ANALISI TATTICA / La crisi d'identità del Siviglia

di Davide Terruzzi |

Siviglia è una città che brucia di passione. Per il calcio e per la Settimana Santa. Difficile trovare qualcuno che faccia il tifo per il Real Madrid, il Barcellona o l’Atletico Madrid: l’identità andalusa si sposa con il sostegno caloroso per Siviglia o Betis. I sevillistas sono esigenti, chiedono sempre di più, stimolano e pungolano l’intero ambiente: in città sostengono che anche col loro atteggiamento si spiega il momento d’oro vissuto negli ultimi anni. Gli artefici, senza voler nulla togliere all’importanza dei tifosi, sono due: uno siede dentro una scrivania, l’altro è un animale da campo. Monchi ha un passato da dodicesimo uomo sempre a Siviglia, la riserva del portiere titolare Unzué: dalla panchina deve aver sviluppato una grande conoscenza di uomini e calciatori. Lui è il motore della società: il ds che sceglie gli acquisti – ogni anno è costretto a smontare e rimontare la squadra – e che ha avuto la felice intuizione di riportare in Spagna Unai Emery, l’allenatore che aveva vissuto un quadriennio felice a Valencia prima di trascorrere un’esperienza sciagurata in Russia alla guida dello Spartak Mosca. I due formano una coppia che si rivelerà perfetta. Emery entra subito in sintonia con lo spirito della città: vive per il calcio, è un instancabile lavoratore con l’unico pensiero di migliorare i propri calciatori. Per il tecnico la vera felicità risiede nel processo di crescita che porta ai risultati: è più importante il cammino che il traguardo, insomma. Monchi sceglie i giocatori, Emery li migliora: perfetti per lavorare assieme, perfetti per il Siviglia, una squadra che cresce con il passare dei mesi. Un percorso di maturazione significa una grande preparazione e un lavoro instancabile sul campo: l’allenatore è davvero un animale da campo, brucia passione, chiede massimo impegno, attenzione e disponibilità eccezionali per preparare al massimo ogni azione; la sua squadra deve sapere cosa fare quando ha il pallone e come contrastare gli avversari. Conoscono se stessi e anche gli avversari.

Il Siviglia gioca tradizionalmente col 4231, ma prima dei moduli viene l’identità: Emery chiede intensità, ritmi alti, pressing per recuperare il pallone e colpire in ripartenza, gioco sulle corsie laterali, brevi e veloci movimenti senza palla. Se dovessimo giudicare la formazione di Emery in base all’idea di calcio spagnolo che si è fissata negli ultimi anni non potremmo che affermare che il Siviglia è molto più inglese o tedesco per identità di gioco. Esiste sempre un piano di gioco, i giocatori entrano in campo conoscendo perfettamente le caratteristiche degli avversari, cosa mettere in pratica per esaltare le proprie qualità. O meglio esisteva. Sì, perché così si spiegano i successi degli ultimi anni, mentre oggi Emery e la squadra sembrano un po’ in confusione, in difficoltà a ricostruire quella conoscenza reciproca e dell’avversario che costituiva la base pragmatica del Siviglia.

Il 4231, si diceva, come modulo di riferimento. Il doble pivote come protezione assoluta della difesa, un blocco difensivo pensato per essere compatto, ordinato, pronto a difendere la porta convogliando la manovra avversaria sugli esterni, ma che non ha sempre funzionato per le caratteristiche proprie del gioco di Emery, caratteristiche che causano scompensi evidenti nelle transizioni.

442

442 in fase di non possesso. Spazio alle spalle dei centrocampisti. 

appoggi

Pressing alto. La manovra viene spinta sugli esterni, gli appoggi più immediati vengono chiusi. Non tutti: lo scarico sul centrale di difesa viene colpevolmente lasciato libero.

3vs3

Adattarsi agli avversari. 3vs3 per impedire una facile costruzione dal basso.

Tre linee di pressione a disegnare un 442 senza palla a rappresentare lo schema di riferimento pronto ad adattarsi alle caratteristiche tattiche dell’avversaria senza andare a toccare le idee di gioco: tentativo di recupero medio-alto del pallone, successiva formazione del blocco basso difensivo quando il primo pressing viene superato, scivolamenti orizzontali e salite verticali delle linee.Nel match d’andata la Juventus mise in grossa difficoltà il Siviglia portando più uomini attorno al pallone per poi cambiare il campo sul lato debole non sempre occupato attentamente. La coppia centrale difensiva (Rami-Kolodziejczak)è solida fisicamente ma in difficoltà a correre velocemente all’indietro proteggendo lo spazio alle proprie spalle.

cambi campo

Lato debole scoperto. Il Gladbach, grazie a un’ottima gestione della palla, ha spesso destrutturato il blocco difensivo del Siviglia.

transizione

Non proprio la situazione tattica che si vorrebbe vedere in campo. A maggior ragione dopo 19′ e sullo 0-0…

Emery chiede e pretende un gioco rapido, palla a terra che inizi dalle retrovie uscendo il più velocemente possibile e in maniera pulita. Sovente si vede uno dei due mediani abbassarsi tra i due centrali attuando il famigerato meccanismo della salida lavolpiana: nel 4231 del Siviglia i terzini sono chiamati a spingere moltissimo sulle rispettive corsie con gli esterni che accentrano la propria posizione lavorando alle spalle dei centrocampisti avversari: il trequartista può essere o un regista offensivo (Banega) oppure un cursore col compito di creare superiorità numerica e posizionale nei pressi del pallone spesso giocato per vie esterne.

salida lavolpiana

Salida lavolpiana per avere superiorità numerica sui due attaccanti del Depor.

meccanismi offensivi

Rami può portare palla. I terzini sono sulla linea di trequartisti e ali.

costruzione dal basso

Costruzione bassa quasi sempre e comunque coinvolgendo il portiere. 

Gameiro viene preferito agli ex juventini Immobile e Llorente per la sua capacità di tagliare alle spalle dei centrali. La velocità e le doti tecniche palla al piede degli esterni, tra tutti Konoplyanka, suggeriscono a Emery veloci ripartenze sfruttando le caratteristiche dei giocatori a disposizione correndo però il rischio di vedere la propria squadra divisa in più tronconi. La spinta richiesta ai terzini, accompagnata da un possesso palla non conservativo, lascia scoperte le fasce: il Siviglia non tiene palla per difendersi ma per attaccare, non sistema le proprie pedine occupando gli spazi ma cerca di praticare un calcio veloce: questo espone la squadra a sbandamenti nelle transizioni negative che non possono essere così ordinate e aggressive come richiederebbe la protezione dei due centrali difensivi.

E’ un Siviglia che ha certamente deluso in questi primi mesi di campionato. Se è vero che Emery è un allenatore che migliora i giocatori e conseguentemente la squadra grazie a un lavoro quotidiano e intenso sul campo, bisogna ammettere che le rivoluzioni annuali non sempre possono essere fortunate. Bacca e Vidal non ci sono più, i nuovi hanno finora resto molto al di sotto delle aspettative e alcuni si stanno rivelando sballati. Non è facile ripartire ogni anno da zero, non è scontato azzeccare tutte le mosse sul mercato, non è detto che la strategia funzioni ogni anno. Emry, tra infortuni e scelte, non ha ancora trovato un undici di riferimento e lascia quasi l’impressione di non credere nella bontà dell’ennesima rivoluzione, come se fosse convinto che sì il lavoro pagherà, che i giocatori miglioreranno, ma che in fondo la qualità di partenza, e quindi d’arrivo, non può essere comparata con chi si ne è andato. Il rendimento il Liga è sotto ogni aspettativa (ma la zona Champions è a distante appena sei punti), ma ancora più deludente è stato il cammino in Europa dove la squadra andalusa non è mai stata in lotta per il passaggio di turno. Per questo a Siviglia ora inizia a essere messo in discussione Emery: è bravo lui o erano bravi i giocatori? Perché fatica a trovare una soluzione per uscire dalle difficoltà? Saprà reggere le pressioni negative? Ora i sevillistas devono battere per forza la Juventus per qualificarsi nella dolce Europa League in una partita che potrebbe presentarsi dentro il peggiore scenario possibile: attaccare una delle migliori difensive europee limitando al massimo gli scompensi in transizione.