ANALISI TATTICA / Juve-Siviglia 0-0: ninna nanna Sampaoli, la Juve gira sul perimetro

di Davide Rovati |

Buffon non si fida e lancia lungo

“Due squadre che si rispettano”, “primo non prenderle”: questi e altri luoghi comuni giornalistici hanno accompagnato la lettura delle formazioni di questo Juventus-Siviglia, sulla carta sfida d’elite europea.

Allegri e Sampaoli hanno in effetti stupito, operando le scelte più conservative possibili rispetto alle previsioni. Il toscano ha rispedito in panchina un Benatia apparso in fiducia e ha proposto, come annunciato, Evra in luogo di Sandro. Più clamore ha suscitato invece l’esclusione di Pjanic, al quale sono stati preferiti sia Asamoah, per bilanciare la scarsa incidenza di Evra in fascia, sia Lemina, forse per timore del palleggio serrato in zona centrale del Siviglia.

Il tecnico argentino ha sorpreso ancora di più, non tanto per l’assenza di riferimenti offensivi, quanto perché il suo 433 prevedeva la presenza contemporanea dei tre mediani N’Zonzi, Kranevitter e Iborra, che hanno confinato in panchina un esercito di ali e mezzepunte.

Tecniche di inibizione

In realtà, la scelta di Sampaoli non era solo un voto di umiltà, ma nascondeva un sano realismo e una preparazione meticolosa della partita. Il Siviglia ha eseguito alla perfezione il suo semplice piano-gara, riuscendo anche a esercitare un certo controllo per lunghe fasi della partita (54% il possesso palla per gli andalusi all’intervallo).

L’intenzione di Sampaoli era, in breve, intasare gli spazi e addormentare i ritmi col possesso, usato come arma difensiva. Il dispositivo di pressing alto escogitato dal tecnico argentino non mirava alla riconquista immediata, ma al depotenziamento della manovra bianconera. Non prevedeva quindi la consueta concentrazione asfissiante in zona-palla, ma piuttosto un sistema di schermature che ha evidenziato le nostre incertezze nella costruzione bassa: incertezze non solo tecniche, ma anche di gestione degli spazi.

Buffon non si fida e lancia lungo

Pareggiando gli uomini senza però marcare troppo da vicino il diretto avversario, il Siviglia sembrava provocare i nostri difensori + Buffon, che raramente si fidano a giocare palloni rischiosi. In particolare, Lemina ha provato più volte a mettersi in luce, ma i tre centrali non hanno quasi mai azzardato una verticale che tagliasse la prima linea di pressione, con il risultato di affidarsi spesso a lanci improduttivi, molti dei quali operati dallo stesso Buffon (9 passaggi lunghi sbagliati nel solo primo tempo).

Nel video, prima Buffon, poi Chiellini potrebbero giocare un pallone semplice su Lemina, prima che Vitolo orienti correttamente la sua corsa per ostruire la linea di passaggio. Il difensore preferisce stoppare e andare da Evra, che, pressato, fa ripartire la catena infinita di retropassaggi.

Il carattere perimetrale e infruttuoso del giropalla juventino è stato determinato anche da un’altra scelta di Sampaoli, probabilmente già esplicita nelle intenzioni iniziali, ma molto più marcata dopo la seconda occasione concessa a Khedira. Almeno due dei tre mediani schermavano costantemente i centrali difensivi, tagliando i rifornimenti verticali a un Higuain fino a quel momento molto coinvolto nelle azioni offensive.

Palle perse Higuain-Dybala

Il pannello delle palle perse da Higuain (7) e Dybala (4). Il Siviglia ha difeso bene il centro.

Con le punte abbandonate nel traffico da un centrocampo troppo basso per accompagnarle, la Juve ha provato a fare più volume sugli esterni, ma non ha vinto un singolo duello sulle fasce per i primi 60 minuti di gioco. La prestazione individuale di terzini e mezzali è stata forse sotto le aspettative (non solo per quanto riguarda la vituperata catena di sinistra), ma per le caratteristiche degli interpreti schierati non ci si poteva aspettare certo che la differenza venisse da quelle zone del campo. Il risultato è stato una totale assenza di pericolosità dal 15’ fino, in sostanza, alla traversa di Higuain:

Provocare l’errore

Se Sampaoli ha operato delle scelte rinunciatarie ma consapevoli, la Juventus non è sembrata avere le idee chiare su come attaccare un Siviglia interessato più a riposare col pallone che a costruire reali pericoli per la porta di Buffon.

L’atteggiamento remissivo degli andalusi ha forse disorientato Allegri, il cui piano-gara è apparso efficace solo nel primo quarto d’ora, con il Siviglia ancora non del tutto abbottonato. L’idea era provare a sbloccarla con blitz fulminei dopo un recupero palla alto, sfruttando magari qualche errore di posizionamento nella non impeccabile retrovia avversaria.

Allegri ha identificato nella costruzione bassa uno dei punti deboli della formazione di Sampaoli e in effetti è bastato un pressing portato con buona intensità da tutta la squadra, difensori compresi, per creare ribaltamenti in campo aperto. Così sono nati la prima occasione per Khedira e il tiro di sinistro di Higuain. Qui riportiamo in video situazioni analoghe che non si sono chiuse con una conclusione pericolosa solo per cattive scelte/tempi di passaggio, ma che testimoniano il giusto atteggiamento nel voler recuperare la palla il prima possibile per cogliere impreparato l’avversario. Convertire una di queste situazioni in gol avrebbe forse tolto fiducia al Siviglia e aperto ulteriori spazi per il contropiede.

Lo spartito cambia troppo tardi

Avrebbe senso individuare nell’ingresso di Pjanic e Sandro la chiave di volta della partita; oltre all’occhio, anche le statistiche confermano l’interpretazione (in due, 51 tocchi in poco più di 20 minuti contro i 73 di Evra + Asamoah). Il ritmo della Juve era però salito già da qualche minuto: a suonare la carica è stato soprattutto Dani Alves, autore di un primo tempo disastroso e presente invece in tutte le azioni pericolose della ripresa.

dani-alves-prima-dopo

A fare la differenza è stata la costante spinta sull’esterno di Alves, che ha cercato troppa gloria al centro nel primo tempo finendo per intasare gli spazi, mentre nella ripresa ha fatto valere la sua corsa, garantendo ampiezza e rifornimenti continui di qualità verso l’area.

Sampaoli è corso subito ai ripari sostituendo uno stanco e deludente Sarabia, ma quando Allegri si è deciso a pareggiare la spinta di Alves inserendo un contraltare adeguato sulla corsia opposta, l’ampiezza è diventata un rebus irrisolvibile per il Siviglia, che si è arreso alla costante supremazia territoriale bianconera e ha pensato soprattutto a non concedere tiri facili, riuscendo comunque a non andare in affanno fino al colpo di testa finale di Sandro.

In meno di un minuto, tre possessi consecutivi e tre soluzioni offensive diverse: il contropiede lungo con tanti uomini a rimorchio, il dialogo centrale, di nuovo ben contenuto dal Siviglia, lo scarico al limite su un tiratore senza pressione. L’autorevolezza di questo schieramento può far ben sperare per il futuro.

 

Nel complesso, tutti ci aspettavamo una partita dai contenuti diversi, forse anche Allegri. Sampaoli, a ben vedere, ha snaturato la formazione senza snaturare troppo i principi: semplicemente li ha spostati 30 metri indietro rispetto al solito, con un pragmatismo che alla fine ha pagato forse anche oltre i meriti effettivi. Della Juve non è piaciuta l’incapacità di trovare contromosse per prendere il comando delle operazioni e bisogna riflettere sui troppi affanni nell’uscita dal pressing. I correttivi a una formazione e un atteggiamento apparsi inadeguati sono giunti troppo tardi.

Ai punti avremmo meritato la vittoria, ma la sensazione (confermata anche dalle statistiche avanzate) è che semplicemente la Juve non abbia prodotto abbastanza rispetto a ciò che era lecito aspettarsi dai valori in campo. Nulla è precluso per il prosieguo del girone, ma chi si auspicava una prova di forza casalinga in campo europeo dovrà attendere un altro paio di settimane e probabilmente consolarsi con la Serie A nel contempo.