ANALISI TATTICA / Fiorentina-Juve 2-1: sulla fine della BBC e sul buco di efficienza

di Jacopo Azzolini |

Quarta sconfitta in campionato della Juventus, quarta sconfitta in trasferta. Che si fatichi davvero molto ad avere un rendimento sufficiente fuori da Torino è ormai evidente, ed è sempre successo quando l’asticella si è alzata e si sono affrontati avversari di livello. E’ un aspetto preoccupante se si pensa che nel girone di ritorno sarà impegnata sia a Napoli che a Roma.

Oltre al fattore “climatico”, la sconfitta di Firenze ha evidenziato aspetti tattici piuttosto interessanti: normale soffermarsi sulle lacune messe in mostra dalla Juventus.

 

1) E’ LA FINE DELLA BBC?

Dopo partite in cui sia la Juventus che l’amletico Pjanic stavano finalmente trovando (insieme) la continuità di rendimento che ci si auspicava, ha sorpreso molto la scelta di rinunciare a una fonte di gioco naturale come il bosniaco per schierare un uomo in più in difesa. Ha sicuramente influito l’assenza di Lichtsteiner, ma non è da escludere che Allegri vedesse la difesa a 3 come un qualcosa di sicuro ed affidabile per limitare la verve offensiva viola, proprio sulla base delle partite passate. Lo scopo principale di tale disposizione tattica era quello di negare la profondità a Kalinic, che coi suoi movimenti fa da catalizzatore per il gioco di Sousa. Ebbene, nonostante appunto il 352, la missione si è rivelata disastrosa fin dalle prime battute.

I lanci, anche da posizione arretrata, per Kalinic sono stati una spina nel fianco, con i centrali juventini (Barzagli soprattutto) sempre in grossissima difficoltà su questa situazione di gioco. Tutte le azioni principali del primo tempo – gol compreso – sono nate da iniziative di questo genere.

 

Il croato ha vinto praticamente sempre i propri duelli, favorendo gli inserimenti dei compagni ed esaltando di conseguenza il rendimento complessivo dei suoi.

Insomma, da certezza granitica delle vittorie passate, oggi la BBC rischia di costituire uno dei limiti che impedisce la crescita tattica di questa Juventus soprattutto se pecca nel suo pezzo forte. Per quanto riguarda la trasferta al Franchi, le responsabilità per la (grande) prestazione di Kalinic sono evidenti. Per non parlare di come abbiano condizionato gli sviluppi della manovra offensiva che, nell’idea di Allegri, deve comunque poggiare sull’affiattamento dei tre centrali con gli esterni di turno.

 

2) AGGIRARE LA PRESSIONE ALTA

Spesso mossa dall’entusiasmo casalingo, è frequente vedere la Fiorentina pressare in zone avanzate andando sul primo portatore di palla. Ciò però non ha impedito al Napoli – prima di Natale – di sfornare una grande prestazione offensiva, ribaltando il campo ed arrivando in porta con grandi azioni corali costruite da dietro. La Juventus – e ciò lo si è visto questa stagione già dalla prima trasferta di San Siro, quella contro l’Inter – arranca nell’uscire palla al piede dalle retrovie, e quando gli avversari avanzano il proprio pressing sono dolori.

Nello specifico: si sono visti errori tecnici a volontà nella propria metà campo, con la squadra che è risultata totalmente incapace di imbastire un’azione degna di nota palla a terra. Efficace, inoltre, la scelta di Sousa di indirizzare il possesso verso Chiellini (non certo una novità nel copione avversario in questi 5 anni).

 

3) AGGRESSIONE DEL PORTATORE DI PALLA

 

Che Sousa faccia sempre partire l’azione da dietro è un fatto ampiamente risaputo ed evidenziato. Molte squadre, a causa del livello tecnico non esaltante della retroguardia fiorentina, cercano di recuperare palla in avanti: sia per approfittare dei frequenti svarioni dei difensori (vedasi Tomovic in Fiorentina-Napoli, ma è solo uno dei tanti possibili esempi), sia per minare la manovra toscana dalle fondamenta. Inutile dire che tutto ciò domenica sera non si è minimamente visto: a parte qualche guizzo isolato di Higuain, non si è mai andati con decisione ad aggredire il portatore di palla, e le due punte juventine hanno unicamente provato a bloccare le soluzioni di passaggio (come da filosofia di Allegri, solitamente interrotta da alcune folli corse di Mandzukic quando impiegato).

Pure questa strategia ha dato ben pochi frutti. Grazie a uno straordinario lavoro in fase di non possesso e ad un pallone che ha girato velocemente, i viola sono comunque riusciti ad aggirare la pressione posizionale bianconera, anche a causa di un centrocampo juventino che in interdizione ha funzionato molto poco (nella situazione in basso c’era anche un Khedira totalmente fuori posizione).

 

 

4) RISALITA DEL CAMPO

 

Col 352 si mette in conto il valore dei duelli individuali, soprattutto in fascia. Abbassando per forza di cose il baricentro, la chiave è far fruttare appieno entrambe le fasi per risalire l’azione con improvvisi break. Se però i tuoi uomini chiave sono in giornata no – giornata no oltretutto influenzata da un contesto tattico difficile e limitante -, arrivare nella porta avversaria costituisce un grosso problema. Alex Sandro e Cuadrado (forse gli uomini chiave in questo) sono stati molto limitati o comunque costantemente sfidati dai loro avversari (anche in 2 contro 1), mentre Dybala – ossia l’uomo di raccordo per eccellenza con questo sistema – ha sbagliato oltre ogni sua media. La frittata, a quel punto, è fatta per metà.

 

Dito nella piaga: il centrocampo juventino è il piccolo grande assente della serata: anche a causa della pressione avversaria, Marchisio non si è praticamente mai visto preso anche in mezzo dalla mobilità di Bernardeschi e dalle sgroppate di Vecino, tant’è che Claudio è tra i peggiori per palloni giocati (appena 19 passaggi riusciti). L’ultimo suo pallone giocato prima del cambio con Rincon è un sunto della prestazione del “principino”.

 

A due facce invece la prestazione di Khedira. Totalmente nullo nel primo tempo (6 passaggi azzeccati), cresciuto nettamente nella ripresa quando Allegri ha tolto un centrocampista appiattendone la posizione sul cerchio centrale. L’impressione è che oggi il tedesco possa rendersi molto più utile se schierato in una mediana a due, dove giocando a due tocchi ha dato un buon supporto a tutta la squadra e fatto girare il pallone con più efficienza senza dover correre come un dannato verticalmente e spesso anche senza palla.

 

5) FARE LA PARTITA

 

Dopo i forti miglioramenti visti col 4312, sembra di aver riavvolto la parte consumata del nastro. La Juventus non sembra ancora avere compiuto quell’upgrade nel controllo del gioco che pure era l’obiettivo principale dopo il tipo di mercato fatto in estate. Parimenti, non è neppure furiosa nelle ripartenze. Insomma, ci si attende di vedere una squadra che stia più tempo col pallone tra i piedi nella metà campo avversaria, visto che non ci sono più i Pogba e i Morata che ti consentono (anche) di andare a strappi.

Delle difficoltà del primo tempo nella risalita del campo si è già detto, coi principali tentativi che venivano o da lanci di Chiellini….

…. o da sue censurabili avventure palla al piede.

Dopo aver accorciato le distanze con Higuain, la Juve non è riuscita a compiere l’assedio. Nonostante la Fiorentina avesse vistosamente ridotto le energie, in più di mezz’ora la squadra di Allegri è riuscita a creare decisamente troppo poco (una occasione su due è oltretutto provenuta da piazzato). Qualcosa di simile al secondo tempo del Sanchez Pizjuan di Siviglia, dove con l’uomo in più sostanzialmente la Juventus quasi non tirò in porta.

Il 4231 (che a tratti pareva un 424 soprattutto con l’ingresso finale di Mandzukic) ha fatto sperare ma ha sbattutto contro lo scarso movimento senza palla e una grande difficoltà nel trovare soluzioni per arrivare in porta. Pjaca, per fare un esempio concreto, è stato spesso servito spalle alla porta in zone piuttosto innocue, limitando le sue potenzialità. E comunque sempre di giocate individuali si tratta.

 

Peccato, perché quando ha potuto puntare l’uomo ha mostrato le sue enormi qualità.

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Spesso lo stesso Higuain ha dovuto arretrare parecchio la propria posizione per provare a rendersi utile.

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Negli ultimi mesi, tirando in ballo concetti piuttosto confusi, si è discusso molto sul cosiddetto “bel gioco”. Più che di estetica, si dovrebbe parlare di efficienza: come può, infatti, dirsi efficiente una squadra che non riesce a servire adeguatamente il proprio centravanti? Una squadra in cui Chiellini arriva quasi a doppiare i passaggi effettuati dai centrocampisti?

Insomma, non si capisce come mai si sia aspettato così tanto nel fare modifiche nella ripresa quando già il primo tempo aveva ampiamente evidenziato il fallimento del progetto partita. Indecisione piuttosto grave da parte di un allenatore che viene apprezzato da molti proprio per la sua flessibilità.