattico, è contata la sostanza molto più della forma.

Il Napoli può nel complesso essere soddisfatto della prestazione. Contro una delle migliori fasi difensive d’Europa è stato tenuto costantemente il pallino del gioco in mano, creando molteplici occasioni da rete senza rischiare quasi nulla. Il problema è che non è bastato. Ed una Juve in grossa difficoltà è comunque riuscita ad ottenere un risultato positivo nel campo forse più difficile del campionato.