ANALISI TATTICA / Juve-Palermo 4-1: dominio rilassato con Dybala decisivo tra le linee

di Jacopo Azzolini |

Tre punti e vittoria netta conseguita in modo tutto sommato agevole. La Juve si prepara al meglio alla cruciale trasferta di Oporto, impiegandoci di fatto meno di un tempo per ipotecare la gara. Contro il Palermo – ossia, una delle formazioni più sciagurate della Serie A- , Allegri decide di far riposare diversi uomini chiave in vista della Champions, lasciando in panchina Mandzukic, Pjanic e Cuadrado. Mediana a due con Marchisio e Khedira, mentre Sturaro e Pjaca giocano in vece delle due ali.

 

VALZER DI MODULI

Nonostante tutte le grafiche parlassero di 4-2-3-1, molti pensavano che in campo si sarebbe visto qualcosa di diverso. Era normale ipotizzare un centrocampo a tre (Marchisio-Khedira-Sturaro) con in avanti il tridente offensivo. Invece, appare chiaro fin da subito che che, nonostante gli interpreti diversi, la Juventus si schieri con lo stesso 4-2-3-1/4-4-2 delle partite precedenti. Sturaro largo a sinistra, dunque, mentre Pjaca va in pratica a sostituire Cuadrado.

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Proprio in avvio, si vede la tipica giocata “alla Mandzukic delle prime gare effettuate con tale modulo. Marchisio, approfittando della scarsa pressione rivale, verticalizza sulla sinistra, con Asamoah che si ritrova spazio davanti a sé grazie al movimento dell’ala sinistra (in questo caso, Sturaro), che gli porta via l’uomo. Evidente il ritardo del movimento di Balogh, in posizione troppo avanzata per aiutare il terzino. Nonostante l’imprecisione del passaggio di Marchisio, Asamoah riesce a rubare palla a Rispoli e a creare una potenziale occasione da gol.

 

Pur trovando quasi subito la via della rete, intorno al 20′ Allegri cambia disposizione tattica, passando effettivamente al 4-3-3 che in molti avevano ipotizzato all’inizio del match. Proprio con tale modulo avviene la giocata migliore di Pjaca, quello splendido cross dalla sinistra che Khedira stava per mandare in rete.

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Come spesso accade alle squadre di Allegri, in avanti la Juve è piuttosto asimmetrica: mentre il croato agisce abbastanza largo a sinistra, sulla fascia opposta Dybala è decisamente in una zona più accentrata, dove può dialogare con Khedira. Anche il 4-3-2-1 non dura però molto: poco prima della fine di tempo, il tecnico livornese torna al 4-4-2, invertendo rispetto a prima la posizione di Pjaca e Sturaro. Praticamente nella prima azione con questa nuova/vecchia disposizione tattica, la Juventus trova il secondo gol. Decisivo Sturaro che ruba palla ad Aalesami e si procura il fallo. La classe di Dybala fa poi il resto.

 

I bianconeri non cambieranno più modulo nel corso della gara, con Sturaro che Pjaca probabilmente più a loro agio.

 

L’UOMO TRA LE LINEE

 

In fase di non possesso, il Palermo si dispone con un chiaro 4-5-1, lasciando molta libertà al primo portatore di palla bianconero. Le principali difficoltà di inizio stagione, per la Juve venivano proprio da situazioni di questo tipo, ossia contro avversari che facevano una forte densità in mezzo al campo (difficoltà ai tempi enfatizzate dall’assenza di Dybala e dalle meno soluzioni possibili sulle corsie esterne).

Diego Lopez, in tale maniera, sperava probabilmente di limitare la costruzione bianconera. Il piano mostra fin da subito dei limiti: dopo pochi minuti, Sturaro si fa trovare bene tra la linee, procurandosi il fallo da cui Dybala centra il palo. Pessima la gestione degli spazi da parte del centrocampo rosanero.

 

Questa è una costante che di fatto si rivela decisiva in negativo per il Palermo. Così arriva la punizione che porta al gol di Marchisio. La scarsa pressione sul portatore di palla in teoria dovrebbe essere compensata da schermatura volte a ridurre e/o bloccare le soluzioni di passaggio. Così però non è, con Dybala che riceve palla e viene atterrato.

 

Proprio l’argentino – come abbiamo già scritto più volte, l’uomo di raccordo per eccellenza nella rosa juventina – sfrutta nel migliore dei modi gli scompensi rosanero, rivelandosi decisivo nella trequarti avversaria. L’assist per il gol di Higuain ne è un chiaro esempio. La Heat Map della Joya ci aiuta ad inquadrare meglio le caratteristiche della sua prestazione, e la sua importanza in fase offensiva.

Dybala

 

QUALCHE RILASSAMENTO DI TROPPO

 

Prima del secondo gol, la Vecchia Signora ha ballato un po’ troppo in difesa. Certo, nulla di grave, tuttavia siamo abituati a vedere una Juve che, soprattutto contro le piccole, in casa non concede praticamente nulla agli avversari. Per la verità, le occasioni palermitane arrivano più per errori tecnici individuali che non per scompensi tattici. Visto il contesto e l’andamento della gara, sabato qualche uomo era leggermente più impreciso del solito. Non è un caso che il tiro di Balogh provenga da due amnesie da parte dei giocatori forse più imprecisi nella prima frazione: Marchisio (che comunque in altre circostanze si è rivelato decisivo) e Bonucci. Il primo sbaglia i tempi dell’appoggio per Dybala, mentre il difensore fallisce il disimpegno in una zona calda.

 

Lo stesso (tentato) tiro di Balogh su cui Asamoah si immola, proviene da un lancio lungo su cui lo stacco ad allontanare di Dani Alves è impreciso.

Insomma, gara vinta senza alcun patema in cui sono arrivati segnali nel complesso incoraggianti. In particolare, da molti singoli provengono le notizie migliori: Asamoah, nel ruolo di terzino, si conferma elemento validissimo per questa Juventus, mentre Dani Alves è sempre più in condizione. A due facce invece la prestazione di Pjaca: ha dimostrato grande attenzione in fase di non possesso (forse anche troppa, a tratti era eccessivamente bloccato dietro), rivelandosi però un po’ troppo impreciso e frenetico palla al piede. In sintesi, Allegri ha tutti i diritti di andare ad Oporto con un motivato ottimismo.