ANALISI TATTICA / Juve-Barcellona 3-0: lezione a Mascherano e trequarti blindata

di Jacopo Azzolini |

Juve-Barcellona

La Juventus annichilisce una delle squadre icona di questa epoca calcistica e si regala forse la notte più bella della propria storia recente europea. Ma quali sono state le chiavi principali del successo bianconero e del tracollo blaugrana?

 

MASCHERANO DAVANTI ALLA DIFESA: SOLUZIONE CHE NON HA PAGATO

Busquets è un giocatore tanto particolare quanto insostituibile nell’economia barcellonista. Per ovviare alla sua assenza, Luis Enrique aveva diverse soluzioni: alla fine, in una delle gare più difficili ed importanti della stagione, ha deciso di alzare Mascherano davanti alla difesa, un qualcosa che non si vedeva da diverso tempo. Ebbene, proprio in quella zona del campo nella prima frazione sono arrivati i principali scompensi per i campioni di Spagna, con l’assenza di Busquets che si è rivelata ancora più determinante di quanto si potesse pensare.

Il Barça raramente è riuscito a far parte l’azione dal basso con la consueta pulizia ed efficacia. Per larghi tratti si è visto un possesso palla tra difensori estremamente sterile ed orizzontale, in cui Mascherano non è riuscito ad emergere anche per merito della Juve: bravi Dybala ed Higuain a schermarlo, come ottimi (a turno) Pjanic e Khedira ad andare su di lui.

 

Spesso far partire il gioco dal basso è stato un grosso problema, e abbiamo assistito a una quantità anomala di lanci lunghi e rinvii dal fondo. Insomma, si è vista spesso una mancanza di idee e soluzioni assai insolita per una formazione come quella catalana.

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Il problema di Luis Enrique è che gli scompensi non sono avvenuti solo in fase di possesso. Pure difensivamente, Mascherano ha commesso svarioni determinanti. Il secondo gol di Dybala ne è un chiaro esempio: nonostante sostanzialmente la Joya fosse l’unico giocatore su cui andare in pressione, Mascherano ha inconcepibilmente camminato, lasciandogli tutto il tempo di ricevere palla da Mandzukic e tirare così in porta.

 

Come se non bastasse, è stato pure (comprensibilmente) sovrastato da Chiellini in occasione del 3-0. Insomma, il ritorno in difesa all’inizio del secondo tempo e il conseguente ingresso di André Gomes dimostrano come Luis Enrique non fosse soddisfattissimo.

 

SERGI ROBERTO E MESSI MUTANO I PROPRI RAGGI D’AZIONE

Fin dal principio, si è compreso con chiarezza che la scelta di Luis Enrique fosse quella di adottare la consueta difesa a 3 in fase di possesso: appena recuperata palla, Sergi Roberto avanzava la propria posizione.

 

Se però una delle finalità del nuovo 3313 del Barcellona era quella di accentrare Messi schierando Sergi Roberto alto a destra, allo Juventus Stadium si sono visti movimenti piuttosto anomali: in pratica, il contrario rispetto a quello che ci aspettavamo. La Pulce ha infatti agito molto più larga di quanto fosse lecito pensare, in una zona molto più letarle. La heatmap della gara di martedì ….

… e quella di una partita di Liga col Valencia ci aiutano a cogliere le profonde differenze.

Di contro, anche Sergi Roberto ha agito in zone molto più interne rispetto ai propri standard: forse l’obiettivo era quello di liberare campo per i tagli di Messi verso il centro. Tuttavia, a causa della grande fase difensiva juventina nella propria trequarti, anche questa scelta non ha pagato.

Nella ripresa Rakitic è poi andato ad occupare stabilmente il ruolo di esterno alto, con Sergi Roberto più mezzala. In tal modo, Messi è tornato a coprire quasi esclusivamente zone centrali.

 

Nella ripresa, i catalani hanno prodotto molto di più, anche perché il numero 10 è riuscito a toccare palla in zone sensibilmente più pericolose rispetto alla prima frazione.

 

 

DALL’ESTERNO ALL’INTERNO, IL BARCELLONA SOFFRE

Questa Juve è una squadra più tecnica dell’anno passato, ma possiede meno contropiedisiti, meno giocatori di strappo che ti consentono di risalire velocemente il campo. Ergo, la transizione va effettuata con altre modalità ed altri tempi.

Fondamentale, in questo senso, l’apporto di “registi” come Pjanic e Dani Alves, capaci di tenere palla, dettare i tempi e consentire alla squadra di salire. L’azione sotto nasce e si conclude col bosniaco.

 

In particolare, e lo si è visto secondo gol, la Juventus ha saputo attaccare sulle corsie esterne sfruttando situazione di parità numerica, servendo poi l’inserimento dell’uomo tra le linee che ha avuto tutto il tempo di tirare in porta poco oltre il limite dell’area. Evidenti le difficoltà dei centrocampisti blaugrana (Mascherano soprattutto), incapaci nel seguire l’avversario alle proprie spalle.

 

 

DUELLI INDIVIDUALI STRAVINTI, DIFESA IMPERFORABILE

I bianconeri con grande maestra sono riusciti a coprire le linee centrali, con gli esterni bassi che sono stati pressoché impeccabili nel reggere le offensive rivali senza farsi mai perforare. Dani Alves e Alex Sandro sono stati perfetti su Messi e Neymar, con numeri impressionanti per quanto riguarda i duelli vinti. Basta pensare che Neymar ha azzeccato la miseria di 2 dribbling su 10.

Oltre alla bravura dei terzini nel seguire i loro avversari sugli esterni, centrocampisti ed ali juventini (Mandzukic compreso) sono stati precisi nel coprire bene la trequarti per vie interne, con gli inserimenti senza palla della mezzale sostanzialmente mai efficaci.

Il Camp Nou è forse il campo più difficile del mondo, ma oggi appare ai limiti del surreale ipotizzare che una simile fase difensiva possa sbandare. Allegri ha tutti i motivi per sorridere.