ANALISI TATTICA / Juve-Monaco 2-1: BBC spazzapaura

di Jacopo Azzolini |

BBC

Tutto come previsto: la Juventus centra la seconda finale in tre anni, superando il Monaco in maniera molto più facile di quanto si potesse pensare. A Torino si è infatti visto un gap ancora più evidente rispetto alla gara di andata, col discorso qualificazione che si è di fatto chiuso già nei primi 45′.

 

 

JARDIM MISCHIA LE CARTE IN TAVOLA

Nonostante le assenze di Lemar e Dirar, in ben pochi pensavano che Jardim potesse mutare il consolidato modulo dei suoi: infatti tutte le grafiche parlavano di 442. In una delle partite più importanti della stagione, però, il Monaco si è schierato con un sorprendente 3412, con Raggi, Glik e Jemerson dietro. Bernardo Silva ha quindi maggiormente giostrato tra le linee, svariando di più rispetto ai suoi standard.

Intatta invece la disposizione tattica juventina, la stessa flessibilità dello Stade Louis II: 343 col pallone tra i piedi, con Dani Alves che in non possesso fa oscillare la Juve dal 442 al 532.

 

 

IL MONACO PUNGE SOLO SULLA SINISTRA

Probabilmente Jardim pensava che sarebbe servito tatticamente qualcosa di diverso per mettere in difficoltà la Juve. Il suo esperimento, però, ha dato ben pochi frutti. Le difficoltà viste all’andata nell’impostare su azione manovrata sono infatti aumentate a dismisura. La presenza di tre centrali difensivi poco dotati tecnicamente ha peggiorato la situazione, trovando inoltre – a causa del modulo – due esterni in meno su cui appoggiarsi.

In generale, è parsa incomprensibile la scelta di giocare con la difesa a 3 senza avere un metodista di livello in grado di aiutare la retroguardia nel far partire l’azione da dietro. Sarebbe forse dovuto essere Moutinho tale profilo, ma il portoghese si è abbassato poco. In tal modo, per tutta la prima frazione la manovra bassa del Monaco è stata totalmente inefficiente, con un possesso sterile ed orizzontale, che si è concluso nella stragrande maggioranza dei casi con un lancio di Jemerson nel vuoto.

Molte le palle perse in questa maniera. Non a caso, in diversi frangenti Bernardo Silva – ben schermato da Pjanic e Marchisio – si è dovuto abbassare anche di più di quanto Jardim sperasse. Insomma, una difficoltà nel condurre azioni prolungate abbastanza grave per certi livelli.

 

Essendo la Juve imperforabile per vie centrali, i principali sfoghi monegaschi sono provenuti sulla fascia sinistra, col Monaco che è stato bravo (a tratti) a pungere sul lato corto. Mendy è stato il principale crossatore della gara (7 traversoni, 5 nel primo tempo), coi compagni che hanno lavorato molto per mandarlo sul fondo. Mbappè in particolare si è accentrato sempre di più nel tentativo di liberare campo per l’esterno sinistro. Così sono arrivate le principali occasioni monegasche.

 

La difesa juventina si è però confermata quasi insuperabile, con Barzagli, Bonucci e Chiellini che sono arrivati praticamente su ogni palla. Nonostante i numerosi tentativi, il Monaco ha concluso con successo  appena 2 cross su 26. Addirittura zero su 15 nel primo tempo. I 20 duelli aerei (su 24 totali) vinti dalla Juve definiscono un dominio fisico che a questi livelli può fare la differenza. In merito, va segnalata la prova di Mandzukic, coi lanci lunghi per il croato che hanno consentito di risalire efficacemente il campo.

 

IL MONACO E’ SEMPRE SPACCATO IN DUE: LA JUVE NE APPROFITTA

All’inizio la Juve ha arrancato  un po’ nell’eludere la pressione rivale, che rivela quanto Jardim abbia fatto tesoro dall’andata. Bernardo Silva aggrediva Bonucci, mentre le altre due punte andavano su Barzagli e Chiellini. Col 3412 del Monaco, quindi, è venuta a mancare la superiorità numerica della sfida di una settimana fa.

Dopo un iniziale periodo di assestamento, la Juve ha però preso più convinzione, e ogni sortita bianconera ha messo in mostra i grossi limiti difensivi dello scacchiere di Jardim. L’occasione di Higuain – la prima della gara – ne è un esempio: tanto è lungo il Monaco, quanto poco reattiva la propria retroguardia.

 

Nonostante il difensore in più, i movimenti di Dybala e Higuain non sono mai stati letti, con gli attaccanti argentini che hanno ricevuto palla piuttosto facilmente, usufruendo così di tanto campo per ribaltare l’azione e fare risalire la squadra. Con il passare dei minuti, ogni palla persa del Monaco si è tradotta in una potenziale chance per i bianconeri, bravi ad accompagnare l’azione coi tempi giusti.

 

Per quanto Jardim si auspicasse il contrario, il Monaco ha continuato a farsi trovare letteralmente spaccato in due. Quando la Juve ha iniziato – grazie alla classe dei vari Dybala, Dani Alves e Pjanic – a superare con efficacia la pressione rivale, si è riusciti a colpire. L’uomo tra le linee è stato imbeccato con grande facilità, e sia davanti che in mezzo i bianconeri sono stati bravi a creare lo spazio alle spalle dei giocatori monegaschi. In tal modo, una difesa già modesta di suo non è neanche stata protetta a a dovere, con Bakayoko spesso fuori posizione. In questo modo, è troppo facile arrivare in porta per la Juve. Qui il triangolo tra Pjanic e Dybala semina il panico, con Glik che viene superato senza alcun problema.

 

Inoltre, nei momenti di maggior (fisiologica) passività, la squadra di Jardim ha confermato l’incapacità di sapersi difendere bassa. L’occasione di Dybala – dal cui corner è scaturito il raddoppio di Dani Alves – ne è un chiaro esempio: con i bianconeri che sono andati ad aggredire alti, i giocatori monegaschi hanno commesso svarioni tecnici piuttosto netti, senza dimenticare l’incapacità nel leggere i movimenti degli avversari una volta persa palla.

 

Insomma, la Juventus ci ha messo relativamente poco per archiviare la semifinale probabilmente più agevole della propria storia. Il principale merito di Allegri è quello di aver fatto venire completamente a galla i difetti strutturali del Monaco, riuscendo inoltre a limitare i loro pregi (poche infatti le transizioni concesse a Jardim).

Importantissima la crescita dei bianconeri: in questi anni sono state collezionate sempre belle figure contro i top avversari, incontrando però qualche difficoltà di troppo nei confronti delle squadre di livello inferiore. Sotto quest’ottica, la semifinale col Monaco ha doppio valore, perché ci ha mostrato una Juve totalmente padrona della partita, che ha dimostrato con evidenza la propria superiorità e completezza. Probabilmente, le semifinali esprimono lo status raggiunto dalla squadra di Allegri ancora di più rispetto alla vittoria contro il Barcellona.

A Cardiff si arriva quindi nelle migliori condizioni possibili, alla ricerca di una Coppa che manca da davvero troppo tempo.