ANALISI TATTICA / Juve-Milan 2-1: fantasia al potere dietro Higuain

di Jacopo Azzolini |

Al fotofinish e con (immotivate) polemiche, la Juve supera il Milan grazie al decisivo penalty di Dybala, riscattandosi alla grande dopo la scialba prova di Udine. Per quanto incerta fino alla fine, quella contro i rossoneri è stata una delle migliori prestazioni stagionali della squadra di Allegri e ci ha dato anche modo di vedere disposizioni tattiche piuttosto interessanti, con i diversi interpreti che hanno reso il 442 diverso rispetto alle gare precedenti.

 

STRONCARE LA COSTRUZIONE BASSA

Per quanto i rossoneri abbiano caratteristiche più da transizione che non da possesso prolungato, l’atteggiamento oltremodo rinunciatario e il baricentro bassissimo della prima frazione non sono da ascrivere prettamente ad una scelta tattica. E’ infatti stata molto brava la Juve in fase di non possesso, facendo emergere i limiti milanisti nella costruzione dalle retrovie. Proprio come successo nella gara di andata, con la palla al piede i rossoneri sono spesso tanto sterili quanto orizzontali. Larghe fasi di possesso totalmente improduttivo che si chiudono col rinvio lungo di Donnarumma. Così, risalire il campo ed arrivare nella porta rivale diventa difficile.

Evidente la totale assenza di soluzioni da parte dei difensori rossoneri. Puntuali le ali juventine (Pjaca soprattutto) nel bloccare le soluzioni esterne, così come bravi Higuain e Dybala a schermare le vie centrali. Si è avvertita, tra le fila milaniste, l’assenza di un metodista di livello, che sapesse abbassarsi e rivelarsi un appoggio/via d’uscita per la difesa facendo partire l’azione da dietro. Così non è stato, con Sosa davvero molto timido.

Da un nuovo rinvio dal fondo di Donnarumma nascono i preludi del gol di Benatia.

Proprio alla luce di ciò, è curioso notare come il gol di Bacca arrivi nell’unica circostanza del primo tempo in cui il Milan riesce ad eludere con efficacia il primo pressing bianconero. L’errore di Bonucci nell’anticipo e il tentennamento di Barzagli su un Deuloufeu in campo aperto fanno poi il resto.

 

FANTASIA AL POTERE

Mai la Juve, nel corso di questa stagione, aveva schierato così tanto estro e fantasia dietro la prima punta. Ed infatti, sia per vie centrali che per vie esterne, si è notata una ricchezza di soluzioni davvero sorprendente, con molti uomini in grado di creare occasioni dal nulla in un fazzoletto di terra. Ciò ha in un certo senso cambiato il modo di attaccare generale e il rendimento di Dybala. Nel 4231/442 visto finora – ma valeva forse anche maggiormente nel 352 -, la Joya è una pedina cruciale, di fatto l’unico vero regista offensivo della squadra e di conseguenza molto accentratore.

Con gente come Pjaca e Dani Alves affianco a lui, Dybala può arricchire ulteriormente la completezza della sua prestazione: può permettersi il lusso di svariare ancora di più, perché tanto nella trequarti sono comunque presenti giocatori di qualità. Inoltre, può associarsi ancora di più coi compagni: tra le tre mezzepunte, infatti, si sono notati scambi di grande qualità, combinazioni che con Mandzukic e Cuadrado sono logicamente più difficili da vedere. Lo si vede nel gol di Benatia e in diverse altre circostanze: sia al centro, sia sulle fasce. Ben 10 key passes totali per Dybala e Dani Alves: il brasiliano sopperisce alla minore esplosività rispetto a Cuadrado con una rifinitura da top player.

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Anche nello stretto, i giocatori della Juve effettuano dialoghi di alto livello, riuscendo in  molte circostanze ad andare al tiro da posizione pericolosa.

Avere tecnica e qualità in ogni parte del campo aumenta di gran lunga l’imprevedibilità della squadra, che nell’arco dei 90′ si rende pericolosa davvero da tutti i lati.

Nella ripresa, con l’ingresso di Lichsteiner, Dani Alves si accentra un po’ troppo per dare profondità sull’esterno al terzino svizzero. Forse, col senno di poi, si sarebbe dovuto provare ad andare più al cross con l’ex Barcellona, decisamente più dotato sotto questo punto di vista.

Lich largo e Alves al centro

 

Insomma, come gli Expected Goals confermano, si è vista un’elevata ed incessante produzione offensiva da parte dei bianconeri.

 

CONFUSIONE NEGLI ULTIMI VENTI MINUTI

Ad un certo punto, però, si teme addirittura la beffa. Perché, nonostante il netto dominio nei primi 70′, nel finale la Juve pare in grande difficoltà di gamba, con molti interpreti che calano vistosamente. Uno dei pochi rimasti brillanti fino alla fine è senza dubbio Dybala, che inventa calcio fino alla fine. Le statistiche lo consacrano come tra i più precisi della partita.

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Negli ultimi 20′, si vede una gestione del pallone ben poco lucida da parte dei bianconeri, con molti giocatori che commettono errori tanto vistosi quanto potenzialmente letali. Viene in mente quel retropassaggio di Benatia (comunque tra i migliori in campo), ma lo stesso Pjanic è nettamente meno brillante rispetto ai suoi standard.

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Si risveglia con decisione il Milan, che si rende più pericoloso nel finale che non nel resto della partita. Se l’ingresso di Kucka per Bacca aveva inizialmente abbassato ulteriormente la squadra, negli ultimi 20′ la freschezza (e forza fisica) dello slovacco si rivela una risorsa importante per la risalita del campo rossonera, col Milan che ribalta velocemente l’azione. Ne beneficiano velocisti come Ocampos e Deulofeu, che in campo aperto sanno pungere.

La Juve dimostra grande coraggio, continuando ad attaccare nonostante i rischi nelle retrovie. In una delle ripartenze più pericolose, Khedira si immola su un Deulofeu lanciato a rete, evitando una chance potenzialmente colossale. A tratti è quasi parsa una gara di Champions, con molti spazi e continui ribaltamenti di fronte.

La vittoria alla fine arriva, ed è un successo vitale in chiave scudetto. L’elevato divario tecnico tra le due squadre si è visto con evidenza, e solo un Donnarumma in stato di grazia ha salvato la porta fino al 97′. Le uniche note negative provengono dalla gestione del finale, con una confusione a cui non eravamo abituati. Essendo ormai prossimi alla fase clou della Champions League, è un dovere interrogarsi sulle motivazioni di ciò: se qualche interprete è stato semplicemente poco preciso o se invece c’è un po’ di (comprensibile) stanchezza fisica all’interno di una rosa decisamente troppo corta per il 4231.