ANALISI TATTICA / Monaco-Juve 0-2: Allegri e Alves rendono la Juve flessibile

di Jacopo Azzolini |

Monaco-Juve

La Juve mette una seria ipoteca sull’accesso alla finale di Cardiff, superando il Monaco con un netto 2-0 e lasciando la porta inviolata contro una delle fasi offensive migliori del mondo. Degno di analisi l’andamento della gara, con Allegri che dopo mesi ha sorprendentemente mutato l’assetto tattico dei bianconeri.

 

VALZER DI MODULI

Il 442 post Firenze rappresenta la svolta principale della Juventus di questa stagione, e infatti – a prescindere dagli interpreti – Allegri ha sempre dato continuità a tale disposizione. Anche (ma non solo) a causa dell’assenza di Cuadrado dal primo minuto, la squadra  ha invece utilizzato molteplici schieramenti nel corso dei 90′.

In fase di non possesso, si è vista un’alternanza tra il 532 e il 442 (ossia, quello che tutti si aspettavano). Nei frangenti in cui ci si difendeva più bassi, Sandro e Alves scalavano sulla stessa linea dei centrali, lasciando Pjanic, Marchisio e Mandzukic in mediana.

 

Quando invece i padroni di casa avevano il possesso prima della metà campo, per andare a limitare gli esterni la Juve ha adottato il solito 442, con Barzagli che ricopriva la posizione di terzino. Decisiva per questa flessibilità la posizione di Dani Alves, che coi suoi movimenti ha consentito alla squadra di cambiare modulo. Qui sta avanzando la propria posizione, creando nuovamente il 442.

 

In fase di possesso, la Juve ha schierato sempre la difesa a 3: gli esterni – Alves e Sandro – molto alti, col tridente in avanti. In sostanza un 343 molto asimmetrico..

 

In attacco, poi, spesso le cavalcate di Alex Sandro consentivano a Mandzukic di stringersi, andando a formare un 3421, con Dybala che infatti in diversi frangenti ha giocato decisamente defilato sulla destra.

Insomma, si è tornati alla difesa a 3 dopo davvero molto tempo, e quella di Allegri è stata una mossa che probabilmente Jardim non si aspettava.

 

IL PRIMO PRESSING NON DA’ PROBLEMI ALLA JUVE

 

Per il modo propositivo di giocare del Monaco, superare la pressione della capolista francese vuol dire correre il rischio di trovarli spaccati in due. Ebbene, nella prima frazione è un qualcosa che fin dal principio è riuscito con grande facilità alla Juve.

La difesa a 3 ha dato la superiorità numerica contro Mbappè e Falcao, col Monaco che ha provato (malamente) a schermare esterni e centrocampisti. I bianconeri, anche grazie alle ali molto alte, sono stati però bravi ad allungare i rivali. Fondamentale l’apporto delle punte juventine, con Higuain che è stato trovato con grande facilità dalle verticalizzazioni provenienti dalla retroguardia. In tal modo, si è risalito con velocità il terreno di gioco e si è potuta sfruttare con efficacia l’ampiezza del campo, trovando il Monaco molto perforabile sul lato corto. Il rischio era quello di farsi schiacciare troppo, ma fortunatamente ciò non è avvenuto minimamente.

Anzi, già nei primissimi minuti si è riusciti a mandare Alex Sandro al cross tantissime volte, arrivando nell’area rivale con grande naturalezza.

 

Il gol di Higuain, poi, è una perla che va vista e rivista per la qualità corale nel disimpegno. Oltre ai capolavori dei singoli, decisiva la scarsa reattività di Bakayoko, che ha consentito al Pipita di tirare in porta senza alcuna pressione.

 

Probabilmente, il Monaco si era preparato a tutta un’altra gara. Azzeccata la scelta di Allegri di schierare Dani Alves a tutta fascia, col brasiliano che ha davvero dipinto calcio e dimostrato un decision making di livello superiore in tutte le fasi di gioco (record sia di key passes che di palle recuperate).

 

LA DIFESA REGGE ANCHE CONTRO GLI ATTACCHI TOP

 

Per Jardim era un test tattico, visto che si è trovato di fronte la fase difensiva più forte al mondo. Su azione manovrata, il Monaco ha fatto correre ben pochi pericoli ad una Juventus brava come al solito sia a coprire le fasce che il centro del campo. Solo ad inizio ripresa i padroni di casa hanno avuto l’occasione per pungere, con Lemar che si è fatto trovare tra le linee sbucando alle spalle di Marchisio e Pjanic.

 

Nelle rare circostanze in cui la Juve si è fatta trovare scoperta, i padroni di casa hanno confermato la loro capacità di offendere in transizione. Oltre all’occasionissima di Falcao derivante da un erroraccio di Pjanic nel disimpegno, ne è un esempio l’occasione di Mbappé, nata da una palla persa da Mandzukic, con Chiellini che si è dovuto allargare per sopperire all’assenza di Sandro.

 

Per il resto, il Monaco ha trovato davvero pochi sbocchi. Una delle punte – Falcao soprattutto – nella ripresa si è abbassata per poter fornire più soluzioni, ma si è continuato a produrre molto poco. Ci si è affidati sempre di più ai cross, con la retroguardia bianconera che però ha retto alla grande. Basti pensare che i giocatori di Jardim hanno azzeccato appena 5 traversoni su 35, trovando quindi sulla propria strada uno scoglio quasi insuperabile.

Insomma, molti uomini hanno tenuto il pallone tra i propri piedi più di quanto amino fare. Bakayoko soprattutto, che si è infatti fatto rubare palla da Dybala e fatto così nascere la transizione che ha portato al raddoppio di Higuain. Con gli spazi spesso ridotti (molto in difficoltà Lemar) si è avvertita l’assenza di un uomo di qualità e lucidità in mezzo al campo. Dopo il 2-0, la situazione si è ulteriormente complicata, col Monaco che ha avuto serie difficoltà nello scardinare la difesa avversaria.

Per quanto nel pre gara ci si soffermasse sulla potenza offensiva monegasca, si è sottovalutato quale fosse il vero gap: ossia, quello tra l’attacco juventino e la fase difensiva di Jardim. Questo primo round delle semifinali ha premiato la squadra più completa in entrambe le fasi, e che oltretutto in questa stagione di Champions sta mostrando un cinismo incredibile sopporta. Dovrebbe accadere un disastro per privare Allegri della seconda finale in tre anni.