ANALISI TATTICA / Lazio-Juventus 0-1: Dybala, centrocampista di lusso e necessità

di Davide Rovati |

Inutile girarci attorno: la prima esibizione lontano da casa della Juventus 2016/17 è stata piuttosto scialba e non ha offerto grossi spunti per commentare lo stato di avanzamento lavori nel cantiere di Allegri. Di buono, oltre al risultato, va segnalata in particolare una condizione atletica già in crescita, visto che il gol è arrivato proprio in una fase della partita in cui i nostri ne avevano più degli avversari e li hanno presi per sfinimento, sfruttando una serie di leggerezze ed errori dovuti alla scarsa lucidità.

Ma perché è stata una partita così complicata e poco spettacolare?

 

Inzaghi come Sousa? Più o meno

A giudicare dallo schieramento sulla carta e a valutare il sistema di uscite preparato per pressare il nostro giro-palla, si direbbe che Inzaghi abbia fatto delle scelte simili a quelle operate dal collega Sousa nella sfida di una settimana fa allo Juventus Stadium. 3-4-3 (o 3-4-2-1) con i tre davanti a pareggiare i nostri difensori e mettere in ombra Lemina, due mediani a intasare ulteriormente le vie centrali e gli esterni di centrocampo lasciati 1 vs 1 con Alves e Sandro.

La scelta ha pagato perché l’interpretazione collettiva della Lazio è stata superiore a quella della Viola, per almeno tre ragioni:

  • maggiore attenzione a oscurare le linee di passaggio;
  • più intensità nei duelli individuali sulle fasce, affrontati con coraggio e rapidità nell’accorciare;
  • migliore coesione negli scivolamenti laterali, che ha impedito alla Juve di trovare isolato l’esterno sul lato opposto dopo un cambio di campo.

Questa l’unica azione ad ampio raggio in cui la Juve sia riuscita a isolare uno dei due esterni muovendo a sufficienza la difesa avversaria e portando tanti uomini in area.

Inzaghi ha poi beneficiato della duttilità di alcuni suoi elementi: dallo schema-base si passava in corso d’opera a un 3-5-1-1, con Felipe Anderson libero di svariare alle spalle di Immobile e Lulic e Parolo posizionati ai fianchi di Biglia. Il centrocampista italiano in particolare ha fornito una prova di grande quantità, vero e proprio angelo custode di un Biglia molto compassato, da proteggere.

Visto da questa prospettiva, il modulo della Lazio è considerabile speculare a quello della Juve: anche i bianconeri infatti hanno dato libertà totale a Dybala, come vedremo nel prossimo punto, e anche i bianconeri alzano sistematicamente una mezzala (sabato Asamoah) in fase di pressione, per pareggiare il conto con i difensori avversari.

Come spesso capita in partite impostate in questo modo, i duelli individuali disseminati per il campo indirizzano l’inerzia delle partite. A ritmi bassi, l’esplosività fisica di Lukaku e Bastos per la Lazio, e di Chiellini e Benatia per la Juve, è stata decisiva per mantenere il controllo nelle rispettive zone di influenza e ha determinato una sostanziale supremazia delle difese sugli attacchi. Lukaku ha annullato Alves, Bastos ha disinnescato con facilità Asamoah e un Mandzukic mai apparso adeguato al livello della contesa (tecnicamente e, per una volta, persino agonisticamente), mentre i nostri due centrali hanno murato ogni tentativo passato dalle loro parti.

 

Dybala aiuta e comanda

Una combinazione di fattori negativi ha portato Paulo Dybala ad abbassarsi moltissimo e a giocare praticamente da centrocampista aggiunto per facilitare l’uscita del pallone, come dimostra la heatmap dei suoi tocchi.

dybtocchi

Barzagli si è dimostrato poco a suo agio nel ruolo di regista difensivo e di fatto si è limitato a smistare il pallone verso i compagni ai suoi lati (41 dei suoi 57 passaggi verso Chiellini o Benatia). Lemina ha fatto da riferimento centrale rinunciando a porsi in luce dietro la prima linea del pressing avversario. Le mezzali hanno svuotato il centro, ma senza riuscire a creare quel gioco a due con l’esterno che tanto aveva portato frutti durante l’esordio casalingo. Il coinvolgimento di Dybala nella circolazione del pallone, quindi, è stato soprattutto una necessità.

Il “lusso” ce l’ha messo Paulo, cioè tantissima qualità e quell’estetica dell’essenziale, del saper trovare sempre la strada più breve fra A e B e di riuscire a farlo un istante prima del tuo avversario: chiedere a Biglia, che non ha mai trovato i tempi per “leggere” il nostro numero 21 e si è trovato spesso a rincorrerlo.

Attirando la squadra avversaria sulla propria trequarti col palleggio basso come esca e trovando i tempi giusti per lo scarico a Dybala, la squadra di Allegri ha dato il là a tante azioni che potremmo definire di “contropiede lungo”. Le posizioni dei calciatori quando Dybala riesce a liberarsi fronte alla porta sono talmente aperte che basta un lancio coi giri giusti per ribaltare il campo, trovando l’esterno sul lato debole già pronto per ricevere alto. L’imprecisione tecnica o gli ottimi recuperi dei difensori laziali hanno diminuito l’efficacia di questa situazione tattica, che è però molto promettente e, se perfezionata, potrebbe diventare un’arma tattica importante in partite di contenimento.

La qualità di regista a tutto campo di Dybala si è vista anche nel gol, che è comunque figlio di un atteggiamento censurabile dell’intera difesa della Lazio, ormai sulle gambe.

Non c’è la minima pressione su Lemina, che ha una linea di passaggio comoda verso Dybala. Il 21 sta correndo in avanti, ma vede che Khedira sta riempiendo uno spazio di fronte a sé e si ferma per ricevere in solitudine. La schermatura di Biglia sul filtrante è goffa, De Vrij fa la sua prima pessima figura della serata, Marchetti non è reattivo a leggere la situazione: è l’episodio che Allegri aspettava per sbloccarla, anche se la sua squadra stava in effetti occupando in pianta stabile la metacampo avversaria già da qualche minuto.

 

Il “contropiede breve”, ovvero Higuain

Non ha segnato ed è apparso in condizione ancora precaria, eppure i movimenti di Higuain sono stati ancora una volta una variazione interessante allo spartito fin troppo leggibile dell’undici bianconero.

La sua cattiveria nell’attaccare gli spazi finalmente larghi della difesa laziale ha generato tanti pericoli potenziali; Dybala e un Khedira salito in cattedra col passare dei minuti lo hanno assistito e lanciato più volte in campo aperto.

Anche da questi piccoli particolari si nota il “killer instinct” di un calciatore abituato a sfruttare ogni errore dell’avversario e ad attaccare la porta con i tempi giusti. Una punta così abile a muoversi in linea con l’ultimo difensore rappresenta uno scacco costante per ogni difesa.

La Juve dell’anno scorso non aveva fra i suoi punti di forza il contropiede, inteso nella sua forma più brutale e diretta, anche perché mancavano giocatori in grado di dettare il passaggio con i tempi giusti. Higuain porta tanto know-how in questo senso, sta agli altri sfruttare appieno le sue doti.
Nel complesso, la Juve ha fatto forse troppo poco per vincere la partita, ma è stata brava a capitalizzare una catena di errori nel momento peggiore dell’avversario. La fase difensiva è stata eccellente: aumentare la produzione offensiva è il prossimo obiettivo di Allegri, quando, dopo la sosta, inizierà a sfruttare tutte le risorse a disposizione. Marko Pjaca compreso (di cui per ora ci siamo goduti il teaser…)