Analisi Tattica / Juve-Lazio 2-3: Khedira poco dinamico, la palla gira lentamente

di Jacopo Azzolini |

Juve-Lazio Khedira

La Juve perde il primo trofeo della stagione contro una brillante Lazio, centrando la terza sconfitta su quattro finali di Supercoppa da quando Allegri è seduto sulla panchina bianconera. Diverse le difficoltà tattiche emerse tra i campioni d’Italia, che per larghi tratti del match hanno concesso molto e faticato a costruire.

 

PJANIC SI ABBASSA CON SCARSO ESITO

Contrariamente alle aspettative, per la maggior parte del match i bianconeri hanno giocato con la difesa a 4 anche in fase di possesso. Pjanic si è abbassato quasi sulla stessa linea dei centrali per adottare la cosiddetta “Salida Lavolpiana”. Dopo un avvio di sofferenza, Inzaghi ha deciso di alzare molto Luis Alberto nella pressione, con lo spagnolo che è andato quasi ad agire sulla stessa linea di Milinkovic-Savic e Immobile: la Lazio ha quindi adottato una sorta di 343 in non possesso.

 

Juve-Lazio

 

La Juve ha sofferto molto questa disposizione tattica e la relativa aggressività, palesando qualche difficoltà di troppo nel far partire l’azione da dietro. Inoltre, anche quando si è superata la prima pressione, si sono poi verificate diverse controindicazioni: Cuadrado, per esempio, si è mosso prevalentemente in tracce interne, con Barzagli ad andare sull’esterno. Non certo il miglior modo per sfruttare i giocatori a disposizione.

 

 

In generale, i bianconeri non sono riusciti minimamente a sfruttare l’ampiezza del campo. Mandzukic si è stretto troppo con Higuain, non aiutando Sandro a creare eventuali situazioni di superiorità numerica sulla corsia destra laziale. Khedira ha invece giocato più avanzato rispetto a Pjanic (come si è visto, era al bosniaco che toccava il compito di far partire l’azione da dietro), rivelandosi però decisamente lento e poco propositivo una volta ricevuta palla.  Per tutta la prima frazione, la Juventus non ha quasi mai punto sul lato debole, con un giro palla prevedibile e cambi di gioco praticamente inesistenti (si sono visti poi con l’ingresso di Douglas Costa). Insomma, un 4231 che non è mai riuscito a portare i propri uomini sul fondo.

 

 

DOPO IL GOL NON SI RISALE IL CAMPO

 

In pochi pensavano che la Vecchia Signora avrebbe concesso così tanto contro una Lazio priva di varietà nelle soluzioni offensive a causa delle molte assenze. Invece, i numerosi intercetti (in gran spolvero Lucas Leiva, all’esordio ufficiale coi biancocelesti) e le immediate verticalizzazioni per le punte hanno seminato il panico. Degne di nota le prestazioni di Milinkovic-Savic e Luis Alberto, molto bravi in entrambe le fasi: l’ex Deportivo in particolare si è mosso a tutto campo facendosi trovare con grande frequenza tra le linee.

Dopo il vantaggio di Immobile, la Lazio ha conseguito ulteriore linfa, con un’aggressione sempre più convinta che ha messo in difficoltà la manovra rivale. I bianconeri non sono riusciti a risalire il campo con efficacia, palesando lacuna di idee e scarsa compattezza, con le punte scollegate dai compagni.

 

La squadra di Inzaghi ha sostanzialmente schiacciato una Juve molto passiva e perforabile anche per vie centrali. Nonostante i capitolini non abbiano propriamente una squadra di palleggiatori, in questa fase del match la Lazio ha punto persino a possesso consolidato.

 

Il raddoppio di Immobile ha meritatamente coronato un netto dominio.

 

CON DOUGLAS COSTA REGISTA OFFENSIVO, LA JUVE CRESCE

 

Nell’ultima mezzora, la produzione offensiva della Juventus è salita a dismisura. Evidente sia il netto calo fisico della Lazio, sia la crescita dei bianconeri anche per merito delle molteplici soluzioni dalla panchina. Douglas Costa in particolare ha svoltato il match, con la quasi totalità dei palloni iniziata a transitare dai suoi piedi: il brasiliano, partendo dalla destra, si è costantemente accentrato per provare cross tagliati o tiri in porta. L’ex Bayern ha stretto sempre di più la propria posizione, prima di finire a sinistra dopo l’ingresso di Bernardeschi.

I suoi 30 minuti offrono diverse indicazioni: Allegri l’ha più usato come regista offensivo – è spesso anche partito quasi da fermo –  che non come l’ala specialista dei tempi del Bayern, con Guardiola che sovraccaricava sul lato forte per consentire a Douglas Costa l’uno contro uno grazie a fulminei cambi di gioco. In ogni caso, il suo ingresso ha reso più pericolose le sortite bianconere.

Probabilmente è però Dybala che ha espresso a pieno l’andamento dell’ultima fase del match. La Joya ha trovato infatti molteplici spazi tra le linee, un qualcosa di sostanzialmente mai verificatosi nella prima frazione, quando l’argentino spesso arretrava il proprio raggio d’azione per entrare di più nel vivo match. Ne è una prova la circostanza in cui si è procurato la punizione del momentaneo 1-2, con la retroguardia capitolina non protetta adeguatamente dal centrocampo.

 

I bianconeri sono poi riusciti a rimettere in sesto un match che pareva ormai andato, ma un rocambolesco finale ha sancito il primo trofeo ufficiale per Simone Inzaghi.

Questa partita ha senza dubbio palesato una condizione fisica ancora non ottimale da parte di molti giocatori juventini, ma nella costruzione del gioco sono emerse alcuni equivoci tattici piuttosto evidenti. Ci sono ancora 15 giorni di mercato per rendere più completa la squadra, senza dimenticare un campionato che inizia tra appena 4 giorni.